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Processo Ilaria Salis, 8 anni di carcere per un'attivista tedesca

Maja T., una persona non binaria accusata di aver aggredito dei neonazisti a una manifestazione di estrema destra a Budapest nel 2023. E' l'unica tra i 18 imputati a essere in cella e in isolamento da un anno

05 Febbraio 2026, 09:24

Processo Ilaria Salis, 8 anni di carcere per un'attivista tedesca

L’attivista tedesca Maja T. è stata condannata a 8 anni di carcere perché considerata colpevole di appartenenza a un’organizzazione criminale, la Hammerbande («Banda del martello»), e di aggressione nei confronti di 19 militanti dell’estrema destra in occasione della “Giornata dell’onore”, celebrata a Budapest l’11 febbraio 2023. Per gli stessi fatti è stata processata anche Ilaria Salis, attualmente europarlamentare della sinistra, sottoposta, prima dell’approdo all’Eurocamera, ad un regime di detenzione degradante durante la prigionia in Ungheria. Ieri, inoltre, sempre nello stesso processo, è stato condannato a 7 anni di carcere Gabriele Marchesi.

Le sentenze sono arrivate dopo una camera di consiglio durata appena trenta minuti. L’accusa aveva chiesto per Maja T. la condanna a 24 anni di carcere. La difesa della giovane, detenuta a Budapest già da un anno e mezzo in isolamento, ha sempre contestato le accuse basate principalmente su riprese di telecamere di sicurezza vicino ai luoghi degli scontri e delle aggressioni. Nel processo, durato quasi un anno, sono state raccolte poche prove dirette, non sono state acquisite dichiarazioni di testimoni e non sono state raccolte tracce di Dna.

Esulta per la condanna della ventinovenne tedesca Zoltan Kovacs, portavoce del premier ungherese, Viktor Orbán, che in un post su X ha definito «brutale e politicamente motivata» l’aggressione contro cittadini ungheresi.

La vicenda della militante antifascista ha provocato polemiche. La detenzione in Ungheria è considerata in Germania incostituzionale, dato che nel dicembre 2024 l’attivista è stata in fretta e furia consegnata alle autorità ungheresi da un tribunale della Turingia. Un vero e proprio pasticcio giudiziario. Poche ore dopo, però, la Corte costituzionale tedesca ha dichiarato illegittima l’estradizione.

I giudici della Turingia avrebbero dovuto prendere maggiormente in considerazione le condizioni carcerarie dell’Ungheria per una persona non binaria, che, come è stato poi dimostrato, risultano incompatibili. Il rischio concreto, a detta dei giudici costituzionali, era quello di un trattamento discriminatorio nei confronti di Maja T.

La pronuncia della Corte di Karlsruhe è arrivata troppo tardi per impedire il trasferimento della ventinovenne all’Ungheria. La polizia della Sassonia aveva già consegnato Maja T. alle autorità ungheresi in elicottero durante un’operazione notturna.

Una modalità che, in base alla ricostruzione dell’Afp, si rese necessaria per prevenire “disordini” da parte degli attivisti di sinistra.

Ieri mattina, prima della lettura della sentenza, Maja T. non ha nascosto i propri timori. «Sappiamo tutti – ha riferito in udienza - che tipo di condanna vuole il primo ministro ungherese». In aula era presente anche il padre dell’attivista, il quale fino all’ultimo ha chiesto al giudice di valutare con attenzione ogni elemento della vicenda per scagionare Maja T. in un processo imbastito per motivi politici.

La linea seguita dalla difesa di Maja T. ha ricalcato quella di Ilaria Salis. Il governo di Viktor Orban è stato accusato di influenzare i tribunali e di aver sacrificato i principi di equità e imparzialità del processo.

Salis ha definito una “farsa” «il procedimento a carico di Maja e Gabri, come quello contro tutti gli antifascisti» e «un palcoscenico kafkiano su cui va in scena lo squallido spettacolo della punizione esemplare che il regime infligge ai propri nemici».

L’europarlamentare è convinta che i procedimenti riguardanti i fatti accaduti nel 2023 siano stati «pesantemente condizionati, se non addirittura orchestrati, dal governo Orbán».

Molto critico anche il copresidente del gruppo “The Left” al Parlamento europeo, Martin Schirdewan. «Il verdetto emesso contro Maja T. – ha affermato - è il risultato di un processo farsa politico che non avrebbe mai dovuto aver luogo in Ungheria». Secondo Schirdewan, l’autorità giudiziaria è stata influenzata politicamente.

«Nonostante le accuse lacunose, basate esclusivamente su prove circostanziali – ha commentato -, il giudice ha seguito la linea dell’accusa e ha dichiarato Maja colpevole, anche se la pena non raggiunge il livello draconiano richiesto. Viktor Orban ha deliberatamente sfruttato questo processo per la sua campagna elettorale.

Il verdetto si inserisce perfettamente nella messa in scena autoritaria del suo governo, che cerca di guadagnare punti con un atteggiamento duro nei confronti degli oppositori politici e, così facendo, abusa del potere giudiziario». L’esponente del gruppo “The Left” a Bruxelles ha contestato la criminalizzazione di coloro che si oppongono «all’estremismo di destra, al razzismo e alle politiche fasciste».

«Non si tratta di sicurezza pubblica – ha concluso Schirdewan -, ma di mettere a tacere il dissenso. Le azioni del governo ungherese volte a dipingere o designare i movimenti antifascisti come una minaccia alla sicurezza o come gruppi terroristici».