Giovedì 15 Gennaio 2026

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Spangher: «Basta balle, ecco perché denunciamo le toghe»

Secondo il presidente del comitato per il Sì, la campagna dell'Anm per il No al referendum diffonde falsità e turba l’ordine pubblico. L’ira del sindacato

15 Gennaio 2026, 19:47

Spangher: «Basta balle, ecco perché denunciamo le toghe»

Come già anticipato, oggi al Partito radicale si è tenuta una conferenza stampa per illustrare la denuncia presentata dal presidente onorario del comitato “Pannella Sciascia Tortora per il Sì alla separazione delle carriere”, Giorgio Spangher, contro il Comitato “Giusto dire No” dell’Anm per l’ormai “famigerato” messaggio diffuso nelle grandi stazioni: “Vorresti giudici che dipendono della politica? No”.

Obiettivo? Alzare un polverone sulle «balle» dell’Anm e mettere alla prova la Procura di Roma: magistrati per la maggior parte iscritti all’Anm che adesso saranno chiamati a valutare una campagna comunicativa della stessa Associazione magistrati. Secondo Spangher e il Comitato da lui presieduto, assistiti dall’avvocato Fabio Federico, si profilerebbe il reato previsto dall’articolo 656 del codice penale (“Pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico”). Proprio Federico ha detto: «Se i magistrati vogliono fare politica, si dimettano e vengano a fare politica. Ma fino ad allora non possono, dato il loro ruolo istituzionale, veicolare simili falsità». Mentre Spangher ha aggiunto: «Con una falsa notizia si è voluto, da parte di Anm, alterare un confronto sereno. Noto che nell’Anm c’è stato uno spostamento da una modalità moderata, quasi evanescente di Cesare Parodi e Claudio Galoppi, a quella massimalista di Rocco Maruotti e Ciccio Zaccaro». Ha poi voluto precisare: «Nessuno vuole censurare qualcuno. Io ospito sulle mie riviste sempre i contributi di Rocco Maruotti, ma se presentano quel manifesto viene a mancare un contraddittorio».

È intervenuto anche l’avvocato, e past president dell’Unione Camere penali, Valerio Spigarelli: «Io sono contro i reati d’opinione e le denunce, ma non guardate il dito, bensì la luna, ossia la propaganda volgare che sta facendo l’Anm. Questa iniziativa provocatoria serve per dare uno scossone al dibattito: i magistrati non possono dire balle. Invocare la censura è una sciocchezza: basta accendere la tv o aprire i giornali. Come è una balla raccontare che il giudice sarà controllato dalla politica». Su questo «nessuno riesce a farmi un esempio concreto, a darmi una spiegazione», ha proseguito l’ex presidente dell’Ucpi. «Noi viviamo di libertà della giurisdizione. Saremmo così stupidi da votare una riforma che andrebbe nella direzione opposta?» ha concluso.

Secondo Giuseppe Belcastro, presidente della Camera penale di Roma, «se un valore può avere questa iniziativa, è quello di dimostrare in concreto cosa vuol dire per la magistratura abbandonare l’imparzialità e scendere nell’agone politico. A decidere le sorti dell’esposto potrebbe essere uno dei magistrati che ha condiviso pubblicamente l’iniziativa censurata. Certamente egli agirà secondo coscienza, ma non sarà sacrificata del tutto l’apparenza di imparzialità che, per la giurisdizione, vale quanto l’imparzialità stessa?». A prendere la parola anche il professore Giulio Prosperetti, vicepresidente emerito della Corte costituzionale e alla guida del neonato “Comitato Popolari per il sì”, che ha detto: «Mi ha colpito Gratteri, che stimo per il suo impegno contro la criminalità organizzata, quando ha detto che le numerose assoluzioni dimostrerebbero l’indipendenza del giudice rispetto alle richieste del pm. Ma quel 50% di assoluzioni poteva essere archiviato prima, perché la vera pena è il processo. La valutazione del gip e del gup deve essere un momento importante, in cui il pm deve sentire verso il giudice lo stesso ossequio che sente il difensore». E sul sorteggio: «Se i magistrati hanno il potere di dare l’ergastolo perché non possono essere sorteggiati per decidere delle carriere dei loro colleghi?». Abbiamo chiesto a Prosperetti cosa pensa del ricorso al Tar da parte dei 15 volenterosi, la cui raccolta firme ieri ha superato l’obiettivo delle 500mila firme: «Il nodo giuridico esiste, ma l’iniziativa è perniciosa».

LE REAZIONI ALLA DENUNCIA

Sconcerto e stupore per la denuncia di Spangher da parte dei magistrati. Per il segretario dell’Anm Rocco Maruotti, «il fatto che un giurista come Spangher, cogliendo al volo l’auspicio del ministro Nordio, abbia sacrificato il suo prestigio sull’altare della propaganda e abbia sottoscritto una denuncia, nella quale invoca persino la censura, e Marco Pannella si starà rivoltando nella tomba, è la dimostrazione che il fronte del Sì è in enorme difficoltà, perché sente il fiato sul collo dei 500mila cittadini che hanno già firmato per opporsi alla riforma Nordio, alle cui parole è ispirato quello slogan oggi fatto oggetto di denuncia». Ha aggiunto Giovanni Zaccaro, segretario di AreaDg: «Mai avrei immaginato che da uno dei maestri delle garanzie venisse una richiesta di censura penale».

Esterrefatta anche Ida Teresi, sostituto procuratore alla Direzione nazionale antimafia, che su Facebook, dove è molto attiva, scrive: «Dove è finita, poi, la risalente attitudine liberale degli stessi autori di questa denuncia? Avvocati, politici e giuristi che hanno sempre combattuto per la difesa del confronto democratico, della libertà di espressione, e ora vogliono conculcare le idee diverse dalle proprie? Imbavagliare i contraddittori? Intimidirli? E dov’erano in questi mesi e giorni di dileggio, offesa, calunnia della magistratura italiana?». Qualche magistrato invece dice: «Perché nessuno invece dice niente sulla campagna del comitato Sì riforma, presieduto da Nicolo Zanon? Hanno diffuso una card sui social in cui si invita a votare Sì per evitare combine tra i pm e i giudici che devono convalidare i loro atti, ritenute alla base delle ingiuste detenzioni. Secondo la Treccani quel termine vuol dire “accordo illecito”. È gravissimo veicolare un simile messaggio».

Abbiamo chiesto un commento all’ex pg Luigi Salvato, che di quel comitato fa parte e che però ha preso le distanze dal messaggio: «Non avevo visto quell’immagine, che non condivido affatto. Il dibattito va condotto su fatti concreti, veri, reali». Invece l’altro magistrato di quel comitato, Paolo Itri, ci lascia un «no comment».