Polemica dei comitati per il Sì al referendum sulla separazione delle carriere per i manifesti dell’Anm comparsi nelle principali stazioni ferroviarie durante l’ultimo fine settimana, segnato da grandi spostamenti. Lo spot, visibile anche sui maxischermi e realizzato dal Comitato “GiustodireNo” dell’Associazione magistrati, recita: “Vorresti giudici che dipendono dalla politica? No. Al referendum, vota no”.
Molto critico il presidente del Comitato “Sì Separa” della Fondazione Einaudi, Gian Domenico Caiazza, che ha parlato di manifesto «truffaldino» e «vergognoso», visto che l’articolo 104 della Costituzione, in cui si sancisce l’autonomia e l’indipendenza dell’ordine giudiziario da ogni altro potere, non viene, in questo, minimamente modificato.
Inoltre, rincara Francesco Petrelli, presidente dell’Unione Camere penali, «il fatto stesso che ciò provenga da un comitato promosso da magistrati è l’aspetto più grave della vicenda, in quanto si spende, consapevolmente, il patrimonio di credibilità della magistratura per sostenere una campagna comunicativa fondata su un’affermazione falsa. Ci si presenta come tecnici, ma si agisce da politicanti. Ci si invoca come garanti, ma si utilizzano slogan che deformano la realtà. Non è informazione, è un uso improprio dell’autorevolezza istituzionale», conclude il penalista.
E anche per il deputato di Forza Italia Enrico Costa, «lasciare intendere che la riforma porti i giudici a dipendere dalla politica è un inganno, aggravato dal fatto che lo slogan proviene da soggetti che decidono sulla vita delle persone, sui loro diritti, sulla loro libertà». Di «falsità plateali» parla Nicolò Zanon, presidente del Comitato "Sì Riforma".
Ma le critiche sembrano non scalfire affatto l’Anm, come si evince dalle parole di Rocco Maruotti, segretario dell’associazione: «Politici, giornalisti di partito e alcuni presidenti dei Comitati per il Sì, che si stanno agitando tanto per la campagna referendaria che il Comitato per il No, presieduto dal costituzionalista e avvocato Enrico Grosso, ha lanciato in questi giorni nelle grandi stazioni ferroviarie, andrebbero ringraziati perché, rilanciando sui loro profili social le foto con i manifesti contrari alla riforma Nordio, stanno centuplicando a costo zero l'effetto pubblicitario della campagna referendaria per il No: 223.380 volte grazie!». Il numero si riferisce alle firme sino ad ora raccolte per sostenere l’iniziativa dei 15 “volenterosi” che entro il 30 gennaio auspicano di raccogliere mezzo milione di sottoscrizioni su un quesito più ampio sempre relativo alla riforma costituzionale.
Ma intanto in molti si chiedono chi finanzi questa campagna referendaria dell’Anm. Come vi abbiamo già raccontato, a settembre è stata deliberata, dal Comitato direttivo centrale del sindacato delle toghe, una spesa di 500mila euro. E la cartellonistica nelle grandi stazioni è stata finanziata con soldi già messi a bilancio. Come da Statuto, il patrimonio dell’Anm è costituito dal contributo dei soci e da altri, eventuali, legati e donazioni.
Da qualche mese la quota di iscrizione richiesta ai magistrati è aumentata del 50 per cento, passando da 120 a 180 euro l’anno, in pratica da 10 a 15 euro ogni mese. Un contributo che, come ha segnalato il Fatto Quotidiano, moltiplicato per i 9.149 soci, porterà annualmente circa 550mila euro aggiuntivi nelle casse dell’organismo di rappresentanza delle toghe. Una scelta che era stata motivata con due ragioni: finanziare importanti investimenti per la comunicazione referendaria ma anche aggiornare la cifra, immodificata dal 2002, anno del passaggio dalla lira all’euro.
Tuttavia l’Anm sarebbe pronta a investire altri 500mila euro pur di portare a casa il risultato nelle urne di primavera. Si sta discutendo, infatti, se prelevare dalla cassa un altro mezzo milione per essere più performanti nei prossimi mesi. Se ne parlerà forse nel prossimo Comitato direttivo centrale, previsto per il 17 gennaio. Bisognerà poi capire in quella sede cosa farà Magistratura indipendente, che già in passato, se è vero che ha votato per lo stanziamento dei 500mila euro (si astenne il Gruppo dei CentoUno), è stata sempre critica rispetto a eccessivi balzi in avanti da parte dell’Anm sul piano della comunicazione e su quello della vicinanza ai partiti. La corrente moderata delle toghe confermerà la propria posizione perplessa anche sull’ulteriore sforzo economico da compiere per la campagna referendaria?
In ogni caso, la decisione sarà presa dall’Anm pure in base a quello che farà il Comitato “Società Civile per il No al Referendum costituzionale”. Presieduto da Giovanni Bachelet, e che vede tra i promotori anche Rosi Bindi, Maurizio Landini, Emiliano Manfredonia, Walter Massa, Gianfranco Pagliarulo, Giorgio Parisi, Benedetta Tobagi, quest’altro organismo contrario alla riforma si riunirà in una grande assemblea pubblica sabato prossimo a Roma. Benché siano 26 le associazioni aderenti, il peso maggiore, dal punto di vista finanziario, sarà assunto dalla Cgil. Se quest’ultima scenderà in campo con consistenti somme, allora l’Anm potrebbe anche evitare di porre la questione di un ulteriore finanziamento. Al contrario, se i compagni di viaggio per il No dovessero deludere le aspettative allora bisognerà rompere il salvadanaio.