Giovedì 12 Marzo 2026

×

Via Arenula

Nordio su Gratteri: «Parole gravi, ma vanno lette nel contesto»

Il ministro della Giustizia invita alla cautela sul piano disciplinare e rilancia la riforma, sostenendo che dopo il referendum si interverrà anche sul codice di procedura penale

12 Marzo 2026, 09:45

Referendum giustizia, scontro Nordio-Gratteri sulle correnti del Csm

Nordio e Gratteri

Carlo Nordio interviene sul caso politico-mediatico nato attorno alle parole attribuite a Nicola Gratteri e sceglie una linea prudente: riconosce la gravità dell’affermazione così come riportata, ma invita a considerare il contesto in cui sarebbe stata pronunciata e frena su eventuali conseguenze disciplinari immediate.

Parlando a Roma, al cinema Adriano, durante un evento del Comitato Sì Riforma con gli studenti, il ministro della Giustizia ha commentato le frasi del magistrato riportate dal Foglio. «Letta così è un’affermazione estremamente grave ma allo stesso modo, come sostengo da 30 anni, bisogna sempre tenere conto del contesto in cui queste espressioni vengono riferite e della vivacità della conversazione», ha detto.

Nordio: difficile pensare a una minaccia deliberata

Nel suo ragionamento, il Guardasigilli tende a escludere che Gratteri abbia realmente inteso minacciare la stampa in modo diretto e consapevole. «Tenderei ad escludere che un magistrato dell’esperienza di Gratteri possa minacciare addirittura di rappresaglia la stampa», afferma.

Per Nordio, una simile condotta rappresenterebbe «un autogol lampante e pernicioso anche per la causa che in questo momento sostiene». Da qui la scelta di una lettura più morbida: «Tenderei ad interpretare con indulgenza queste affermazioni», conclude il ministro.

La cautela sull’azione disciplinare

Alla domanda su eventuali iniziative, Nordio ha ribadito la necessità di una prudenza massima da parte del ministero quando si tocca il terreno disciplinare che riguarda i magistrati. Il punto, ha spiegato, è evitare qualsiasi sospetto di interferenza politica nei confronti della magistratura.

«Io penso che il ministro della Giustizia per quanto riguarda l’azione disciplinare debba avere una cautela particolarissima proprio per evitare il solo sospetto che la politica interferisca con la magistratura», ha detto. Poi ha precisato che l’azione disciplinare non compete solo al ministro: «L'azione disciplinare può essere esercitata non solo dal ministro ma anche dal procuratore generale della Cassazione quindi, se eventualmente vi fosse qualche elemento in tal senso, sarà lui a decidere».

Il richiamo al referendum e alla riforma

Nel suo intervento, Nordio è tornato anche sul nodo della riforma della giustizia e sul referendum, collegando il voto a una fase successiva di interventi sul processo penale. Il ministro lo ha fatto rispondendo a una domanda sul caso Garlasco.

«Il caso Garlasco è molto complesso», ha premesso. Ma ha subito aggiunto un passaggio politico preciso: «Possiamo soltanto dire che dopo questa riforma toccheremo il codice di procedura penale, quindi non accadrà più che una persona assolta in primo e secondo grado venga condannata in Cassazione senza aver rifatto completamente il processo».

Il riferimento a Giuliano Vassalli

Nel finale, il ministro ha anche evocato il tema delle riforme rimaste incompiute, legando il successo del referendum alla possibilità di andare avanti lungo quella traiettoria. «Se dovesse vincere il no, non credo ci sarebbe spazio per fare una riforma nel senso voluto da Giuliano Vassalli 40 anni fa», ha detto.