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L’avvocatura americana vince il primo round: via libera alle cause contro il governo Trump

La decisione di un tribunale federale che dà ragione all’American Bar Association: l’amministrazione ha abusato del suo potere

10 Aprile 2026, 18:56

L’avvocatura americana vince il primo round: via libera alle cause contro il governo Trump

La battaglia tra l’avvocatura americana e l’amministrazione Trump segna un primo punto a favore degli studi legali. Un giudice federale ha infatti aperto la strada alla causa promossa dall’American Bar Association, rafforzando l’ipotesi che gli ordini esecutivi della Casa Bianca possano rientrare in una strategia più ampia di pressione sulle law firms critiche. La decisione del tribunale rappresenta un passaggio preliminare ma significativo, perché consente al caso di entrare nel merito e rafforza la tesi secondo cui non si tratterebbe di episodi isolati ma di un impianto più strutturato.

Il procedimento, secondo quanto riportato da Reuters, ruota attorno all’accusa che il governo abbia adottato misure punitive nei confronti di studi legali coinvolti in contenziosi sensibili o associati a posizioni politiche non allineate. Il giudice Amir Ali ha stabilito che l’ABA può proseguire la propria azione, ritenendo plausibile l’esistenza di una campagna coordinata per intimidire e penalizzare gli studi legali. La decisione non entra nel merito, ma consente al caso di andare avanti.

Secondo quanto emerso dagli atti, alcune law firms avrebbero modificato il proprio comportamento professionale per timore di possibili conseguenze, riducendo la disponibilità a rappresentare clienti in cause contro il governo federale o in dossier politicamente sensibili. L’ABA sostiene che il fenomeno non sia episodico, ma riconducibile a un quadro più ampio di pressione istituzionale. “Sono in gioco il diritto dei cittadini di scegliere il proprio avvocato e quello degli avvocati di accettare incarichi senza interferenze”, ha dichiarato la presidente dell’associazione, Michelle Behnke.

La vicenda affonda le sue origini in una serie di ordini esecutivi adottati nel 2025, con i quali l’amministrazione Trump ha introdotto restrizioni su accesso agli edifici federali, security clearance e contratti pubblici per alcuni grandi studi legali. Le misure hanno inoltre avuto effetti indiretti sui rapporti tra le firm e i loro clienti. Diversi tribunali distrettuali hanno ritenuto tali provvedimenti potenzialmente in contrasto con il Primo e il Quinto Emendamento della Costituzione statunitense. L’amministrazione ha impugnato le decisioni, negando l’esistenza di una strategia di ritorsione e rivendicando la legittimità delle proprie azioni in materia di sicurezza e gestione dei rapporti federali.

Il Dipartimento di Giustizia ha inoltre contestato la legittimazione dell’ABA a promuovere l’azione, sostenendo che l’associazione non sia stata direttamente colpita e che le accuse si basino su ipotesi non verificate. Nel frattempo, la risposta della comunità legale si è ampliata. In un successivo sviluppo riportato sempre da Reuters, centinaia di studi legali, accademici e professionisti del diritto hanno depositato interventi a sostegno delle firm coinvolte.

Secondo le stime, oltre 800 studi legali hanno firmato “amicus brief”, insieme a migliaia di avvocati e a centinaia di studenti di giurisprudenza. Un livello di adesione raro nel settore, interpretato come segnale di preoccupazione per la tenuta dell’indipendenza della professione legale. Il timore espresso dagli intervenuti è quello di un possibile effetto deterrente, capace di influenzare le scelte degli studi legali e ridurre la disponibilità a intraprendere cause contro il governo o in ambiti politicamente sensibili.

La vicenda segue ora una traiettoria giudiziaria già definita. Nel 2025 sono stati emessi i primi ordini esecutivi, seguiti da una serie di ricorsi. Diversi tribunali distrettuali hanno sospeso o annullato le misure, ritenute potenzialmente incostituzionali. Tra marzo e aprile 2026 il contenzioso si è esteso su un piano più ampio, con l’avvio dell’azione dell’ABA. Il 1° aprile il giudice Ali ha autorizzato il proseguimento del caso. Nei giorni successivi si è intensificato il sostegno della comunità legale.

Sul fronte opposto, l’amministrazione continua a difendere la propria posizione, negando l’esistenza di un disegno coordinato e richiamando la discrezionalità dell’esecutivo in materia di sicurezza nazionale e contratti federali. Per approfondire il contesto politico e le recenti evoluzioni dello scontro tra Casa Bianca e avvocatura, resta utile l’analisi a firma di Gennaro Grimolizzi su Il Dubbio, nel pezzo “Trump si ritira dalla battaglia con gli studi legali. Ma poi cambia idea…” che ricostruisce le giravolte dell’amministrazione e il crescente conflitto con i grandi studi legali americani.