Lunedì 16 Febbraio 2026

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Scontro sulla giustizia

Caso Gratteri, togati Csm difendono il confronto: «No a polemiche personali»

Nota congiunta di consiglieri togati e laici: «Frasi isolate distorcono il dibattito. Il Csm non va trascinato nella contesa referendaria».

16 Febbraio 2026, 09:07

Tutte le perle di Nicola Gratteri

Nicola Gratteri

Nel pieno della campagna sul referendum sulla giustizia, arriva una presa di posizione dal Consiglio superiore della magistratura. Con una nota congiunta, diversi consiglieri togati e laici intervengono sulla polemica legata alle dichiarazioni del procuratore di Napoli Nicola Gratteri, invitando a riportare il confronto sul piano istituzionale.

La nota dei consiglieri del Csm

Il documento è firmato dai consiglieri togati di AreaDg, Md, Unicost, da sei dei sette consiglieri di MI, dall’indipendente Roberto Fontana e dai laici Roberto Romboli ed Ernesto Carbone. Nel testo si contesta il metodo adottato nel dibattito pubblico: «Si è costruita una polemica su singole frasi», una dinamica che «distorce il senso delle argomentazioni, alimenta contrapposizioni e distrae dal merito».

Secondo i firmatari, l’attenzione dovrebbe concentrarsi sulle scelte ordinamentali in discussione, evitando personalizzazioni che rischiano di inasprire il clima politico.

«Responsabilità pubblica, ma senza generalizzazioni»

Nel documento si sottolinea come, in un Paese segnato dalla presenza delle mafie, interrogarsi su interessi e convenienze attorno alle riforme non sia «un’eresia», ma un dovere per chi esercita funzioni pubbliche. Tuttavia, aggiungono i consiglieri, questo deve avvenire «con rigore e misura, senza generalizzazioni e nel pieno rispetto della libertà del voto».

La nota richiama anche il contesto storico, evidenziando che l’assetto costituzionale e ordinamentale attuale ha contribuito a contrastare terrorismo e criminalità organizzata grazie all’equilibrio tra indipendenza della magistratura e strumenti investigativi.

Il richiamo sul ruolo del Csm

Un passaggio centrale riguarda il ruolo del Consiglio superiore della magistratura. I firmatari esprimono preoccupazione per il tentativo di trascinare l’organo nel confronto referendario, anche attraverso l’ipotesi di iniziative disciplinari.

«Il Csm non può essere usato come strumento di contesa», si legge nella nota, che ricorda come l’azione disciplinare spetti al ministro della Giustizia e al procuratore generale presso la Cassazione, mentre al Consiglio compete solo la decisione finale.

Appello a un confronto «alto»

La conclusione è un invito a mantenere il dibattito su un livello istituzionale: il referendum, sottolineano i consiglieri, merita «un confronto alto», lontano da delegittimazioni personali e da tentativi di utilizzare organi di garanzia nella dialettica politica.