Il retroscena
GIUSEPPE TANGO, PRESIDENTE ANM
«Il primo interlocutore del ministero della Giustizia è il Consiglio superiore della magistratura, poi vengono i sindacati. Se l’Anm vuole essere sentita ce lo faccia sapere»: così ci spiega, in maniera quasi tranchant, una fonte di Via Arenula rispetto al dossier sul gip collegiale.
Replica il sindacato delle toghe con il vice presidente Marcello De Chiara: «Pronti al dialogo, ma non manderemo richiesta di incontro». Insomma, seppellita l’ascia di guerra dopo il referendum costituzionale, cominciano ad emergere le prime frizioni tra Via Arenula e le toghe. Breve sintesi delle puntate precedenti: il 10 aprile l’Anm aveva espresso preoccupazione circa l’entrata in vigore il prossimo 25 agosto della norma secondo cui la competenza a decidere sull’applicazione di una misura cautelare personale sarà affidata a un collegio di tre magistrati e non più a un solo Gip. Un modo per innalzare il livello di garanzie ed evitare ingiuste detenzioni il quale però si scontra con una realtà caratterizzata da gravi criticità, relativa alla mancanza di organico, come sottolineato dalla Giunta presieduta da Giuseppe Tango.
Immediata la replica del ministero della Giustizia che lo stesso giorno aveva diramato una nota in cui si annunciava che «si procederà a istruire un cronoprogramma di realizzazione, che preveda altresì un reale confronto con il Consiglio superiore della magistratura e con l’Avvocatura, come già auspicato anche in caso di vittoria del Sì al referendum». Il comunicato aveva suscitato tra le toghe un certo stupore: «Noi solleviamo il problema, ma Nordio invita solo Csm e avvocatura?», era stata la sintesi delle lamentele che ci erano giunte, dimenticando però che è proprio il Csm ad avere tra le sue funzioni quella di esprimere pareri sulle norme. Tra l’altro, già nel febbraio 2024, l’organo di governo autonomo aveva espresso un anatema sulla previsione normativa contenuta nel più ampio disegno di legge AS n. 808 recante “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale, all’ordinamento giudiziario e al codice dell’ordinamento militare”.
Comunque l’insoddisfazione dei magistrati si è poi cristallizzata nell’intervista del segretario Rocco Maruotti domenica a La Stampa, in cui ha ritenuto «incomprensibile e inapplicabile» parlare di cronoprogramma e dove, stizzito, ha dichiarato che «prendiamo atto» che l’Anm non è tra i soggetti da convocare. Da quanto appreso, al ministero di Carlo Nordio non avrebbero accolto molto bene l’uscita del numero due dell’Anm: «Insomma l’Anm è un sindacato, il primo nostro interlocutore è il Csm». Quindi, ci spiega sempre la nostra fonte, «parleremo prima con Palazzo Bachelet, poi siamo pronti ad ascoltare anche loro, se vorranno».
Su questo punto abbiamo chiesto un commento al vice presidente De Chiara che ci ha detto: «Non intendiamo presentare una richiesta di incontro al ministero. Ma se ci saranno occasioni di confronto noi siamo ovviamente disponibili ad esprimere la nostra opinione sia appunto sul gip collegiale che sull’ufficio per il processo: entrambe al momento priorità strategiche secondo noi». Poi, conclude De Chiara, «altre eventuali questioni verranno fuori dall’assemblea straordinaria del 16 maggio a Roma». Non vi ricorda Fotoromanza di Gianna Nannini, quando cantava «mi telefoni o no? Mi telefoni o no? Chissà chi vincerà». Nel frattempo, però, altri fonti di Via Arenula non escludono un differimento dell’entrata in vigore della norma: «Al momento tutte le strade sono aperte», ci dice, anche nell’attesa dei risultati dei concorsi per immettere in ruolo nuovi magistrati.
Sembra non essere invece praticabile la proposta mossa dal presidente dell’Unione Camere penali, Francesco Petrelli, di richiamare nei Tribunali i magistrati attualmente fuori ruolo.
Soluzione che non trova il consenso neppure del professor Giorgio Spangher: «Si tratta di una provocazione incapace di affrontare il problema delle incompatibilità. Anche ricorrendo ai giudici civili, prima o dopo si presenterà il problema del riesame giudicato da altri tre giudici e poi dai cinque della Cassazione. In totale undici per la misura cautelare».
Scettico sulla norma in generale anche Gian Domenica Caiazza che su X, commentando un post del deputato di Forza Italia Enrico Costa contrario alla posticipazione dell’entrata in vigore, ha scritto: «Enrico, questa volta non sono d’accordo. Il gip collegiale è insostenibile considerati gli organici e le giuste regole sulla incompatibilità. Aggiungo che questo rafforzamento del giudizio cautelare rischia davvero di tradursi in una sentenza anticipata di responsabilità. Stiamo attenti a non far rientrare dalla finestra il giudice istruttore che Vassalli ha cacciato via dalla porta».
Altri avvocati penalisti, invece, ci dicono che «Nordio non dovrebbe fare alcuna marcia indietro su una norma garantista, sarebbe la sua fine dopo la sconfitta al referendum sulla separazione delle carriere». In realtà proprio Costa si è fatto promotore di una possibile soluzione, partecipata al recente dibattito organizzato dal Dubbio al Capranichetta: «Io il gip collegiale l’avevo previsto in sede distrettuale, ovviamente a distanza, in molte circostanze, rispetto al fatto contestato, al foro dove si giudica proprio per evitare dei rischi di incompatibilità». Insomma il cantiere è aperto.