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Processo Regeni, riparte dopo la Consulta: udienze chiave a giugno e nodo interpreti egiziani

In Corte d’Assise a Roma quattro imputati dei servizi egiziani. Ballerini: «Siamo vicini al traguardo». Paure e ritorsioni rendono difficile trovare traduttori

25 Febbraio 2026, 08:34

Processo Regeni, riparte dopo la Consulta: udienze chiave a giugno e nodo interpreti egiziani

PROCESSO PER L'OMICIDIO DI GIULIO REGENI

Dieci anni dopo il sequestro e l’uccisione di Giulio Regeni, il processo entra in una fase che la famiglia definisce decisiva. Davanti alla Prima Corte d’Assise di Roma, a piazzale Clodio, sono imputati quattro appartenenti ai servizi di sicurezza egiziani, accusati di rapimento, torture e omicidio del ricercatore friulano, ritrovato morto al Cairo il 3 febbraio 2016.

Dopo mesi di stop, il dibattimento è ripreso in seguito all’intervento della Corte Costituzionale, che ha chiarito i profili relativi al diritto di difesa e alla nomina dei consulenti tecnici.

«Siamo provati, ma sentiamo di essere vicini al traguardo», ha dichiarato l’avvocata Alessandra Ballerini, legale dei genitori di Regeni. E aggiunge: «Qualcuno pensava che allungare i tempi avrebbe logorato l’attenzione e la solidarietà costruite in questi anni. È accaduto l’opposto: il sostegno è cresciuto e il tempo, invece di indebolirci, ci ha rafforzato».

La decisione della Consulta e la ripartenza del processo

La pronuncia della Consulta ha stabilito che anche eventuali consulenti delle difese degli imputati saranno retribuiti dallo Stato italiano, così come gli avvocati. È questo passaggio, viene spiegato, ad aver consentito la ripartenza del dibattimento, fermo dallo scorso ottobre.

Il calendario indicato nel testo fissa alcune date cruciali: l’8 giugno è previsto il confronto tra le parti. Tra il 23 e il 24 giugno, nell’aula bunker di Rebibbia, il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco terrà la requisitoria. La sentenza potrebbe arrivare tra giugno e luglio, ma in caso di repliche potrebbe slittare a settembre.

Se il processo è ripreso, in aula emerge una difficoltà concreta: trovare interpreti egiziani disposti a esporsi. «C’è un clima di timore evidente», spiega Ballerini: «Molti hanno declinato l’invito con un no, grazie. Diversi cittadini egiziani temono di comparire in questo procedimento».

I genitori di Regeni stanno cercando esperti di lingua araba che possano affiancarli nell’analisi e nella traduzione di documenti oggetto di perizia: un compito tecnico, ma carico di implicazioni personali e politiche.

Il perito “protetto”: 90 giorni e un paravento in aula

Il perito nominato dalla Corte d’Assise ha chiesto 90 giorni per completare il lavoro e avrebbe accettato l’incarico solo a precise condizioni di tutela: durante l’udienza è rimasto dietro un paravento, senza dichiarare pubblicamente le proprie generalità né mostrare il volto. Una scena descritta come inusuale per un’aula di giustizia italiana.

«Non è frequente che un consulente della Corte debba nascondersi così», hanno osservato i familiari uscendo dal tribunale. «Questo dice molto sul contesto in cui ci muoviamo».

Nell’ultima fase del processo prima dell’invio degli atti alla Consulta e della rogatoria internazionale, viene ricordato, l’unico consulente che lavorò in quelle indagini fu lo storico interprete di lingua araba del tribunale di piazzale Clodio, Fawzy Wadan, deceduto per una grave malattia a fine ottobre 2025.

Eppure, dopo dieci anni, la famiglia Regeni ribadisce la linea: «Ora bisogna arrivare fino in fondo», conclude Ballerini.