Riforma della giustizia
Carlo Nordio, ministro della Giustizia
Un’analisi delle criticità strutturali del sistema giudiziario italiano e delle prospettive aperte dalla riforma costituzionale approvata nel 2025 è al centro di “Una nuova Giustizia”, il libro firmato dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, appena arrivato in libreria e sulle piattaforme online. Il volume viene presentato ufficialmente mercoledì nell’aula dei gruppi parlamentari della Camera, in un incontro che vedrà la partecipazione del presidente del Consiglio nazionale forense Francesco Greco e della giornalista Gaia Tortora.
Il testo è pensato come il capitolo conclusivo di un percorso riformatore iniziato nel 1997 e si propone di offrire una lettura sistemica delle ragioni che hanno condotto alla revisione dell’assetto costituzionale della magistratura.
Nordio ripercorre nel libro le tappe principali dell’evoluzione del processo penale italiano, partendo dall’introduzione del Codice Vassalli del 1989, che segnò il passaggio formale a un sistema accusatorio. Secondo il ministro, quel modello si è però scontrato con una Costituzione disegnata per un impianto di tipo inquisitorio, producendo nel tempo tensioni strutturali e distorsioni operative.
Questa frattura tra modello processuale e assetto costituzionale è indicata come una delle cause principali delle difficoltà della giustizia italiana, dalla durata dei processi alla gestione delle carriere e dei ruoli tra giudici e pubblici ministeri.
Il volume entra nel merito dei tre capisaldi della riforma costituzionale sottoposta a referendum: la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, la ridefinizione dei Consigli superiori della magistratura con l’introduzione del sorteggio e l’istituzione di una Alta Corte disciplinare per i magistrati.
Nordio rivendica la coerenza di questo impianto con il sistema accusatorio, sostenendo che la distinzione delle carriere è una conseguenza logica del modello processuale adottato dall’Italia da oltre trent’anni.
Nel libro il ministro respinge con forza l’idea che la riforma rappresenti una forzatura della Carta costituzionale. Secondo Nordio, sostenere che una modifica approvata seguendo le procedure previste dalla Costituzione sia una violazione della stessa è una contraddizione in termini.
Per il Guardasigilli, la riforma non indebolisce le garanzie democratiche ma mira a rendere più coerente e funzionale il sistema della giustizia rispetto al modello processuale in vigore.