Giovedì 08 Gennaio 2026

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Il commento

Quella propaganda Anm è un po’ berlusconiana e parecchio truffaldina

07 Gennaio 2026, 08:43

12:03

Quella propaganda Anm è un po’ berlusconiana e parecchio truffaldina

Manifesto Anm

Si può anche convincere del fatto che il sole giri intorno alla terra. Così la notizia del 2026 non è il consueto articolo di Giancarlo Caselli contro la riforma Nordio, ma il cambiamento di strategia di comunicazione da parte del sindacato dei magistrati.

Se nel 2025 bene o male era ancora la terra a girare intorno al sole, ecco la mano del comunicatore di professione a spiegare alla corporazione dei magistrati che per convincere il “popolo bue” a votare NO, occorre imbrogliarlo.

Separazione delle carriere? Due Csm? Alta corte di giustizia? Tutte parole inutili, che il cittadino non è in grado di capire e che comunque lo annoiano. Ci vuole uno slogan efficace e semplice, un po’ come “No Vax”, e quindi “Vorresti giudici che dipendono dalla politica?”.

Ovvio che no, soprattutto se si dà l’’impressione che la purezza della toga possa venire sporcata dal mondo corrotto della politica. Allora ecco che ci si può convincere del fatto che sia il sole a girare intorno alla terra.

I manifesti sei per tre rispecchiano lo stile berlusconiano di trent’anni fa, tradotti in salsa adeguata ai tempi delle luminescenze, sono stati buttati nelle stazioni affollate di vacanzieri natalizi. Senza pudore per i costi di questa campagna politica così appariscente e milionaria, tanto non ci sarà nessun Travaglio a fare i conti in tasca ai magistrati e ai loro sostenitori. E con ancor meno pudore per l’evidente pubblicità ingannevole, che oltre a tutto ha spazzato via ogni argomento giuridico, ogni ragionamento, per quanto spesso malizioso e deviante che aveva finora punteggiato la discussione tra i sostenitori del SI alla riforma e quelli del no.

Quel che fa maggiore impressione è che la categoria dalla quale ti aspetteresti maggior rigore intellettuale e, se permettete, anche morale, cioè quella dei magistrati, possa prestarsi agli imbrogli per sfuggire alla correttezza del confronto. Mancava solo la ciliegina sulla torta, perché del resto è stato così fin dall’inizio della campagna referendaria.

A partire dal sindacato delle toghe, la Anm, fino a ex magistrati dai nomi più altisonanti e mediatici come Giancarlo Caselli o Armando Spataro e Edmondo Bruti Liberati, tutti quanti si sono buttati a dire che “inevitabilmente” (avverbio che somiglia all’ “oggettivamente” staliniano) con la separazione delle carriere il pm sarebbe stato, prima o poi, sottoposto al controllo politico del governo. Inutile citare il testo riformato dell’articolo 104 della Costituzione, che mantiene autonomia e indipendenza, perché al processo alle intenzioni è inutile qualunque risposta.

Allora hanno detto che con le carriere unificate l’organo dell’accusa era maggiormente contagiabile da quella “cultura della giurisdizione” che compete al giudice. Dimenticando il fatto che il pm, benché obbligato per legge, mai e poi mai ricorda di cercare anche le prove favorevoli all’indagato e all’imputato. Ed è inutile ricordare il processo Eni, padre di tutte le dimenticanze. Si è passati quindi a un argomento opposto ai precedenti, quello che vedrebbe i pm, non più poveri orfanelli pronti a prendere ordini da Nordio e i suoi voraci successori, ma al contrario come facenti parte di un agguerrito squadrone della morte privo di ogni controllo. Contraddizioni palesi che hanno infine trovato patria nel pensiero di un altro ex magistrato, Piercamillo Davigo, che, in un contraddittorio con il viceministro Francesco Sisto alla festa del Fatto quotidiano, si è rivelato il più sincero. Sono sempre stato contrario, ha detto, alla riforma del codice di procedura penale, che ha introdotto nel nostro ordinamento il sistema (tendenzialmente) accusatorio.

Via quindi il codice Vassalli del 1989, via la riforma dell’articolo 11 della Costituzione introdotta dal parlamento quasi all’unanimità dieci anni dopo, quando governava la sinistra. Via tutto, evviva il sistema inquisitorio, con le carte segrete e senza contradditorio tra le parti. Davigo non è solo, prima ce ne rendiamo conto e meglio sarà. Purtroppo ci troviamo davanti a una categoria di funzionari dello Stato piuttosto restia, in larga parte, a qualunque cambiamento. Non è un caso il fatto che, nonostante tutte queste dichiarazioni sulla separazione tra ruolo giudicante e requirente, la parte della riforma più fastidiosa per le toghe sia la riforma del Csm, quella che dovrebbe azzerare il ruolo politico delle correnti. Perché non bisogna mai dimenticare che per gli apparati burocratici quella che in fondo conta di più è la propria carriera. E il sorteggio dei membri dei due Csm è peggio dell’aglio per i vampiri. Ma non si può far campagna elettorale su questo, un po’ perché è un tema difficile, un po’ e soprattutto perché si farebbe la figura dei carrieristi. E un magistrato non può mostrarsi come tale. Anche il ruolo del pm è troppo difficile da spiegare.

Meglio usare il termine “giudice”, immacolato e puro come la madonna. Che importa se nessuno vuol far dipendere i giudici dalla politica? Il messaggio è chiaro come quello di chi vuol convincere del fatto che il sole giri intorno alla terra.