Venerdì 13 Marzo 2026

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Nordio: «Assurdo dire che io umilio la magistratura»

All’inaugurazione dell’Anno giudiziario dell’avvocatura, il ministro difende la riforma. Il presidente del Cnf Greco: «Ora addio alla trattazione scritta»

13 Marzo 2026, 19:53

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Nordio: «Assurdo dire che io umilio la magistratura»

Un palco, due protagonisti: Francesco Greco, presidente del Cnf, autore della relazione che inaugura l’anno giudiziario dell’avvocatura, e Carlo Nordio, ministro della Giustizia, che chiude la cerimonia nella grande sala Sinopoli all’Auditorium della musica di Roma.

Il guardasigilli parla, ovviamente, da autore della riforma che incendia la politica. Greco invece nel proprio discorso incrocia la separazione delle carriere e il relativo referendum solo per ricordare due cose. Che «il Consiglio nazionale forense, nel rispetto del ruolo istituzionale, ha deciso di non prendere posizione sul tema», anche se «ovviamente» ha lasciato liberi i consiglieri di «esprimere a titolo personale le proprie opinioni». Precisazione a cui si aggiunge un richiamo altrettanto netto: «Chiedo soltanto agli avvocati di farci portatori, presso i nostri assistiti ed i nostri conoscenti, della illustrazione tecnica del contenuto della riforma referendaria, lasciando libero ciascuno di decidere senza i condizionamenti, le simpatie e mettendo da parte le ideologie politiche di ciascuno di noi».

Greco suscita l’applauso di gran parte delle centinaia di avvocati presenti all’inaugurazione. Non è certo un’indicazione di voto, ma è impossibile negare che la quasi totalità degli argomenti adottati, almeno finora, dal fronte del No sia di assoluta inconsistenza, spesso addirittura sfacciatamente bugiardo. Nordio invece di referendum parla, ma non necessariamente con il tono incalzante tipico di un discorso da fine campagna per il Sì.

Intanto perché replica al primo presidente della Cassazione Pasquale D’Ascola, che un attimo prima ha pronunciato un’elegante arringa in difesa del Csm con citazioni di Dumas e Flaubert. Un assist che un guardasigilli notoriamente abile nelle citazioni non poteva lasciarsi sfuggire: ribatte con il, giudice che, nella favola di Anatole France, lancia i dadi anziché valutare la causa, «e una volta su due emette una senteza giusta. Ma il nostro sorteggio non sarà così anomalo», sorride il ministro, «perché sia per l’Alta Corte sia per i Consigli superiori avverrà in un canestro di magistrati che, per definizione, sono tutti bravissimi diligentissimi e preparatissimi».

In realtà, prima ancora del vertice di piazza Cavour, è intervenuto il presidente del Ccbe, il Consiglio degli Ordini forensi d’Europa, Roman Završek, che ha detto testualmente: «L'Italia attraversa una fase di profonda trasformazione grazie alle riforme della giustizia note come riforma Nordio, volte a rafforzare l’indipendenza e la trasparenza della magistratura». L’artecifice dele carriere separate ringrazia e confernma: «La mia riforma va in una direzione non contraria ai magistrati, anzi favorevole alla libertà loro e della giustiozia tutta».

E però la cerimonia dell’avvocatura è scandita anche dai rilievi critici che Greco non risparmia alla «trattazione scritta», nel civile ma anche nel penale, «di cui «scellerate riforme», a partire dalle norme introdotte durante la pandemia, «hanno fatto abuso». E per questo, avverte il presidente del Cnf rivolto al guardasigilli e ai parlamentari di maggioranza e opposizione presenti uin sala, «l’Avvocatura chiede a gran voce l’abrogazione della trattazione scritta come forma ordinaria di celebrazione del processo, che non siamo più disponibili a veder mortificato insieme con i diritti dei cittadini».

È il passaggio in cui l’Auditorium ren de a Greco l’ovazione più fragorosa. Altre arrivano quando il vertice dell’avvocatura chiede alla politica di accogliere le «proposte» per ridurre il «gender gap nella professione forense», e poi con il promemoria sulla riforma degli avvocati «ancora in commissione Giustizia alla Camera per volontà di qualcuno che per, interessi propri, ne ha rallentato il percorso». Il principale interlocutore e coprotagonista dell’inaugurazione, Nordio appunto, è netto sul passaggio più controverso: «Lo prometto, l’ho già promesso al presidente Greco: il principio di oralità nel processo civile, anche in quello penale, che è stato mortificato anche per ragioni di forza maggiore, sarà sicuramente reinserito».

Così come alla riforma forense «sarà data attuazione», assicura il ministro, che ricorda: «Sono figlio e fratello di avvocato». La storia personale torna a essere evocata da Nordio a proposito della presunta volontà di «sottoporre», con la riforma costituzionale in attesa del voto referendario, «la magistratura al potere esecutivo. Sono stato un magistrato nel mirino delle Br in Veneto, ero il primo della lista, ma nonostante provenga da una famiglia di avvocati, se tornassi indietro rifarei il magistrato, tornerei a rischiare la vita: ma vi pare che una persona con questa esperienza possa vedere su di sé anche solo il sospetto di voler umiliare la magiastratura? È un rimprovero che mi ha in un certo senso offeso».

Ma è anche una risposta implicita al fronte del No che, da quasi una settimana, continua a brandire le parole di Giusi Bartolozzi sul «plotone d’esecuzione in cui si è trasformata la magistratura» e sul Sì al referendum che la toglierebbe di mezzo. Nordio ne parla col sorriso, con un invito agli avvocatri ad avere «coraggio» nella battaglia per il Sì, «per dimostrare, per gridare questo proprio convincimento anche di fronte a certe opposizioni diciamo abbastanza radicate e qualche volta abbastanza accese».

La capo Gabinetto di via Arenula è in sala, e anche dopo la cerimonia, assediata dalle domande dei cronisti, resta in rigoroso silenzio. Sembra un equilibrio delicato ma in grado di resistere. Sarà Greco a mettere alla prova la platea con parole coraggiose quanto, per molti, impreviste: «Ritengo doveroso, ministro, ringraziare anche il suo capo di Gabinetto, la dottoressa Bartolozzi: in questo momento di attacchi che sta ricevendo, devo dire, devo testimoniare la vicinanza che manifesta all’avvocatura tutte le volte in cui ci confrontiamo sui temi della giustizia». Che l’avvocatura abbia a cuore la cultura delle garanzie, è chiaro. Ed è forse il messaggio che, dalla cerimonia inaugurale dell’anno giudiziario, arriva piu chiaro di tutti.