Giustizia e media
CARLO NORDIO MINISTRO DI GIUSTIZIA , GIUSEPPE ONDEI PRESIDENTE DELLA CORTE DI APPELLO DI MILANO
Un atto d’accusa netto contro il modo in cui la giustizia viene raccontata, soprattutto sul web. Dall’inaugurazione dell’Anno giudiziario a Milano arriva un doppio richiamo istituzionale sul rischio di spettacolarizzazione dei processi e sulla progressiva perdita di fiducia nel sistema giudiziario. A intervenire sono stati la procuratrice generale Francesca Nanni e il presidente della Corte d’Appello di Milano Giuseppe Ondei, alla presenza del ministro della Giustizia Carlo Nordio.
Nel suo intervento, la procuratrice generale ha denunciato una deriva profonda dell’informazione contemporanea. Secondo Nanni, i mezzi di comunicazione, «in particolare il web, hanno ormai cessato di trasmettere, cioè veicolare informazioni, ma formano proprie verità, spesso fra loro contrastanti, alla ricerca di veloci adesioni e consensi». Un meccanismo che, ha spiegato, produce una sovrapposizione tra fatti e rappresentazione mediatica, con effetti distorsivi.
Il riferimento, pur senza citarlo esplicitamente, è a recenti casi di cronaca giudiziaria che hanno monopolizzato il dibattito pubblico. «Ne consegue lo strazio della verità giudizialmente accertata in un gioco di specchi», ha osservato Nanni, «in cui alla realtà si sovrappone la sua rappresentazione». In questo contesto, ha aggiunto, il tempo lungo e garantito del processo viene scavalcato da spazi di discussione nei quali «la fondatezza delle notizie non è assicurata e a volte neppure perseguita», lasciando che emozione e sensazione prendano il posto dell’esperienza e della fiducia.
Le conseguenze, secondo la procuratrice generale, sono pesanti non solo per i magistrati ma per l’intero sistema. «La perdita di credibilità e la generale disistima sono disastrose per tutte le categorie», ha avvertito, sottolineando che nei casi più gravi questo clima può tradursi in una delegittimazione complessiva della giustizia come strumento di composizione dei conflitti, aprendo la strada a «pericolosi fenomeni di devianza».
Sulla stessa linea l’intervento del presidente Ondei, che ha parlato apertamente di “morbosità massmediatica”. «Anche quest’anno nel nostro Distretto si sono svolti procedimenti accomunati da una celebrazione parallela», ha detto, spiegando che il racconto mediatico non ha garantito il diritto-dovere di informazione ma ha prodotto una narrazione alternativa, caratterizzata da «massima spettacolarizzazione e da un approccio culturale distorcente e riduttivista».
Ondei ha denunciato il ruolo di quelli che ha definito i «cosiddetti sacerdoti della verità quotidiana», arrivando a evocare l’espressione di “media-evo della giustizia penale” per descrivere un sistema informativo che semplifica, polarizza e sostituisce il processo con il giudizio sommario dell’opinione pubblica. I riferimenti impliciti sono ai grandi casi mediatici degli ultimi anni, dal caso Garlasco ai processi Pifferi, Impagnatiello e Ferragni.