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Nuova fase

Famiglia nel bosco, in appello la madre contesta l’allontanamento dai figli

Nel ricorso alla Corte dell’Aquila i legali parlano di «lettura distorta dei fatti», trauma per i minori e pregiudizio sistematico contro Catherine Birmingham

19 Marzo 2026, 09:44

Casa nel bosco stop all’esposto contro l’assistente sociale

La "Famiglia nel bosco"

La vicenda della famiglia nel bosco torna davanti ai giudici con un ricorso di 37 pagine depositato alla Corte d’Appello dell’Aquila. I legali dei coniugi Trevallion-Birmingham chiedono di sospendere e revocare l’ultimo provvedimento del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, quello che ha disposto l’allontanamento della madre dai tre figli e il loro trasferimento dalla struttura di Vasto dove si trovano dal novembre scorso.

Nel documento, la difesa parla di «lettura distorta dei fatti» e di un sistema che avrebbe progressivamente isolato la figura materna. Il cuore dell’impugnazione ruota proprio attorno alla posizione di Catherine Birmingham, descritta come bersaglio di un «pregiudizio sistematico».

Nel ricorso il nodo centrale è la figura della madre

Il passaggio più duro del reclamo riguarda il modo in cui, secondo i legali, sarebbe stata letta la condotta della donna. Nel documento si parla apertamente di una «caccia alle streghe» e si utilizza un parallelismo molto forte: «Catherine rievoca nei pensieri quasi la “donna difettosa” del Malleus Maleficarum». La difesa aggiunge che «ogni azione viene letta con la certezza della colpevolezza, nella impossibilità oggettiva di difesa».

È una chiave accusatoria molto netta, con cui gli avvocati sostengono che la madre sia stata progressivamente trasformata nel centro esclusivo della criticità familiare, nonostante il superamento di diversi aspetti inizialmente contestati.

“Le criticità erano superate”

Secondo il ricorso, l’allontanamento dei bambini e il successivo progetto di trasferirli in un’altra struttura sarebbero stati disposti nonostante fossero state superate le questioni inizialmente sollevate: casa, vaccini, scolarizzazione e socialità.

Per la difesa, si tratterebbe di «problemi risolti», ma «totalmente ignorati» nell’ordinanza impugnata. È uno dei punti centrali del reclamo, che contesta il ragionamento del Tribunale ritenendolo non aggiornato rispetto all’evoluzione della situazione familiare.

Le accuse ai servizi sociali e alla struttura

Un altro fronte molto delicato riguarda il materiale istruttorio su cui, secondo i ricorrenti, si sarebbe fondata la decisione del Tribunale. «Le deduzioni della difesa e le relazioni della famiglia e dei consulenti sono state sistematicamente ignorate», scrivono i legali.

Nel ricorso si sostiene che i giudici avrebbero privilegiato in modo acritico le relazioni dei servizi sociali e della casa famiglia, «alterando gli equilibri processuali e giungendo a conclusioni fuorviate». Le relazioni vengono persino definite «copia-incolla» e fondate su informazioni indirette, una «mera duplicazione di concetti» che, secondo la difesa, rafforzerebbe artificialmente accuse non verificate.

Il rapporto madre-figli e il trauma della separazione

La narrazione del reclamo insiste molto sul legame tra Catherine e i bambini. La madre viene descritta come «figura di riferimento affettiva, accudente, visceralmente legata ai bambini», anche sulla base di valutazioni specialistiche esterne.

Per questo, la scelta di considerare la sua presenza come «ostativa» viene contestata duramente. Nel ricorso si sottolinea che separarla fisicamente dai figli avrebbe prodotto un trauma prevedibile e profondo.

L’allontanamento definito “freddo e incomprensibile”

Particolarmente criticate sono le modalità con cui l’allontanamento sarebbe stato eseguito. I legali parlano di un intervento alle 8 del mattino, comunicato e attuato senza alcun margine umano. «Alla donna non è stato dato neppure il tempo del dolore, né di preparare i figli a uno strappo che li avrebbe segnati», si legge.

La difesa parla di una scelta «fredda e incomprensibile», che avrebbe provocato scene drammatiche. Tra queste, il ricorso richiama l’episodio di «una bambina che si aggrappava alla madre disperata, temendo che andasse via».

Il punto sulla stanza occupata poi da un’operatrice

Nel documento viene segnalato anche un ulteriore elemento ritenuto emblematico. Dopo l’allontanamento della madre, nella stanza che era occupata dalla donna sarebbe stata collocata un’operatrice per dormire con i bambini durante la notte.

Per la difesa, questo dato dimostrerebbe in modo plastico quanto la figura materna fosse ritenuta necessaria per la tenuta emotiva dei minori, pur essendo stata al tempo stesso allontanata.

Le valutazioni cliniche sul disagio dei bambini

A sostegno del ricorso vengono richiamate anche valutazioni cliniche che parlano di «trauma da sradicamento», con segnali di disagio come ansia, regressioni e disturbi del sonno. I legali insistono sul fatto che sarebbe necessario «ripristinare la continuità affettiva familiare».

Nel documento si cita anche l’équipe di Neuropsichiatria della Asl Lanciano Vasto Chieti, che avrebbe sottolineato la necessità di favorire e ricostruire una continuità affettiva, condividendo con la famiglia gli obiettivi educativi, didattici e di benessere dei minori.

La lettura delle videochiamate e della scuola

Il ricorso contesta inoltre l’interpretazione data ad alcuni episodi specifici. Sul fronte della scuola, i legali sostengono che la presenza della madre non fosse invasiva ma anzi «rassicurante e collaborativa», perché sarebbe stata richiesta dalla stessa insegnante.

Anche il tema delle videochiamate viene ribaltato. Se la casa famiglia le descrive come occasioni di turbamento per i minori, la difesa sostiene invece che quelle reazioni emotive intense non dimostrino un’influenza negativa della madre, ma il contrario: sarebbero la prova del legame affettivo fortissimo e della sofferenza dei bambini per la separazione.

La richiesta alla Corte d’Appello

Alla Corte d’Appello dell’Aquila i legali chiedono dunque la sospensione e la revoca del provvedimento, con l’immediato ricongiungimento familiare. In subordine, viene chiesto l’affidamento al padre, descritto come «adeguato e utile a rasserenare i figli e la madre» e ritenuto «univocamente idoneo al suo ruolo».