Venerdì 06 Febbraio 2026

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La riforma della giustizia

La sinistra che vota Sì critica le fake dell’ Anm ma rimprovera il governo: «Non usi i fatti di Torino»

Da Salvi a Ranieri, da Mancina a Tonini: «La separazione delle carriere è garantista e attua la Costituzione»

06 Febbraio 2026, 08:50

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La sinistra che vota Sì critica le fake dell’ Anm ma rimprovera il governo: «Non usi i fatti di Torino»

«È una riforma garantista e il garantismo non è né di destra né di sinistra: questa riforma è il seguito dell'introduzione della legge sul giusto processo". Lo ha detto Cesare Salvi, ex parlamentare Ds, ministro nei governi Amato e D’Alema, a margine del convegno Le Ragioni del Sì, promosso ieri dall’ex presidente del Senato Marcello Pera. «La Costituzione - ha proseguito - nell’articolo 104 dice con chiarezza che la magistratura, sia pm che giudici, è indipendente da ogni interferenza del potere politico. È importante ripeterlo: chi dice il contrario o non ha letto il testo o dice cose inesatte. Mi auguro che questo convegno contribuisca a spiegare le ragioni del sì».

Ma quello di Salvi non è stato l’unico intervento di chi, da sinistra, si è schierato e anzi rivendica il sostegno alla riforma Nordio. «Questa riforma è coerente alla riforma Vassalli e costituisce una naturale evoluzione dell’inserimento del giusto processo in Costituzione - ha detto Giovanni Pellegrino, storico esponente comunista - Questo testo costituzionale ha moltissimi punti di contatto con la riforma del sistema delle garanzie che avevamo votato nella bicamerale D’Alema: se Nordio lo avesse riconosciuto forse non ci sarebbe stato tutto questo astio da parte del Pd verso la riforma».

Molto netta la posizione di Claudia Mancina, filosofa e aderente alla Sinistra per il Sì. «Il voto per un referendum costituzionale non dovrebbe essere concepito come voto di partito ma dovrebbe essere un voto libero per il cittadino, tant’è che i costituenti non erano favorevoli a inserirlo in Costituzione proprio perché, ad esempio Togliatti, temevano la rottura degli schieramenti politici - ha evidenziato la professoressa - Nel Pd si dice che bisogna votare secondo logica di partito e alcuni hanno anche citato il centralismo democratico. Ma all’epoca del centralismo democratico c’era una discussione prima di prendere una decisione su cosa votare, e questo non c’è stato né con i referendum sul Jobs act né in questo referendum».

Per poi attaccare il Pd sulla propria linea comunicativa, criticata di recente dai riformisti dem. «Abbiamo avuto negli ultimi giorni un aumento di violenza nella delegittimazione di chi a sinistra vota sì fino al punto di usare il riferimento al fascismo: una cosa assolutamente inaccettabile e immotivata, una volgarità - ha detto - Il Pd dice di difendere la Costituzione ma parlare di difesa della Costituzione significa che ogni tentativo di riforma sia un attacco alla Costituzione e questo è inaccettabile perché gli stesso padri costituenti prevedevano momenti in cui fosse opportuno e perfino necessario modificarla».

Un altro esponente di spicco della sinistra come Umberto Ranieri ha duramente contestato l’attuale linea dem. «Mi sento parte di quella sinistra che vota sì ma certo scoprire nelle dichiarazioni di alcuni esponenti del Pd che i promotori della Sinistra per il Sì sarebbero ultra estremisti mi appare francamente un po’ eccessivo e forse il segno di un ottundimento delle capacità di riflessioni politica di alcuni - il ragionamento - Colpisce il modo in cui il Pd conduce la campagna referendaria: nessuno, nel Pd, si interroga sulle cause del diffondersi nel Paese di un sentimento di diffidenza verso la magistratura. Eppure è una questione enorme della quale il Pd e la sinistra dovrebbero preoccuparsi». Non solo.

Secondo Ranieri «il Pd avrebbe dovuto rivendicare che la sinistra italiana ha sostenuto la trasformazione del processo penale da inquisitorio ad accusatorio e avrebbe dovuto rivendicare quanto prevede l’articolo 111 della Costituzione». Per questo, ha concluso, «è paradossale che gli argomenti ostili al referendum dell’87, e quindi contrari alla posizione di allora del Pci, sono gli stessi di quelli del No di oggi» e «il Pd avrebbe potuto da tempo presentare un indirizzo di riforma complessivo dell’ordinamento giurisdizionale e se l’avesse fatto avrebbe reso più difficile al centrodestra sottrarsi al confronto in Parlamento».

A favore della riforma anche uno dei fondatori del Pd, Giorgio Tonini, secondo il quale «la riforma attua l’articolo 111 della Costituzione quindi chi vota No si oppone all’attuazione della Costituzione, chi vota Sì ne è favorevole». Con una critica a chi invita a considerare il contesto di governo e politica internazionale. «Si dice che la riforma vada letta nel contesto ed è vero ma il contesto è quello di una profonda crisi della democrazia liberale e quindi dobbiamo sostenere gli strumenti che la rafforzano, come quelle garanzie implicite nella separazione delle carriere», ha spiegato Tonini.