«Combatteremo fino all’ultimo secondo affinché vinca il No ma ad un certo punto occorre essere pratici: perché Nordio non sta mantenendo la sua promessa di scrivere insieme le norme attuative della riforma costituzionale sulla separazione delle carriere?». A consegnare al Dubbio questa domanda, carica di insofferenza e fastidio, è una autorevole fonte di Magistratura Indipendente, la corrente da sempre più dialogante con il Governo.
Ma adesso pare che la luna di miele tra Mi e il Ministero della Giustizia sia finita. La causa? Il tentativo delle toghe, andato fino ad ora a vuoto, di stemperare il sorteggio puro per i magistrati che andranno a comporre i due futuri Csm e la determinazione del Ministro nel tirare dritto senza concedere nulla. La norma su cui andremo ad esprimerci nei prossimi mesi recita infatti che mentre per i laici ci sarà un sorteggio chiaramente temperato, i togati saranno estratti a sorte tra giudici e pm, «nel numero e secondo le procedure previsti dalla legge». Un sorteggio puro, in sintesi. Ma è in quella ultima espressione, ossia nella possibilità di prevedere dei correttivi, che la magistratura aveva riposto l’auspicio di poter intervenire per mitigare gli effetti devastanti che avrà il lancio dei dadi: rottamare il correntismo, il vero cuore della riforma.
Come? Ad esempio prevedendo un numero di eletti da cui poi sorteggiare. Ma così non sarà perché Nordio tira dritto. Nessun dubbio, nessuno sconto. Le sue convinzioni in merito sono granitiche, come ribadito alla presentazione del suo libro “Una nuova giustizia” alla Camera quando ha dichiarato: «La giustizia è tutto un sorteggio», ricordando che se si viene coinvolti in una vicenda giudiziaria, si viene giudicati nella città in cui si è commesso il fatto, e nella stessa città, quando accade qualcosa, le indagini preliminari vengono gestite «dal pm di turno». Ma andiamo per ordine.
Il primo segnale di una crepa nei rapporti tra MI e Via Arenula era arrivato qualche giorno fa quando il gruppo associativo dell’Anm, guidato da Claudio Galoppi e Loredana Micciché, aveva diramato un duro comunicato elencando tutte le «promesse non mantenute» dall’Esecutivo, in particolare dal Guardasigilli: dalla stabilizzazione degli addetti all’ufficio del processo - che non solo non saranno tutti assunti a tempo indeterminato ma verranno messi a lavorare nelle cancellerie invece che in stretta collaborazione con i giudici, «frustrandone la loro professionalità» - alle carenze del personale amministrativo, dal diritto alla malattia dei magistrati ai criteri di determinazione degli adeguamenti stipendiali, sino alla «mortificazione della magistratura» a causa della riforma costituzionale che «Travaglio fa bene a definire schiforma» ci dice sempre la nostra fonte.
Nordio aveva replicato al comunicato di MI, definendolo «del tutto carente dei dati». Ma dietro questa iniziativa del comunicato c’è appunto ben altro. Meno di un anno fa, quando qualsiasi tipo di dialogo si era ormai interrotto sulla riforma tra Governo e Anm, entrambi fermi sulle rispettive posizioni, il Ministro Nordio aveva però assicurato e rassicurato che avrebbe coinvolto sia la magistratura che l’avvocatura penalista nella scrittura delle norme di attuazione. Lo aveva fatto nell’incontro del 5 marzo dello scorso anno a Palazzo Chigi tra Anm e Giorgia Meloni, affiancata dal sottosegretario Alfredo Mantovano, e lo aveva ribadito pubblicamente. Nelle ultime settimane però lo stesso Nordio ha ripetuto più volte che le leggi che andranno a dettagliare, in caso di vittoria, la riforma costituzionale sono già a buon punto.
Tuttavia sia il presidente dell’Ucpi Francesco Petrelli ma soprattutto il presidente del sindacato delle toghe Cesare Parodi non hanno ricevuto neanche una chiamata informale per chiedere loro di sedersi al tavolo. Questo ha messo in allarme la magistratura, in particolare, visti i rapporti passati, Magistratura Indipendente che da sempre ha assunto un atteggiamento di maggiore apertura con l’Esecutivo, raccogliendo per questo anche pesanti critiche dalle correnti più oppositive alla maggioranza, all’interno dell’Anm. Come ci spiega ancora la nostra fonte, le cui preoccupazioni sono confermate anche da altre voci interne all’Anm, «è chiaro che noi la partita la giochiamo fino all’ultimo, non a caso siamo pronti ad investire altro denaro per la campagna referendaria, però occorre anche essere pratici e non trovarsi impreparati nell’eventualità che vincano i Sì. Perciò vorremmo ricordare al Ministro le promesse che ci aveva fatto. Continuiamo ad essere dialoganti e attendiamo un segnale di buona volontà da parte di Nordio», conclude la nostra fonte.