Caso internazionale
Almasri
Il caso Almasri si sposta sempre più sul terreno costituzionale e istituzionale, mentre per Lam Magok Biel Rouei, vittima e testimone delle torture attribuite al generale libico, si apre quello che viene descritto come l’ultimo spazio possibile per tentare di far valere i propri diritti. Lam Magok ha chiesto infatti di essere ammesso nel giudizio davanti alla Corte costituzionale, chiamata a pronunciarsi sulla legittimità della normativa italiana che impone al procuratore generale di attendere il parere del ministro della Giustizia prima di dare seguito alle richieste della Corte penale internazionale. La decisione sull’ammissibilità del suo intervento è attesa lunedì 13 aprile, mentre l’udienza pubblica sul merito è fissata per il 18 maggio.
La vicenda resta altamente sensibile perché tocca insieme il mancato trasferimento di Najim Osama Almasri alla Corte dell’Aja, le responsabilità politiche e amministrative interne e il rapporto tra obblighi internazionali e legge italiana di cooperazione con la Cpi. A rendere ancora più teso il quadro c’è anche il calendario parlamentare: il 14 aprile la Camera discuterà la proposta di sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Consulta nei confronti del Tribunale dei ministri e della Procura di Roma sulla posizione di Giusi Bartolozzi, ex capo di gabinetto del ministero della Giustizia.
Secondo quanto reso noto da Baobab Experience, Lam Magok chiede di poter intervenire nel giudizio costituzionale perché da quella decisione dipenderebbe la sua ultima possibilità concreta di ottenere tutela giuridica in Italia. L’associazione sostiene che, dopo il mancato trasferimento di Almasri alla Corte penale internazionale e dopo il blocco parlamentare sull’autorizzazione a procedere nei confronti di membri del governo, il passaggio davanti alla Consulta rappresenti l’ultimo snodo disponibile.
La questione nasce dall’ordinanza con cui la Corte d’appello di Roma ha sollevato dubbi di costituzionalità sugli articoli della legge italiana di attuazione dello Statuto di Roma che subordinano alcune iniziative del procuratore generale al previo coinvolgimento del ministro della Giustizia. Il punto è capire se quel filtro politico-amministrativo sia compatibile con la Costituzione e con gli obblighi internazionali assunti dall’Italia nei confronti della Cpi.
Nella nota diffusa dall’associazione, il caso viene descritto in termini molto netti. Baobab sostiene che a Lam Magok sia stato progressivamente impedito ogni spazio di tutela, prima per effetto delle scelte del governo, poi per la decisione del Parlamento di non autorizzare il procedimento nei confronti di alcuni esponenti dell’esecutivo. Per questo la Consulta viene indicata come l’ultimo giudice davanti al quale tentare di far valere la posizione della vittima.
Gli avvocati Francesco Romeo e Antonello Ciervo sostengono che l’ammissione di Lam nel giudizio costituzionale sia essenziale non solo per lui, ma anche per le migliaia di persone che si ritengono vittime degli abusi attribuiti all’ex capo della polizia giudiziaria di Tripoli. Nella loro lettura, senza questo spazio processuale il rischio è che non venga mai accertata alcuna responsabilità, né sul piano internazionale né su quello interno.
Il cuore del contenzioso riguarda la legge italiana di cooperazione con la Corte penale internazionale. Se la disciplina sarà ritenuta costituzionalmente legittima, resterà in piedi il meccanismo che impone il coinvolgimento del ministro della Giustizia e Lam Magok potrà continuare a contestare, su quel terreno, la mancata consegna del suo presunto torturatore. Se invece la norma verrà dichiarata incostituzionale, il quadro cambierà radicalmente e si apriranno conseguenze nuove sul modo in cui l’Italia deve eseguire le richieste della Corte dell’Aja.
Sul caso pesa anche un altro elemento: la Corte penale internazionale ha già confermato che l’Italia dovrà rispondere davanti all’Assemblea degli Stati Parte per il mancato arresto e trasferimento di Almasri. È un passaggio che rafforza la dimensione internazionale del contenzioso e che rende ancora più rilevante la decisione della Corte costituzionale italiana.
Parallelamente, il dossier Almasri continua a produrre effetti anche sul piano politico-istituzionale interno. La Camera dei deputati discuterà il 14 aprile la proposta di sollevare conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato davanti alla Corte costituzionale nei confronti del Tribunale dei ministri e della Procura di Roma per la posizione di Giusi Bartolozzi, ex capo di gabinetto del ministero della Giustizia, indagata per false dichiarazioni ai pm nell’ambito delle indagini sul rilascio di Almasri.