Giustizia
NICOLA GRATTERI, PROCURATORE DELLA REPUBBLICA
Nel pieno delle polemiche che lo hanno messo al centro del confronto pubblico sul referendum, Nicola Gratteri prova a spostare il fuoco: niente letture “plebiscitarie”, niente resa dei conti politica. «Pure io lo penso, non è un referendum sul governo, è un referendum sui contenuti», dice il procuratore di Napoli parlando con i giornalisti.
Se si trovasse davanti al ministro della Giustizia Carlo Nordio, spiega, non cercherebbe lo scontro: «Nulla, non ho niente da dire». Una frase che prova a chiudere la dialettica personale e riportare il discorso sul terreno delle idee.
Alla domanda se le polemiche siano legate ai sondaggi che vedrebbero il No in crescita, Gratteri risponde con un racconto personale e un punto fermo sul suo stile: «Quando io ho iniziato a parlare sembravo l’ultimo dei samurai, eravamo a -25, e nessuno parlava, tutti si giravano dall’altra parte o facevano finta di non capire».
Poi rivendica la scelta di esporsi senza calcoli: «Io quando parlo non penso alla convenienza se parlare o non parlare… io mi sono costruito una vita senza pagare i cambiali e per poter dire esattamente quello che penso. Io non parlo per convenienza, parlo per convinzione», afferma il procuratore di Napoli.
Gratteri conferma infine che ripeterebbe le frasi dette in Calabria su chi vota Sì: «Certamente, perché la lingua italiana è la lingua italiana». E aggiunge che, ritenendo ci fosse stata incomprensione, «mi sono affrettato la sera stessa a spiegare».