Il capo di via Arenula
Carlo Nordio, ministro della Giustizia
Si rincorrono con una certa frenesia i piani per la campagna referendaria. Con chi è partito in anticipo, l’Anm, e chi ha ansia di mettersi in pari, il governo e il centrodestra in generale. Pochi si si interrogano però su quale battaglia abbia in mente, almeno per se stesso, Carlo Nordio. Parliamo dell’autore della riforma. Del ministro che rischia, a ottant’anni dalla Costituente, di scrivere una pagina di storia nell’ordinamento, giudiziario e non solo, della Repubblica. E si è detto anche, da queste colonne, che l’idea di Giorgia Meloni come di Alfredo Mantovano è che debba essere lui, il guardasigilli, il vero protagonista della campagna per il Sì. Dopodiché negli ultimi giorni ha preso il sopravvento la febbre da marketing politico-giudiziario. L’ha contagiata l’Anm attraverso il comitato di cui è azionista di maggioranza assoluta (come ha ricordato ieri in un dettagliato post Enrico Costa).
Il sindacato delle toghe ha diffuso sui maxischermi delle stazioni quel messaggio ingannevole, persino mistificatore ma efficacissimo: se non volete un giudice alle dipendenze della politica, votate No. E così è cambiato un po’ il mood pure nella maggioranza (come segnala un altro servizio sul Dubbio di oggi a proposito delle iniziative di Forza Italia, ndr). Bisogna programmare manifesti 6x3, spot televisivi, locandine social, roba d’impatto, tutto il moderno armamentario delle campagne politiche, a tambur battente. Eppure, ai vertici non solo del governo ma anche dei partiti, fra gli stessi responsabili Giustizia delle forze di centrodestra, da Francesco Paolo Sisto e Giorgio Mulè a Giulia Bongiorno, si è convinti di una cosa: che comunque, a fronte dei toni battaglieri, furbeschi, ammiccanti ma un po’ sgiaiati (soprattutto perché adottati dalla magistratura) del Comitato “GiustodireNo”, bisogna rispondere innanzitutto con la semplice verità. Con il diritto. Con le ragioni costituzionali e giuridiche alla base della separazione delle carriere.
Ed ecco che Nordio resta in prima linea. La presidia con un libro, dopo averne pubblicati molti quando era un magistrato in servizio ed editorialista del Messaggero. Si intitola “Una nuova Giustizia”, è edito da Guerini e associati, e si tratta di una lunga arringa a sostegno della riforma. Nordio presenterà il proprio saggio mercoledì prossimo, alle 11, nell’aula dei gruppi parlamentari della Camera. La frase che accompagna la locandina dell’evento è solo una premessa: “Una riflessione necessaria che interroga chiunque creda che la Giustizia sia il cuore vivo di una democrazia”.
Con il guardasigilli, prenderanno parte all’incontro tre relatori. Il presidente del Consiglio nazionale forense Francesco Greco, che con l’istituzione da lui guidata si è impegnato anche nel Comitato “Sì riforma”, presieduto da Nicolò Zanon. Il direttore del Messaggero Roberto Napoletano, che con il suo giornale ha una posizione tendenzialmente favorevole alle carriere separate. E il presidente emerito della Corte costituzionale Augusto Barbera. E la presenza di Barbera al fianco di Nordio, nel giorno in cui il ministro, con la presentazione del libro, dà prova della cifra che intende dare alla propria campagna per il Sì, quel binomio, ecco, è ricco di significati. Barbera è uno dei veri padri della sinistra riformista e democratica. È stato parlamentare del Pci e del Pds. Ministro del governo Ciampi. È insomma un uomo delle istituzioni nello stesso tempo super partes – perché è stato un esemplare presidente e giudice della Consulta – e schierato – perché non ha mai disconosciuto la propria appartenenza culturale alla sinistra. Non a caso, Barbera sarà a un altro importante evento, promosso dalla “Sinistra per il Sì” di Libertà eguale lunedì prossimo a Firenze. Ed è autore di un articolo, pubblicato lo scorso 4 novembre sul Foglio, che costituisce un autentico manifesto ideale e costituzionale per un Sì a matrice progressista.
Ora, che Barbera sia al fianco di Nordio nello “start” della campagna referendaria sta a dimostrare una cosa. Che se si declina il sostegno alla riforma in chiave giuridica, se cioè si espongono le ragioni della riforma Nordio con argomenti di semplice realtà, si realizza anche un’opera di pacificazione. Si libera il campo dalle ombre del conflitto politico. E si offre ai cittadini la possibilità di una scelta su un nuovo ordinamento giudiziario. Insieme. Senza steccati. Senza pregiudiziali di partito o vincoli di appartenenza. Come Barbera ha cercato di suggerire con l’intervento sul Foglio di tre mesi fa.
In quell’ampio e piacevolissimo articolo-saggio, il presidente emerito della Consulta, a proposito del preteso ruolo di contraltare della politica che i fautori del No attribuiscono all’attuale Csm unico, ha citato neppure Giuliano Vassalli, ma Palmiro Togliatti. Il quale all’Assemblea Costituente così descrisse un Consiglio superiore della magistratura affrancato dal controllo politico, quali peraltro sarebbero anche i due Csm previsti dalla riforma: «Un autogoverno, peraltro, impropriamente riconosciuto a sovrani senza corona e senza autorità». C’è bisogno di insistere, per spiegare che la separazione delle carriere non è per la destra ma per la vera giustizia?