Sabato 21 Febbraio 2026

×

Nuove indagini

Garlasco, Sempio punta sullo scontrino: «È autentico». Nuova consulenza alla Procura di Pavia

La difesa deposita l’originale del tagliando del parcheggio di Piazza Ducale (Vigevano) del 13 agosto 2007. Per i carabinieri era un’“incongruenza” legata a versioni diverse sul ritrovamento

20 Febbraio 2026, 10:15

Caso Garlasco, parlano gli avvocati: «È diventato uno show mediatico»

L'avvocato Cataliotti, difensore di Andrea Sempio

Lo “scontrino del parcheggio” torna al centro del delitto di Garlasco e diventa, ancora una volta, il terreno su cui si misura la partita tra difesa e investigatori. Andrea Sempio, 37 anni, indagato dalla Procura di Pavia per l’omicidio volontario di Chiara Poggi, prova a rilanciare con quello che i suoi legali presentano come un elemento chiave: il tagliando del parchimetro di Piazza Ducale a Vigevano, emesso la mattina del 13 agosto 2007 alle 10.18, sarebbe «certamente autentico».

La mossa della difesa: consulenza e originale del tagliando

A sostenerlo è una nuova consulenza difensiva depositata giovedì dagli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia. Ai pm pavesi è stato consegnato anche l’originale della ricevuta: un punto non secondario, perché durante le indagini su Alberto Stasi quel documento era stato prodotto in copia il 4 ottobre 2008, quando Sempio venne sentito come testimone dal comandante dei carabinieri della Compagnia di Vigevano, il capitano Gennaro Cassese, e dal maresciallo Flavio Devecchi.

La versione di Sempio: «Vado in libreria, la trovo chiusa»

Sempio, amico di Marco Poggi, ha sempre riferito – nei verbali di sommarie informazioni e poi nell’interrogatorio del 10 febbraio 2017 relativo a una prima inchiesta per omicidio che lo riguardò e fu archiviata circa un mese e mezzo dopo – di essersi recato a Vigevano la mattina dell’omicidio per comprare un libro, ma di aver trovato la libreria chiusa.

È in quel contesto che l’allora 20enne dichiarò: «Mi sono recato a Vigevano» con «l'unica macchina a disposizione della mia famiglia» per andare in «libreria» ma «l'ho trovata chiusa». E aggiunse: «Faccio presente che ho conservato lo scontrino del parcheggio che vi consegno».

L’“incongruenza” secondo i carabinieri: quando sarebbe stato trovato lo scontrino

Negli anni successivi, però, la vicenda del tagliando ha alimentato sospetti e valutazioni critiche. In un’informativa del 2020, i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano avrebbero indicato lo scontrino come una «incongruenza», figlia di contraddizioni testimoniali «evidenti».

Il punto contestato riguarda quando lo scontrino sarebbe stato ritrovato. Sempio avrebbe dichiarato che fu trovato in auto qualche giorno dopo i fatti, «quando io ero già stato sentito», facendo riferimento al verbale del 18 agosto 2007, quattro giorni dopo l’omicidio. Il padre Giuseppe Sempio, invece, avrebbe raccontato di averlo trovato una settimana dopo e di averlo consegnato alla moglie Daniela Ferrari, che avrebbe deciso di conservarlo «visto quello che era successo quel giorno e immaginando che tutti gli amici di Marco Poggi sarebbero stati sentiti in quanto frequentatori della casa».

Per i militari, questa ricostruzione sarebbe stata in tensione con un passaggio decisivo: conservare il tagliando “in previsione” di un’audizione imminente, quando però Sempio, stando alla stessa versione, era già stato ascoltato. Da qui l’ipotesi – emersa anni dopo – che a oltre un anno dal delitto l’indagato potesse essersi precostituito un alibi, peraltro non richiesto all’epoca perché non era indagato.

L’archiviazione lampo del 2020 e la posizione di Venditti

Quell’impostazione, tuttavia, non portò a un cambio di rotta allora. L’ipotesi venne definita dall’ex procuratore aggiunto Mario Venditti «suggestiva» ma «priva di sostanza» e nel luglio 2020 il gip di Pavia Pasquale Villani archiviò in 24 ore il nuovo fascicolo nato dalle indagini dei carabinieri di Milano e alimentato da denunce (per altri fatti) presentate ai militari dai difensori di Alberto Stasi.

Venditti evidenziò quella che, a suo avviso, era una contraddizione logica: un «modo ben curioso di crearsi un alibi» sarebbe stato non consegnare lo scontrino già alla prima convocazione del 18 agosto, ma farlo solo «un anno e due mesi dopo». Nella sua lettura, lo scontrino sarebbe stato trovato dal padre successivamente al primo verbale e conservato «nonostante il figlio fosse già stato sentito» e «forse proprio per questo», considerato «l’enorme scalpore suscitato dalla vicenda» a Garlasco e nel resto della provincia. Un dettaglio ulteriore, riferito nel testo, è che Venditti oggi risulta indagato a Brescia in due indagini per corruzione in atti giudiziari e ha ottenuto in Cassazione un esito favorevole sul sequestro dei propri telefoni.