In apparenza è il solito Carlo Nordio: suggestivo nelle citazioni e suadente nel tono. Ma qualcosa è cambiato anche nel ministro, dopo l’avvio scoppiettante della campagna referendaria sulla sua riforma. Mai come questa mattina, alla presentazione del suo libro, il guardasigilli ha esibito un piglio così belligerante. Al punto da sfidare a duello un’Anm e un Cesare Parodi che «hanno paura di confrontarsi con me perché le loro obiezioni alla separazione delle carriere sono insostenibili». Mai, finora, il guardasigilli aveva dato l’impressione di sentirsi davvero in trincea contro i suoi ex colleghi. Che, dice, sono «indegni» quando lo accusano di essersi ispirato, nella riforma, alla P2 e a Licio Gelli.
Montecitorio. Aula dei gruppi parlamentari. Una folla di giornalisti ma anche di esponenti del governo e della maggioranza è assiepata nella grande sala a forma di emiciclo. Nordio, frontman naturale nella campagna referendaria sulle carriere separate, presenta l’agile pamphlet con cui riassume il senso della legge che i cittadini dovranno “ratificare” il 22 e 23 marzo: il libro, edito da Guerini e associati, è intitolato “Una nuova giustizia”. Al suo fianco, il direttore del Messaggero Roberto Napoletano in veste di moderatore e due relatori: la giornalista de La7 Gaia Tortora e il presidente del Cnf Francesco Greco.
Il guardasigilli parte da qualche “cenno storico”: «Abbiamo ancora un codice penale firmato da Benito Mussolini. Il codice di procedura è invece del 1988 ed è firmato da un eroe della Resistenza come Giuliano Vassalli, una medaglia d’oro che ha rischiato la vita per liberare dalla prigione Saragat e Pertini. Eppure il suo, di codice, non gode della salute di quello fascista. Il processo accusatorio introdotto da Vassalli reclama la separazione delle carriere. Che troverete non nei regimi dittatoriali ma in tutti i sistemi democratici». Poi passa a “difendere” la propria riforma. Quasi segue l’indice del saggio. «Tra le boutade spicca l’idea che individuare per sorteggio i consiglieri dei due Csm sarebbe come farsi operare dal primo che passa. E invece parliamo di persone qualificatissime. La giustizia è tutta un sorteggio: se hai un incidente, a occuparsene sarà il pm di turno. Ma è una regola giusta, perché quel pm è qualificato per definizione. Vale lo stesso per i magistrati che sarebbero estratti a sorte come consiglieri superiori o componenti dell’Alta Corte. Alla quale si potrà accedere, comunque, dopo trent’anni di esperienza».
Sull’organo a cui la riforma costituzionale attribuisce la giustizia disciplinare delle toghe, il ministro insiste: «Oggi il magistrato incolpato dinanzi alla sezione disciplinare del Csm è punito solo se non ha padrini nelle correnti». Nordio inizia a colpire duro. Ricorda le definizioni del “sistema” denunciato da Palamara: «Verminaio. Mercato delle vacche. Sistema mafioso. Sono espressioni non mie, ma di autorevolissime figure istituzionali o della stessa magistratura. Hanno colpito solo lui, Palamara: pubblichiamo le sue 60mila chat e vediamo chi vi compare».
A proposito di toghe “graziate”, Gaia Tortora ricorda come «i magistrati che fecero condannare mio padre non solo hanno scampato qualsiasi sanzione, ma hanno fatto tutti carriera e in alcuni casi sono stati eletti al Csm», sempre a proposito dello presunto “svilimento” che deriverebbe dal sorteggio. Certo, la presentazione è introdotta dagli appelli alla pacatezza del confronto rivolti dalla seconda e dalla terza carica dello Stato, i presidenti del Senato Ignazio La Russa e della Camera Lorenzo Fontana, che fa gli onori di casa.
Ma quando gli tocca intervenire, il presidente del Cnf Greco riscuote applausi a ripetizione con una serie di promemoria tutt’altro che diplomatici: «Di fronte alla campagna di disinformazione a cui si assiste da giorni – quella condotta dal comitato dell’Anm con i maxischermi che pacentano «giudici» agli ordini della politica – mi chiedo se ci sarà un pm capace di rfavvisare il reato di cui all’articolo 656, la diffusione di notizie false». Greco continua: «Solo un ex magistrato come Nordio poteva scrivere la riforma della magistratura: a chiunque altro, avrebbero scovato qualche multa non pagata, pur di impallinarlo». Altra stoccata: «Autonomia e indipendenza delle toghe messa in pericolo dalla riforma? Se fosse così, noi avvocati saremmo i primi a scendere in piazza. Ma la verità è che è solo l’Anm a minacciare quei principi», e nell’aula quasi parte la ola. «In un’intervista di pochi mesi fa a Minoli, Palamara ha ammesso di aver sacrificato magistrati valorosi in favore di altri che avevano il solo merito di essere spinti dalle correnti», incalza il vertice dell’avvocatura.
Se si dubitava che la campagna per il Sì potesse scaldarsi, ieri si è avuta una risposta chiarissima. Da Nordio innanzitutto. Che pure, davanti alla selva di microfoni da cui è assediato a fine presentazione, obietta le «notizie false» diffuse dal fronte del No. E che, soprattutto, spiega così la rinuncia dei vertici Anm ad affrontarlo in tv: «Evidentemente hanno paura di confrontarsi con me perché le loro obiezioni sono insostenibili». Forse però gli contesterebbero i persistenti affanni del sistema giudiziario che, come si sente ripetere di continuo dalle parti del No, non trarrebbe alcun beneficio dalla riforma.
«L’efficienza, la rapidità dei processi, sono importanti. Certo, durante la Rivoluzione francese i processi erano velocissimi: iniziavano la mattina e si concludevano nel pomeriggio con la ghigliottina. Così fecero pure staliniani e nazisti: dal giudice, si passava in poche ore al cappio o ala fucilazione. Certo che la giustizia dev’essere efficiente, ma dev’essere innanzitutto giusta, ed è l’obiettivo a cui ho guardato». Nordio ora è in campo. In genere quando il gioco si fa duro, iniziano a giocare i duri. Lui che è un raffinato, non ha intenzione di starsene a guardare.