«Quale modello di giustizia ci sta a cuore?». È la domanda al centro di un dibattito promosso da due magistrati di Catania per sostenere le ragioni del No al referendum. A suscitare polemiche, tuttavia, non è stato solo il merito dell’iniziativa, ma anche il luogo scelto: la Chiesa dell’Immacolata di San Gregorio, in provincia di Catania.
Una scelta che richiama un precedente già segnalato dal sito Silere non possum in occasione di un evento simile a Trani - che però si svolgeva in un salone-teatro parrocchiale strutturalmente distinto dall’edificio sacro - e che solleva interrogativi sul rispetto delle norme canoniche. Il canone 1210 del Codice di diritto canonico stabilisce infatti che «nel luogo sacro sia consentito solo quanto serve all’esercizio e alla promozione del culto, della pietà, della religione, ed è vietata qualunque cosa sia aliena dalla santità del luogo». Un dibattito politico su un referendum, per giunta privo di contraddittorio, appare difficilmente compatibile con tali prescrizioni.
All’incontro, svoltosi sabato scorso, hanno partecipato il procuratore aggiunto di Catania Agata Santonocito e Marco Mazzullo, magistrato ordinario in tirocinio alla Corte d’Appello etnea. Secondo quanto riferito da alcuni presenti, il parroco avrebbe “accompagnato” il dibattito sedendosi tra i due relatori, moderatore sui generis del dibattito. Anzi, un «soliloquio», ha commentato il togato indipendente del Csm Andrea Mirenda, dal momento che entrambi i relatori erano schierati per il No.
La vicenda ha suscitato la reazione della magistrata catanese Carmen Giuffrida, che sui social ha scritto: «Alla fine della Santa Messa il prete invita i fedeli a fermarsi per avere dei “chiarimenti sul contenuto del referendum”. Ovviamente chi è che “forniva chiarimenti”? Due magistrati dichiaratamente per il no!». Giuffrida ha ricondotto l’episodio ai «canoni correntizi» della magistratura e ha aggiunto: «Si vergogni il prete per aver messo a disposizione un luogo di culto, subito dopo la santa messa, per indurre i fedeli a votare no! - ha sottolineato - E vergognatevi voi, “colleghi” perché siete talmente vigliacchi da non riuscire neanche a confrontarvi con chi la pensa diversamente da voi. Ma d’altronde, nulla di nuovo sotto il sole! La magistratura, soprattutto quella catanese, si conferma per quella natura dittatoriale che ha sempre avuto».
A fornire ulteriori dettagli è stata anche la sorella di Giuffrida, presente al dibattito, secondo cui alcuni avvocati tra il pubblico si sarebbero alzati per controbattere. La magistrata ha quindi annunciato un’iniziativa simbolica: «Sabato prossimo - ha sottolineato la toga - mi presenterò in chiesa e, dopo la messa, chiederò al parroco di parlare ai fedeli. Ovviamente chiederò a qualcuno di filmarmi mentre farò la richiesta».
Contattato dal quotidiano La Sicilia, il parroco dell’Immacolata di San Gregorio, padre Andrea Consoli, 36 anni, giurista, ha difeso la propria scelta: «Io sono chiamato a formare le coscienze alla sete di conoscenza - ha dichiarato -. L’incontro è stato “tecnico-giuridico” su una riforma che riguarda tutti». Il sacerdote si è detto inoltre disponibile a ospitare anche esponenti del fronte del Sì, sempre in Chiesa, non avendo a disposizione altri spazi, affinché gli stessi «possano spiegare aspetti tecnici sulla riforma della giustizia».
Netto il giudizio di Andrea Mirenda: «Un episodio sgradevole e, addirittura, deplorevole quando ne siano protagonisti due magistrati - ha sottolineato -. I giudici, vale ricordarlo, hanno precisi doveri extra funzionali, dovendo sempre agire con equilibrio e imparzialità. Logica ricaduta di questi “prerequisiti” elementari è il rispetto della libertà morale dei cittadini, ai quali non può essere furbescamente somministrato un comizio monocorde anche quando veicolato dai “buoni uffici” di un celebrante compiacente. Il fronte della disinformatia in toga, non pago ancora di essersi impadronito dei Palazzi di Giustizia, un tempo Casa comune della Legalità, eccolo pronto a varare il “terzo tempo” ecclesiastico a fini di catechesi associativa. Neppure il Santo Uffizio avrebbe osato tanto. Ma, del resto, dalle premiate fabbriche della “modestia etica” cosa possiamo pretendere? A quando i punti fragola e la banconota tagliata a metà? Che pena».