Vaticano
Il cardinale Becciu
Nel cuore del processo vaticano sulle operazioni finanziarie della Santa Sede, l’ultima udienza è stata segnata da un duro confronto sulla validità dei rescritti di Papa Francesco e sul ruolo svolto dal capo dell’Ufficio del Promotore di Giustizia, Alessandro Diddi, oggi escluso dal secondo grado di giudizio ma ritenuto centrale dai suoi colleghi e dalle parti civili per la regolarità del procedimento di primo grado contro il cardinale Becciu.
Le parti civili – IOR, Segreteria di Stato e APSA – insieme ai promotori di Giustizia aggiunti, hanno difeso con forza sia la legittimità dei rescritti pontifici, contestati dalle difese, sia l’operato di Diddi, sottolineando come il processo si sia comunque concluso con un quadro articolato di assoluzioni e condanne, non impugnato nei termini previsti.
L’udienza si è aperta con le osservazioni del difensore di Nicola Squillace, che ha criticato il carattere normativo dei rescritti depositati a novembre 2025 dalle parti civili, sostenendo che tali atti avrebbero inciso sul giusto processo. A queste tesi ha replicato con decisione Roberto Lipari, legale dello IOR, definendo le eccezioni difensive «palesemente infondate».
Secondo Lipari, il Pontefice è fonte insindacabile di potestà legislativa nello Stato della Città del Vaticano e i rescritti rappresentano atti normativi pienamente vincolanti. Richiamando precedenti storici, come il regolamento generale della Curia romana emanato sotto Benedetto XVI, il legale ha chiarito che tali strumenti non erano diretti contro singoli imputati, ma destinati a disciplinare in modo generale le vicende legate alla gestione illecita o irregolare delle risorse della Santa Sede. In particolare, i rescritti del 2 luglio 2019 avrebbero autorizzato espressamente i promotori di Giustizia ad adottare anche provvedimenti cautelari, smentendo le ricostruzioni delle difese.
Sulla stessa linea si è collocata Paola Severino, intervenuta per la Segreteria di Stato, che ha ricordato come il Papa detenga la pienezza dei poteri esecutivi, legislativi e giudiziari nello Stato vaticano. I rescritti, ha spiegato, hanno valore normativo e interpretativo e non necessitano di pubblicazione per essere efficaci, anche in ragione della tutela della riservatezza investigativa e della ragion di Stato.
Ancora più netta la posizione di Giovanni Maria Flick, difensore dell’APSA, secondo cui i rescritti non introducono poteri straordinari, ma si limitano ad applicare norme già presenti nell’ordinamento vaticano per proteggere interessi primari della Santa Sede. Flick ha inoltre ridimensionato la rilevanza delle chat tra Ciferri, Chaouqui e Diddi, già valutate nella sentenza di primo grado, sottolineando che tutto il materiale era stato messo a disposizione delle difese nel corso del dibattimento.
I promotori di Giustizia aggiunti Roberto Zannotti e Settimio Carmignani Cariddi hanno espresso un sostegno esplicito a Diddi, evidenziando come la sua scelta di astenersi dal partecipare al secondo grado – prima dell’esclusione decisa dalla Cassazione vaticana – sia stata compiuta «a vantaggio del giusto processo». Per Carmignani, i rescritti firmati dal Papa individuano criticità note del sistema e hanno una funzione preventiva rispetto a future violazioni finanziarie.
Anche il promotore Giuseppe Deodato ha ribadito che l’operato di Diddi non ha mai leso i diritti della difesa. Gli omissis presenti in alcuni documenti e nelle chat, ha spiegato, erano necessari per proteggere la segretezza istruttoria e non hanno impedito alle parti di accedere agli elementi rilevanti.