Il ministro della Giustizia Carlo Nordio
Potranno quindici cittadini mandare all’aria i piani del Governo sulla data della separazione delle carriere? Come vi abbiamo raccontato oggi, Palazzo Chigi sarebbe intenzionato a convocare entro la fine dell’anno un Consiglio dei Ministri per indire la data del referendum sulla riforma costituzionale targata Carlo Nordio con l’obiettivo di portare quanto prima, addirittura il 1° marzo, i cittadini alle urne.
Ma adesso un'iniziativa di un gruppo di elettori potrebbe cambiare le carte in tavola. Infatti, venerdì 19 dicembre quindici cittadini si sono presentati in Cassazione per voler promuovere la raccolta di almeno 500mila firme per richiedere il referendum sulla separazione delle carriere con il seguente testo pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 20 dicembre:
«Approvate il testo della legge costituzionale concernente "Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare" approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025, con la quale vengono modificati gli artt. 87 comma 10, 102 comma 1, 104, 105, 106 comma 3, 107 comma 1 e 110 comma 1 della Costituzione?»
Il quesito invece approvato il 18 novembre dalla Cassazione, dopo l’ammissione della richiesta referendaria dei partiti di maggioranza e minoranza, è il seguente: «Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025?». La differenza quindi tra il quesito proposto dai cittadini e quello dei partiti risiede nel fatto che i primi hanno elencato tutti gli articoli della Costituzione che verrebbero modificati.
Se è vero che da una parte, secondo quanto previsto dall’articolo 15 della Legge 25 maggio 1970, n. 352 («Il referendum è indetto con decreto del Presidente della Repubblica, su deliberazione del Consiglio dei Ministri, entro sessanta giorni dalla comunicazione dell'ordinanza che lo abbia ammesso. La data del referendum è fissata in una domenica compresa tra il 50° e il 70° giorno successivo all'emanazione del decreto di indizione»), il Governo sarebbe legittimato a decidere la data del referendum in questi giorni natalizi, dall’altra parte però farebbe comunque la scelta di indirlo nonostante sul tavolo ci sia un’altra richiesta referendaria da parte della società civile?
Il rischio che si assumerebbe è quello di essere accusato da parte delle opposizioni di voler forzare la mano, dopo pure tutte le polemiche nate in seno al Parlamento dopo che il Governo ha blindato il testo senza possibilità di emendamenti. Inoltre come leggerebbe il Quirinale, che pure deve indire ufficialmente il referendum con un decreto firmato dal Presidente della Repubblica, la decisione del Governo di ignorare la richiesta di quei quindici cittadini? E quale dovrebbe essere a questo punto il testo del quesito da sottoporre agli elettori?
Insomma le incognite non sono poche. A questo punto Meloni, Nordio e Mantovano potrebbero essere costretti a decelelare sulla data ed attendere il 30 gennaio, termine ultimo per quei 15 cittadini di raccogliere le 500 mila firme. Qualora il Governo tirasse il freno a mano e qualora si raggiungessero le 500 mila firme la data del referendum come minimo sarebbe da schedulare dal 15 aprile. E questo offrirebbe ai sostenitori del No il tempo necessario per tentare di recuperare nei sondaggi che li vedono in svantaggio.