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Budapest condanna l’attivista antifascista a sette anni, la difesa annuncia appello e nuove contestazioni

Dopo la sentenza di primo grado in Ungheria, i legali impugneranno la decisione. Resta lo scenario di un nuovo mandato di arresto europeo

06 Febbraio 2026, 10:57

Budapest condanna l’attivista antifascista a sette anni, la difesa annuncia appello e nuove contestazioni

GABRIELE MARCHESI CO INDAGATO NE PROCESSO A ILARIA SALIS

La difesa di Gabriele Marchesi si prepara a impugnare la condanna a sette anni di reclusione inflitta in primo grado dal Tribunale di Budapest nei confronti dell’attivista antifascista italiano. L’impugnazione scatterà dopo il deposito delle motivazioni della sentenza, che riguarda i fatti avvenuti l’11 febbraio 2023, quando Marchesi, insieme ad altri militanti, è accusato di aver aggredito tre persone durante una manifestazione neonazista nella capitale ungherese, alla quale partecipava anche la connazionale Ilaria Salis.

Il procedimento ungherese si innesta in un contesto giudiziario già segnato da una decisione rilevante assunta in Italia. Nel marzo 2024, infatti, i giudici della Corte d’Appello di Milano avevano negato la consegna di Marchesi all’Ungheria, nonostante l’emissione di un mandato di arresto europeo. Una decisione motivata richiamando normative sovranazionali e precedenti giurisprudenziali, ma soprattutto fondata sulle condizioni delle carceri di Budapest, ritenute incompatibili con la tutela dei diritti fondamentali.

Secondo quanto evidenziato dalla Corte milanese, l’ultimo report internazionale del 2018 descriveva gli istituti penitenziari ungheresi come gravati da rischi di violenza e da insufficienti garanzie igienico-sanitarie. A questo si aggiungeva la durata non breve del procedimento e la «complessità degli accertamenti per stabilire se ha partecipato ai fatti», elementi che, per i giudici italiani, non consentivano di escludere «il reale rischio che sia leso uno dei suoi diritti fondamentali». Un eventuale sottoposizione a «trattamenti degradanti», si leggeva nella decisione, avrebbe potuto incidere negativamente anche sulla vita psichica dell’imputato, giovane incensurato.

Dopo la condanna pronunciata in Ungheria, la strategia difensiva si muove ora sul terreno dell’appello. Il collegio dei legali, composto da un avvocato di Budapest che affianca i difensori italiani Eugenio Losco e Mauro Straini, intende sostenere l’assenza di prove e di testimonianze idonee a sorreggere l’impianto accusatorio formulato dalle autorità ungheresi.

Lo scenario resta però aperto anche sul piano europeo. Qualora la sentenza dovesse diventare definitiva – circostanza non remota, considerando che in secondo grado la decisione è già esecutiva – l’Ungheria potrebbe procedere con l’emissione di un nuovo mandato di arresto europeo nei confronti del 24enne. In tal caso, la questione tornerebbe all’esame di nuovi giudici della Corte d’Appello di Milano, chiamati a rivalutare, ancora una volta, i rischi connessi alla consegna e la compatibilità della detenzione con gli standard di tutela dei diritti fondamentali.