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Indagine aperta

Le 5 Forchette, la Dda segue i soldi tra Roma e Torino

La Guardia di finanza al lavoro su società, flussi economici e acquisizioni nella ristorazione. Sullo sfondo anche il nome di Delmastro, non indagato

26 Marzo 2026, 11:20

Le 5 Forchette, la Dda segue i soldi tra Roma e Torino

Il magistrato Giuseppe Cascini indaga sulla società "Le 5 Forchette"

L’inchiesta su Le 5 Forchette entra in una fase più delicata e approfondita. Gli accertamenti del nucleo valutario della guardia di finanza di Roma sono proseguiti anche oggi, con verifiche concentrate sulle operazioni societarie e finanziarie collegate alla costituzione della società registrata a Biella e alla gestione della Bisteccheria d’Italia di via Tuscolana, a Roma. Il fascicolo, coordinato dai magistrati Giuseppe Cascini e Lorenzo Del Giudice, si muove ora su un terreno più sensibile, quello delle verifiche patrimoniali e della ricostruzione dei flussi di denaro.

Al momento il riserbo resta massimo, ma il perimetro investigativo appare chiaro: gli inquirenti vogliono ricostruire con precisione la provenienza delle risorse economiche impiegate, i passaggi societari e gli eventuali intermediari coinvolti nelle operazioni di acquisizione e cessione.

Le verifiche sui flussi finanziari della società

L’attenzione della finanza si sta concentrando su movimenti economici ritenuti rilevanti. Il punto centrale dell’indagine è capire da dove arrivino i fondi utilizzati per la nascita di Le 5 Forchette e per l’acquisizione di attività commerciali riconducibili alla famiglia Caroccia. È su questo asse che si sviluppano gli approfondimenti delegati dalla Direzione distrettuale antimafia, con una ricostruzione che prova a tenere insieme piani societari, disponibilità finanziarie e possibili passaggi opachi.

La società, secondo quanto emerge dal testo, risulta avere gestito l’attività della Bisteccheria d’Italia, locale situato in via Tuscolana. Attorno a questa esperienza commerciale si stanno concentrando accertamenti che non riguardano soltanto la gestione del ristorante, ma anche l’origine del capitale e le modalità con cui sarebbe stato impiegato.

L’indagine tra Roma e Torino

La vicenda si muove tra Roma e Torino, in un quadro definito complesso, nel quale si intrecciano interessi economici, rapporti istituzionali e possibili collegamenti con contesti di criminalità organizzata. Proprio per coordinare le attività investigative, martedì si è svolto a Torino un vertice operativo tra guardia di finanza e Dda, alla presenza del procuratore capo Giovanni Bombardieri.

Il summit investigativo segnala il livello di attenzione con cui la procura antimafia sta seguendo il caso. Non si tratta, dunque, di semplici verifiche documentali isolate, ma di un’inchiesta che punta a mettere in fila i rapporti tra società, persone e flussi finanziari in più territori, con l’obiettivo di chiarire eventuali responsabilità e connessioni.

I possibili collegamenti con ambienti della nuova camorra

Uno dei versanti più sensibili dell’indagine riguarda i possibili contatti con gruppi riconducibili alla cosiddetta nuova camorra, presente nella Capitale sin dagli anni Ottanta. Gli inquirenti stanno valutando proprio questo tipo di collegamenti, dentro una cornice investigativa che chiama in causa non soltanto i passaggi economici, ma anche il contesto relazionale nel quale si sarebbero sviluppati.

Nel fascicolo compare, in questo senso, anche il nome di Mauro Caroccia, già condannato in via definitiva per intestazione fittizia aggravata dal metodo mafioso. L’imprenditore era già emerso in precedenti indagini legate a un gruppo vicino al boss Michele Senese. È da qui che nasce una parte degli approfondimenti attuali, orientati a capire se e in che misura le recenti operazioni societarie possano avere legami con un contesto già segnato da precedenti giudiziari pesanti.

Sotto esame un’altra società intestata a Miriam Caroccia

Tra gli elementi finiti sotto la lente degli investigatori figura anche un’altra società della ristorazione formalmente intestata a Miriam Caroccia, figlia di Mauro. Gli inquirenti vogliono chiarire le modalità con cui le quote societarie sarebbero state trasferite alla giovane quando era appena maggiorenne, verificando contestualmente eventuali movimenti di denaro contante e il possibile ruolo di intermediari nelle operazioni di cessione e acquisizione.

È uno dei passaggi più delicati dell’inchiesta, perché punta a verificare se dietro la formale titolarità delle società vi siano state scelte solo apparenti oppure assetti sostanziali diversi. In questo quadro, l’attenzione non si ferma all’intestazione delle quote, ma si allarga alla circolazione delle risorse economiche e ai soggetti che avrebbero favorito i trasferimenti.

La linea difensiva di Miriam Caroccia

Sul fronte difensivo è intervenuto l’avvocato Fabio Gallo, che ha fatto sapere come Miriam Caroccia sia pronta a fornire chiarimenti agli inquirenti. Il legale ha sottolineato che nei confronti della sua assistita non è stato notificato alcun avviso di garanzia e ha precisato che la giovane «non avrebbe mai consegnato somme di denaro».

La posizione difensiva, dunque, si muove su due binari: da una parte la disponibilità a collaborare sul piano delle spiegazioni, dall’altra la puntualizzazione sull’assenza di contestazioni formali e sulla negazione di passaggi di denaro in contanti. Un chiarimento che arriva mentre le verifiche sono ancora in corso e l’impianto investigativo resta in piena evoluzione.

Nella vicenda anche il nome di Delmastro, non indagato

Nel racconto della vicenda compare anche l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro delle Vedove, indicato espressamente come non indagato. Delmastro ha rassegnato le dimissioni dalla carica istituzionale, ma il suo nome resta sullo sfondo di una storia in cui si incrociano profili economici, relazioni istituzionali e accertamenti antimafia.