Martedì 10 Febbraio 2026

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“Il carrierificio soffoca la giustizia”. Il Sì consapevole di Marina Berlusconi

In un’intervista al Corsera, la figlia del Cav denuncia il corporativismo interno alla magistratura, intuendo la posta in gioco politica del referendum

10 Febbraio 2026, 18:11

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“Il carrierificio soffoca la giustizia”. Il Sì consapevole di Marina Berlusconi

Liberale in economia, radicale sui diritti, come solo una donna sa essere, Marina Berlusconi, in un’intervista al Corriere della sera, ha saputo anche cogliere il punto centrale della riforma sull’ordinamento giudiziario, su cui annuncia il proprio Sì al referendum del 22 e 23 marzo. Ha individuato il nervo scoperto della magistratura militante, che coincide con il corporativismo di casta che porta alla campagna per il No. Il “carrierificio”, la fabbrica delle promozioni che passa per il Csm unificato, conseguenza naturale delle carriere unificate.

Due sono i concetti che la Presidente di Fininvest e Mondadori sviluppa per spiegare in modo chiaro, per chiunque non mastichi il diritto, quale è il bubbone da incidere. Il primo è quel “giogo che soffoca tutti, a partire dagli stessi magistrati” . E usa un’immagine molto chiara. La gestione delle nomine viene rappresentata come un grande bazar con i suoi prodotti, dove c’è chi vende e chi compra. Ma dove “tante nomine sembrano una cambiale, tante promozioni un ‘pagherò’”.

Naturalmente non viene pronunciata la parola “ricatto”, ma per capirlo è sufficiente conoscere la storia, per aver letto i libri di Alessandro Sallusti e Luca Palamara, e aver letto qualcuna delle tante interviste delle toghe per il No che fioriscono in questi giorni su giornali e tv. Come quella di un famoso ex procuratore milanese che aveva usato parole forti nei confronti di un suo aggiunto per ricordargli che gli sarebbe bastato, quando il Csm lo aveva promosso, mandare un suo collega “a fare pipì” per far saltare la nomina. Ed è proprio il concetto di do ut des, il secondo argomento che ha convinto Marina Berlusconi a pronunciarsi pubblicamente in favore del Sì. Perché, dice ancora nell’intervista, “c’è una minoranza di magistrati ideologizzati che continua a fare danni. La giustizia è condizionata da un vergognoso mercato di nomine”.

Questo mercato lo conosciamo bene. E’ quello in cui la principale regola pare essere quella della spartizione, è suddiviso in tante bancarelle virtuali, che si chiamano correnti, ognuna delle quali propone il proprio prodotto. Il mercato è falsato, e in quello dell’economia, è anche sanzionato, quando si fanno accordi di cartello per viziare il risultato. Nel caso dell’attuale Csm, quando è esploso il “caso Palamara”, la sanzione è scattata, nei fatti, solo nei confronti della sua persona. Poi il cerchio si è chiuso e tutto è tornato come prima.


Diverse sono state le voci, anche di magistrati molto mediatici come il procuratore di Napoli Nicola Gratteri o del membro della direzione antimafia Nino Di Matteo, ad auspicare il metodo del sorteggio come sistema “pulito” per eleggere i membri del Csm. Sarebbe l’unico modo, avevano detto in tanti in quell’occasione, per evitare il mercimonio tra le correnti e i ricatti che ogni singolo candidato potrebbe esser costretto a subire. Molti magistrati la pensano ancora così, sono coloro che in politica verrebbero chiamati “cani sciolti”, e dal punto di vista numerico sono anche la maggioranza degli stessi iscritti al sindacato delle toghe, la Anm. Ma sono anche coloro che non hanno il potere, proprio come succede nei partiti, dove le decisioni si prendono nelle stanze delle segreterie e non nella base della piramide degli iscritti.


E, se è vero che non solo in guerra e in amore ma anche in politica tutto è consentito, ecco che i sindacalisti delle toghe, con giravolte che in campagna elettorale non sono sorprendenti, si pronunciano ora contro il sorteggio degli eletti del Csm. E mettono anche in campo ogni tipo di strumento. Quale occasione migliore quale quella delle 500.000 firme raccolte da un gruppo di persone, non tutte esperte di diritto, per un testo del quesito referendario che aggiunge all’originale il riferimento alle norme modificate? Un’occasione, hanno pensato in molti, per far slittare la data della convocazione già fissata con il beneplacito del presidente della Repubblica.

Ci si è domandati che rilevanza potesse avere qualche settimana di differenza. Poi qualcuno ha capito (come scritto da Giovanni Jacobazzi sul Dubbio), e alcuni magistrati che abbiamo consultato ce lo hanno confermato, il giochetto a nascondino che il rinvio comporterebbe. La speranza di poter eleggere con il vecchio metodo non solo il prossimo Csm, ma anche i futuri procuratori di Milano, Roma e Napoli, dove ci saranno decadenze dei capi degli uffici per raggiunti limiti di età. Sono in scadenza anche le cariche di Procuratore capo antimafia e di Pg della Cassazione. Un bel grumo di potere, se mettiamo tutto insieme. E se alla data (ormai certa) del referendum aggiungiamo però i tempi, che non si prevedono brevissimi, per le leggi di attuazione, ecco quanto importante avrebbe potuto essere per il fronte del No anche rosicchiare qualche giorno in più.


Facile previsione: se vincerà il Sì, l’Anm dopo un po’ si mostrerà disponibile a trattare con il governo, nella speranza di portare a casa qualche piccolo aggiustamento ma soprattutto di tirare in lungo in modo da controllare ancora, tramite le correnti, qualche nomina importante. In particolare dei Procuratori, coloro che decideranno sulle inchieste importanti, soprattutto quelle politiche. Il che rivela anche l’interesse di qualche partito storicamente “salvato”. Ecco perché Marina Berlusconi, con rara capacità di intuizione politica, ha mostrato di aver capito quale è la vera posta in gioco.