Mercoledì 18 Febbraio 2026

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La riforma della giustizia

Referendum giustizia, scontro Nordio-Gratteri sulle correnti del Csm

Il ministro rilancia le accuse citando l'ex pm antimafia Nino Di Matteo, il procuratore replica: «Parole inaccettabili». Sale la tensione sul voto

16 Febbraio 2026, 09:40

Referendum giustizia, scontro Nordio-Gratteri sulle correnti del Csm

Nordio e Gratteri

Lo scontro sulla riforma della giustizia si accende a pochi mesi dal referendum, con un botta e risposta diretto tra il ministro Carlo Nordio e il procuratore di Napoli Nicola Gratteri. Al centro della polemica, le dichiarazioni sulle correnti del Csm e le accuse reciproche sul clima della campagna referendaria.

Nordio rilancia: «Cito parole altrui»

In un’intervista al Corriere della Sera, il guardasigilli si dice «sconcertato» dalle reazioni della sinistra e difende le sue affermazioni sul sistema correntizio del Consiglio superiore della magistratura. Nordio sostiene di aver ripreso parole già pronunciate in passato da magistrati, citando in particolare Nino Di Matteo.

«Ne ho altre, anche peggiori. Ogni giorno ne tirerò fuori una», afferma il ministro, spiegando di voler rispondere a quelle che definisce «fake news» dei sostenitori del No al referendum, in particolare sull’ipotesi di magistrati sotto il controllo dell’esecutivo, scenario che definisce inesistente.

La replica di Gratteri

Dura la risposta del procuratore di Napoli. «Per me, queste parole non si commentano per nulla. O si commentano da sole. In ogni modo, inaccettabili», ha dichiarato a Repubblica, criticando le affermazioni del ministro sul presunto «meccanismo para mafioso» delle correnti del Csm.

Gratteri torna anche sulle polemiche per le sue dichiarazioni precedenti, sostenendo di essere stato travisato: «Ho chiarito il contesto. Era un frammento estrapolato da un discorso più ampio», ribadendo che si trattava di riflessioni legate al contrasto alle zone grigie tra criminalità e potere.

Il nodo della riforma e del referendum

Il procuratore insiste sul merito della riforma costituzionale, che a suo avviso indebolirebbe il sistema giudiziario. «Se la magistratura è più debole sarà meno efficiente e meno serena nel lavorare», ha detto, sottolineando che la modifica di sette articoli della Costituzione rappresenta un passaggio senza precedenti.

Tra i punti più contestati, secondo Gratteri, anche il sistema di selezione dei membri del Csm e il ruolo della polizia giudiziaria, che teme possa essere maggiormente condizionata dall’esecutivo.