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Vaticano

Processo Becciu, scontro sui rescritti papali. Ecco le richieste di difesa e parti civili

Resta aperto il nodo dei documenti firmati dal compianto Bergoglio. La Corte si riserva di deliberare

06 Febbraio 2026, 10:41

Processo Becciu, scontro sui rescritti papali. Ecco le richieste di difesa e parti civili

Il processo Vaticano Londra, legato all’investimento immobiliare in Sloane Avenue, continua a dividere profondamente accusa e difese anche in secondo grado. Al centro del dibattimento d’appello restano i rescritti di papa Francesco, atti pontifici che, secondo le parti civili, sarebbero insindacabili in quanto espressione del potere sovrano del Pontefice, mentre per le difese rappresenterebbero un vulnus tale da imporre la nullità del processo di primo grado.

La settima udienza, durata circa cinque ore, si è conclusa senza una decisione immediata. Il presidente della Corte, Arellano, ha annunciato che «la Corte si riserva di deliberare, le parti saranno riconvocate», escludendo però una nuova convocazione già per il giorno successivo. Un rinvio che certifica la delicatezza della questione giuridica e istituzionale sollevata.

Nel corso delle controrepliche, l’avvocato Cataldo Intrieri, difensore di Fabrizio Tirabassi, ha definito i rescritti «atti fondativi di questo processo», osservando come essi connotino «l’eccezionalità di questo processo» e trasmettano «la sensazione di un potere di indagine assoluto». Il legale ha quindi auspicato un intervento del Pontefice attualmente regnante, affermando: «Questo pontefice è un raffinatissimo giurista in grado di dare il suo parere». Secondo Intrieri, quei provvedimenti avevano un senso nel contesto originario, ma oggi «non ce l’hanno più», pur avendo prodotto «conseguenze, anche gravi, lesive dei diritti».

Sulla stessa linea il difensore di Enrico Crasso, che ha denunciato una violazione dei diritti fondamentali del proprio assistito: «Il mio assistito è stato arrestato sulla base di una legge tenuta segreta, i suoi diritti violati, e nuovamente violati quando gli sono stati sequestrati i device». Per l’avvocato, non si tratterebbe di meri atti interpretativi, ma di un «completo stravolgimento del codice di procedura penale».

L’avvocato Panella ha ribadito che «non abbiamo mai rinunciato alla nullità», sottolineando come il vizio non sia mai stato sanato in primo grado. Andrea Zappalà, per la difesa di Mincione, ha aggiunto che «la Corte d’appello svizzera era incredula» nell’apprendere che i rescritti fossero emersi solo in un secondo momento. Anche Fabio Viglione, legale del cardinale Angelo Becciu, ha insistito sulla richiesta di nullità del processo di primo grado. Più breve l’intervento dell’avvocato Giuseppe Di Sera, per Cecilia Marogna: «Non si può dire che questo sia un giusto processo».

Di segno opposto le posizioni delle parti civili, che hanno confermato quanto già sostenuto. L’avvocato Scaroina, per la Segreteria di Stato, ha chiarito che non si è mai parlato di regime emergenziale o scandalo, ma della necessità di tutelare una fase «delicatissima» dell’indagine. «Se quel rescritto fosse stato pubblicato avrebbe avuto ripercussioni su ciò su cui si stava indagando», ha spiegato, richiamando il coinvolgimento dell’attività finanziaria dello Stato vaticano e ribadendo che si tratta di una «manifestazione del potere del sovrano», rendendo inopportuno discutere le ragioni della decisione del Santo Padre.

Sul punto è intervenuto anche il pm Settimio Carmignani Caridi, affermando che «il Papa ha scelto la soluzione giusta» e che «la situazione ce l’aveva ben presente, non è stato ingannato da nessuno». Il procuratore aggiunto ha inoltre precisato che, qualora lo si ritenesse necessario, si potrebbe chiedere un chiarimento al «Pontefice feliciter regnante».