Il caso
Il professor Giorgio Spangher, in qualità di presidente onorario del “Comitato Pannella Sciascia Tortora” per il Sì alla separazione delle carriere, promosso dal Partito radicale, ha presentato una denuncia qualche giorno fa contro «i legali rappresentanti e tutti i soggetti responsabili in seno al Comitato “Giusto dire No” e di coloro facenti parte dell’Associazione Nazionale Magistrati che hanno agito in concorso» nella campagna referendaria. Oggetto dell’ esposto presentato alla Procura di Roma è in particolare il messaggio «Vorresti giudici che dipendono della politica? No», apparsi recentemente nelle grandi stazioni ferroviarie e sui mezzi pubblici.
Secondo Spangher e il Comitato da lui presieduto, assistiti dall’avvocato Fabio Federico, si delinea il reato 656 cp (Pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l'ordine pubblico) in quanto quella scritta veicolerebbe «una notizia palesemente falsa e tendenziosa, finalizzata unicamente a manipolare l’opinione pubblica e a ingenerare nel corpo elettorale un timore del tutto infondato circa le conseguenze della riforma costituzionale, così da influenzare il voto».
Nella denuncia si chiede anche di valutare «un decreto di sequestro preventivo dei manifesti, degli spot e di ogni altro materiale propagandistico recante il messaggio illecito». Proprio ieri il Ministro Nordio a margine della presentazione del suo libro aveva dichiarato: «Hanno diffuso notizie false e tendenziose sul fatto che vorremmo mettere non solo il pm, come dice in Parlamento l'opposizione, ma addirittura il giudice sotto il potere esecutivo, come appare nei cartelloni: devo dire che, da ex magistrato, è assolutamente improprio». Non ha però parlato di reato. Maggiori dettagli dell’iniziativa radicale saranno resi noti stamattina durante una conferenza stampa nella sede del Partito radicale in via di torre argentina 76 a Roma, alle ore 10:30.
Intanto si terrà il 27 gennaio l’udienza camerale al Tar sulla richiesta di annullamento della deliberazione del Cdm e del conseguente decreto del Presidente della Repubblica, con cui è stata decisa la data del referendum costituzionale sulla separazione delle carriere per il 22 e 23 marzo, presentata dagli avvocati Pietro Adami e Carlo Contaldi La Grotteria per conto dei 15 “volenterosi”. La decisione è attesa già per il giorno successivo. I legali ovviamente non fanno previsioni, sono consapevoli che la partita è in salita perché il Governo era obbligato a decidere entro il 17 gennaio. Ma si sa, nel mondo del diritto non esistono certezze assolute: è questo il significato profondo dello ius dicere. E per questo sono molte le incognite. Se il Tar desse ragione al Governo, si creerebbe un precedente per cui la raccolta delle firme da parte di 500 mila cittadini sarebbe di fatto un esercizio inutile, perché ci saranno sempre dei parlamentari che andranno in Cassazione a depositare una richiesta di referendum con il quesito che desiderano. Proprio il quesito rappresenta uno degli altri nodi da sciogliere da parte del Tar, essendocene due sul piatto. Quello già ammesso e quello ‘oppositivo’.
Secondo i ricorrenti «la data può essere fissata solo dopo che il testo del quesito sia stato definito dalla Cassazione» e questo, nell’auspicio dei ricorrenti, può essere determinato come prevede l’art. 32 della l.352/1970 (valido per l’abrogativo ma estendibile in via analogica al referendum costituzionale) aprendo un dialogo scritto con i proponenti. Comunque le sottoscrizioni raccolte sono oltre 444 mila, pari all’89 per cento dell’obiettivo che quindi molto probabilmente sarà raggiunto prima del 30 gennaio. Una volta completata la raccolta firme, ed una volta che la Cassazione avrà certificato il conseguimento delle firme necessarie, i ricorrenti promotori, divengono ‘potere dello Stato’.
In questa veste, i legali Adami e Contaldi non escludono che possano sollevare conflitto di attribuzione dinanzi alla Consulta. Al momento non sarebbe contemplata un'ipotesi di rinvio della decisione da parte del Tar in attesa di una presa di posizione della Cassazione. Comunque sull’esito del ricorso il Ministro della Giustizia Carlo Nordio è convinto: «non credo vengano accolti. Da un punto di vista tecnico il ricorso è inutile perché la Costituzione prevede condizioni alternative: raccolta firme, iniziativa parlamentare o dei consigli regionali. Quando ce n'è una, le altre diventano superflue. Anche perché il quesito non si può cambiare». Sabato invece, come anticipato per primi dal Dubbio, il secondo punto all’ordine del giorno del Comitato direttivo centrale dell’Anm sarà: «Valutazioni situazioni economico finanziario Anm e rapporti con comitato».
In pratica si rifletterà su quanto rifinanziare la campagna del Comitato giusto dire No con i fondi del bilancio dell’Anm. Si ipotizzano già spaccature tra chi sarebbe pronto a rimpinguare il salvadanaio con altre 500 mila euro e chi invece vorrebbe essere più cauto e predisporre un ulteriore bonifico pari ad un quarto di milione. L’altro punto concernerà «valutazioni su modalità partecipazione a inaugurazione anno giudiziario», che si terrà i prossimi 30 e 31 gennaio. L’idea prevalente al momento sarebbe quella di evitare di porre in essere le medesime iniziative dell’anno scorso: coccarda al petto e Costituzione in mano. Nulla comunque è ancora deciso e a maggior ragione dopo l’iniziativa di Spangher si prefigura un parlamentino di fuoco.