Clima infuocato
Cesare Parodi, presidente Anm
Non si placa la polemica sul messaggio contenuto nello spot anti-riforma apparso sui maxischermi delle grandi stazioni per iniziativa del Comitato Anm “Giusto dire No”. Come riferito ieri da Libero, alcuni magistrati a favore del Sì starebbero meditando un ricorso cautelare per ottenere il sequestro del conto dell’Anm, colpevole a loro dire di utilizzare anche i loro soldi per diffondere «menzogne».
A piazza Cavour, sede dell’Anm, appresa la notizia, avrebbero fatto spallucce. E sull’eventuale ulteriore finanziamento da 500mila euro, da sommare a quello già deliberato a settembre, le correnti si compattano e ci dicono che sarebbero pronte a compiere il nuovo sforzo economico. Fa eccezione il gruppo, minoritario ma rumoroso, dei “CentoUno” che, come vedremo, è nettamente contrario. Qualche giorno fa avevamo accennato a possibili malumori all’interno di Magistratura indipendente, la corrente di cui fa parte il presidente Cesare Parodi, ma a tracciare una linea chiara ci pensa Claudio Galoppi, segretario del gruppo, che ci dice: «Se dovesse essere necessario prevedere una ulteriore spesa, sarei assolutamente favorevole. Perché no? L’importante è escludere contributi esterni e destinare le somme a iniziative che funzionino, che abbiano un impatto proficuo per la campagna. Ma per questo c’è una agenzia di comunicazione che saprà dare gli opportuni suggerimenti».
Stefano Celli, vicesegretario dell’Anm in quota Magistratura democratica, dice ironicamente: «Se fosse necessario, chiederei anche un prestito, per rafforzare la campagna. Quindi sì, sono d’accordo a mettere a bilancio ulteriore denaro qualora fosse necessario». Rocco Maruotti , segretario dell’Anm per AreaDg , chiarisce: «Al momento la questione non è neanche all’ordine del giorno del prossimo comitato direttivo centrale», il “parlamentino” del sindacato che si riunirà il prossimo 17 gennaio. «Tuttavia – prosegue Maruotti – noi siamo favorevoli a prevedere un finanziamento aggiuntivo se ce ne fosse bisogno. Ma per ora il problema non si pone, considerato che ancora non si è finito di spendere il mezzo milione già preventivato». Una toga di Unicost , che preferisce rimanere anonima, pure si dice favorevole a rompere il salvadanaio: «Direi sì, ma se serve ne discuteremo. Al momento non ho contezza di malumori su questo, al nostro interno. Forse sarebbe necessario che la stampa si interrogasse anche su come sono finanziati i comitati del Sì, se ad esempio usano contributi pubblici».
A distinguersi dalla maggioranza sono Andrea Reale e Natalia Ceccarelli del gruppo dei CentoUno , appunto: «Fin dall’insediamento del nuovo Cdc abbiamo assunto una posizione di netta contrarietà alla costituzione di un comitato direttamente impegnato nella campagna referendaria. Pur essendo fortemente critici nei confronti degli aspetti della riforma che toccano la separazione delle carriere e l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare, ritenevamo e riteniamo tuttora che il contributo della magistratura associata al dibattito in corso non possa travalicare i confini della compostezza istituzionale».
Tali confini, dicono al Dubbio i due magistrati, «sembrano ormai oltrepassati dai toni assunti con il messaggio fuorviante che il comitato ha scelto di veicolare in questa campagna, più consono a un soggetto politico che a un’associazione rappresentativa dell’ordine giudiziario. Finora ci siamo astenuti dal voto sui finanziamenti a favore del comitato, ritenendoli fisiologicamente coerenti con la linea assunta dalla maggioranza. È nostra intenzione esprimere, a questo punto, un voto nettamente contrario rispetto alla previsione di ulteriori finanziamenti, che rischiano di acuire la già critica temperatura dello scontro e di aggravare la connotazione politico-partitica assunta dall’associazione, oltre a distrarre la destinazione delle non illimitate risorse associative rispetto ai tradizionali scopi statutari di solidarietà sociale e assistenza sindacale», concludono Ceccarelli e Reale.
Intanto dovrebbe tenersi lunedì prossimo alle 15.30, a quanto riferisce l’agenzia Askanews, il primo Consiglio dei ministri del 2026. In quella occasione dovrebbe essere stabilita anche la data del referendum sulla separazione delle carriere. Mentre dopodomani il Comitato “Società civile per il No al referendum costituzionale”, presieduto dal professor Giovanni Bachelet, lancerà ufficialmente la propria campagna, con il sostegno alla raccolta delle firme digitali dei 15 “volenterosi”, giunte ieri quasi a metà traguardo, a quota 248mila.
Per la Cgil interverrà il segretario Maurizio Landini. All’evento prenderanno parte tutte le sigle che hanno dato vita al Comitato, insieme a rappresentanti dei partiti di opposizione, da Schlein a Conte e Fratoianni. Sempre ieri l’avvocato Franco Moretti, presidente del Comitato “Avvocati per il No”, ha divulgato un manifesto in cui si sostiene che la riforma sarebbe «fatta per proteggere i politici» e «cambia l’equilibrio dei poteri», in perfetta sintonia con la tesi dell’Anm.