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Nordio accelera e conferma l'anticipazione de Il Dubbio: referendum a marzo

Il ministro della Giustizia punta al voto sulla riforma nella seconda metà del mese e attacca l’Anm: «Rifiutano il confronto»

02 Gennaio 2026, 11:47

Nordio accelera e conferma l'anticipazione de Il Dubbio: referendum a marzo

CARLO NORDIO, MINISTRO DELLA GIUSTIZIA

La prima riforma a tagliare il traguardo nel 2026 sarà quella della Giustizia. A indicare tempi e obiettivi è il ministro Carlo Nordio, che in un’intervista al Corriere della Sera chiarisce che la data del referendum «non è stata ancora fissata», ma «presumibilmente cadrà nella seconda metà di marzo». Una previsione che conferma l'anticipazione data da Il Dubbio.

Secondo Nordio, non c’è alcuna corsa contro il tempo per timore di un cambio di umore dell’elettorato. Al contrario, il governo ritiene che più si informeranno i cittadini sui contenuti e sull’importanza della riforma, più crescerà la partecipazione al voto, con esiti positivi per il Sì. Una convinzione che accompagna l’intero impianto della riforma, considerata centrale dall’esecutivo.

Il clima resta però teso sul fronte del confronto con la magistratura associata. Il faccia a faccia con l’Associazione Nazionale Magistrati non c’è stato e, secondo Nordio, la responsabilità è tutta dell’Anm. «Ho chiesto un confronto “uno a uno” – spiega – ma prima ha rifiutato il presidente Parodi, poi il segretario Maruotti e infine tutti gli altri». Le motivazioni addotte, a suo dire, sarebbero contraddittorie: inizialmente il timore di politicizzare il dibattito, poi la disponibilità a discutere con esponenti politici ma non con membri del governo. «Se non vengono – affonda il ministro – vuol dire che hanno paura del confronto con me».

Nordio sottolinea come l’Anm abbia già assunto una posizione politica, costituendo un comitato per il No. «È un atto politico di per sé – osserva – e rifiutare il confronto con il ministro della Giustizia per non attribuirgli un significato politico è una contraddizione». Da qui l’auspicio, ironico ma netto, che l’Anm mantenga coerenza evitando qualsiasi confronto con altri partiti. «Io sono pronto anche domani», ribadisce.

Sul possibile slittamento dei tempi pre-referendari, il ministro ridimensiona i sospetti di manovre dilatorie. La questione, spiega, è tecnica e legata alla normativa vigente sul referendum, che può prestarsi a interpretazioni diverse. Una linea condivisa anche dal costituzionalista Stefano Ceccanti, citato da Nordio, secondo cui è opportuno evitare incertezze, ricorsi e polemiche per garantire un confronto «pacato e razionale».

In questo quadro rientra anche l’attenzione del Quirinale, che ha invitato alla prudenza sull’accelerazione dei tempi. Nordio riconosce il ruolo del Colle come interlocutore autorevole, ma rivendica le ragioni del governo, soprattutto alla luce dell’iniziativa dei quindici “volenterosi” che hanno depositato un nuovo quesito referendario. Un’iniziativa definita «inattesa», visto che il quesito – un sì o un no secco alla riforma – era già stato richiesto dall’esecutivo e dichiarato ammissibile dalla Corte di Cassazione.

Infine, uno sguardo allo stato della macchina giudiziaria. La digitalizzazione procede a fatica, ammette il ministro, compressa dai tempi stretti imposti per l’accesso ai fondi del PNRR. «La rivoluzione digitale non si fa in un batter d’occhio – conclude Nordio – ma dopo le prime difficoltà siamo ormai in dirittura d’arrivo».