Lunedì 02 Marzo 2026

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Caso Palazzi, la Terza Commissione del Csm convoca il procuratore: fuori ruolo o addio alla Scuola superiore

Seduta straordinaria a Palazzo Bachelet per sciogliere il nodo dell'incompatibilità. Il Comitato di Presidenza avverte: impossibile guidare una procura e sedere nel direttivo della Ssm. Il 4 marzo la decisione finale in Plenum

02 Marzo 2026, 16:52

Caso Palazzi, la Terza Commissione del Csm convoca il procuratore: fuori ruolo o addio alla Scuola superiore

Il procuratore Mario Palazzi

La Terza Commissione del Csm si è riunita oggi in seduta straordinaria. Una convocazione d’urgenza decisa dopo l’input del Comitato di Presidenza per affrontare il nodo che sta agitando Palazzo Bachelet: il caso Mario Palazzi. Il procuratore di Viterbo è stato convocato alle ore 18.00 per chiarire una volta per tutte la sua posizione: accetterà il collocamento fuori ruolo in esonero totale per poter occupare il posto nel direttivo della Scuola superiore della magistratura, rinunciando così alla guida della procura di Viterbo, o farà un passo indietro?

Il cuore della vicenda risiede nella lettera inviata da Palazzi al Csm lo scorso 18 febbraio, di cui vi abbiamo raccontato in esclusiva sul Dubbio. In quel documento, il magistrato revocava il proprio assenso al fuori ruolo, tentando la carta dell’esonero parziale. L’obiettivo? Mantenere contemporaneamente la poltrona di procuratore e lo scranno nel direttivo della Scuola superiore della magistratura.

Tuttavia, dai corridoi del Csm filtra una linea di estrema fermezza: è la Terza Commissione ad avere il coltello dalla parte del manico. Fonti interne chiariscono che Palazzi non può dettare condizioni. La Commissione opera infatti d’ufficio sulla base della delibera di plenum che gli ha assegnato il posto, pertanto, la sua richiesta di esonero parziale non vincola l’organo, che valuterà la pratica in autonomia. La regola generale resta il fuori ruolo, mentre l’esonero parziale sarebbe impraticabile, data la delicatezza dell’incarico alla Scuola.

A spingere per una soluzione immediata è stata la “triade” composta da Fabio Pinelli, Pietro Gaeta e Pasquale D’Ascola. In una comunicazione inviata ai membri della Terza Commissione, il Comitato di Presidenza ha sancito l’incompatibilità tra la dirigenza di un ufficio requirente e l’esonero parziale per i membri della Ssm. Il riferimento è all’articolo 70 del Regolamento interno: secondo la normativa, quando un magistrato viene chiamato a compiti di alta amministrazione o gestione (come il Comitato direttivo della Scuola superiore, ad esempio), è previsto il collocamento fuori ruolo organico. La ratio è garantire che l’ufficio di provenienza non resti “scoperto” o gestito a mezzo servizio, specialmente se si tratta di un ruolo direttivo. L'esonero parziale è una deroga prevista dall’articolo 70 per casi specifici, ma con paletti molto rigidi: deve essere compatibile con le esigenze dell’ufficio giudiziario e non deve pregiudicare la continuità dell’azione giudiziaria. E per Pinelli, Gaeta e D’Ascola in questo caso non sarebbe così: non si può guidare una procura “part-time” mentre si siede nel direttivo della Scuola.

Il richiamo all’urgenza nasce da un dato di fatto: Palazzi è già entrato nel pieno delle funzioni lo scorso 24 febbraio. Un’immissione in possesso definita “anomala”, avvenuta alla sola presenza della presidente Silvana Sciarra, che ha innescato proteste persino tra i magistrati segretari e ha spinto otto consiglieri del Csm (Giuffrè, Mazzola, Bianchini, Aimi, Mirenda, Cilenti, Porena e Paolini) a chiedere chiarimenti formali.

La tensione è ormai fuori controllo anche all’interno della Scuola superiore della magistratura. Durante l’ultimo direttivo, la richiesta di revocare in autotutela la presa di servizio di Palazzi è stata respinta dalla presidente Sciarra. Per protesta, i cinque componenti laici hanno abbandonato la seduta, facendo mancare il numero legale. La loro astensione è stata messa a verbale, verbale poi inviato, su disposizione di Sciarra, al Csm e al ministero della Giustizia.

Il sospetto che serpeggia tra alcuni consiglieri, e che ha trovato sponda nelle critiche del senatore Maurizio Gasparri, è che la manovra serva a blindare la rielezione di Silvana Sciarra, il cui mandato scade il 12 marzo. Secondo la prassi (e un precedente del 2021), in attesa delle decisioni del Csm sarebbe dovuto restare in carica il componente “defenestrato” dal Consiglio di Stato, ovvero Roberto Peroni Ranchet. Ma il cambio della guardia immediato garantisce a Sciarra un appoggio fondamentale nel voto imminente.

Per i sostenitori del No, tale narrazione sarebbe un tentativo maldestro dei favorevoli alla separazione delle carriere per confermare lo strapotere del correntismo. Ma a confortare questa tesi non è la fantasia, quanto la normativa vigente.

L’intera pratica dovrà approdare in plenum, secondo quanto chiesto dal Comitato di Presidenza, il prossimo 4 marzo. Se Palazzi non accetterà il fuori ruolo totale, la Terza Commissione potrebbe trovarsi costretta a dichiarare la decadenza o l’invalidità della sua nomina, aprendo uno scenario di scontro istituzionale senza precedenti tra il Csm e i vertici della Scuola.