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L'approfondimento

Immigrazione, i numeri smentiscono la “svolta”: più morti, meno rimpatri

Dagli sbarchi ai rimpatri, fino alle morti nel Mediterraneo centrale: il quadro statistico smentisce la narrativa del “cambio di passo” rivendicata dalla premier

10 Aprile 2026, 08:59

Immigrazione, i numeri smentiscono la “svolta”: più morti, meno rimpatri

«Sull’immigrazione avevamo promesso un cambio di passo e certamente il cambio di passo c’è stato, anche se non ci basta. Abbiamo siglato accordi internazionali che prima non esistevano, abbiamo ridotto gli sbarchi, aumentato sensibilmente i rimpatri, rafforzato il controllo delle frontiere, combattuto i trafficanti di esseri umani e, soprattutto, abbiamo ridotto le morti nel Mediterraneo. E grazie all’Italia è cambiato anche l’approccio dell’intera Europa al governo dei flussi migratori». Giorgia Meloni lo ha detto guardando i colleghi dritti in faccia, rivendicando una svolta che avrebbe portato a un netto miglioramento della situazione. Un quadro che, però, si scontra violentemente con i numeri e con la cronaca.

Secondo i dati dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim), infatti, nei primi quattro mesi del 2026, i decessi nel Mediterraneo centrale sono stati 765, segnando un drammatico +152% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il dato è ancora più inquietante se rapportato al volume degli arrivi: la cifra dei decessi è più che raddoppiata rispetto alla leggera diminuzione degli arrivi. Diminuzione che risulta solo apparente: secondo i dati del Viminale, nel 2025 sono sbarcati in Italia 66.296 migranti irregolari, solo 321 in meno rispetto al 2024. Ma è il 2023 a chiarire la portata delle affermazioni di Meloni: nel suo primo anno di governo gli arrivi sono stati 157.651, un aumento significativo rispetto al 2022, quando gli arrivi furono 105mila. Quindi nessuna svolta.

Nel 2026, la mortalità nel Mediterraneo ha raggiunto picchi mai visti: ha perso la vita un migrante ogni nove che hanno tentato la traversata. Un’incidenza letale che rende il Mediterraneo un vero e proprio “cimitero invisibile”. Molte di queste vittime, poi, rimangono sconosciute: nessuno sa che fine abbiano fatto. Un dato che, incrociato con le informazioni che invece si hanno sulle partenze, potrebbe spiegare anche i minori arrivi: semplicemente i morti non fanno statistica. La colpa non è solo di eventi climatici estremi, come quelli degli scorsi mesi, a seguito dei quali, non a caso, il mare ha restituito quel che rimaneva di alcuni migranti che avevano perso la sfida con la fortuna. Il problema è anche l’assenza di un sistema coordinato di ricerca e soccorso, ostacolato dalle politiche anti ong del governo Meloni.

La strategia del Viminale - fatta di fermi amministrativi per le navi di soccorso e l’assegnazione di porti di sbarco lontani - ha infatti creato un vuoto operativo nei salvataggi. Infine i rimpatri, che questo governo avrebbe aumentato “sensibilmente”, così come aveva già detto a fine anno anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che aveva rivendicato il 55% in più di rientri rispetto al 2022. Secondo i dati Eurostat, però, nel 2025 l’Italia ha rimpatriato 4.780 persone (su circa 21.295 ordini di uscita), molte meno delle quasi 7mila indicate da Piantedosi e molto meno del dato del 2019, quando le espulsioni arrivarono a 6500. Nel 2024 c’erano stati invece 4.480 rimpatri, 2.304 nel 2022 e 4.751 nel 2023 (circa la metà verso la Tunisia). Insomma, altro che cambio di passo: i numeri rimangono gli stessi di sempre. E in tutto ciò, il modello del governo è quello dei centri in Albania, rimasti finora vuoti, con una spesa enorme per le casse dello Stato.

Ora, però, l’Italia può contare su «un nuovo regolamento europeo sui rimpatri» per salvare questo approccio. Al quale si aggiunge una nuova norma pensata dal governo: «La possibilità di attivare, in caso di conclamata necessità, un blocco navale temporaneo a largo delle nostre coste - ha ricordato -. Un’altra proposta che portiamo avanti da tempo, che era nei nostri programmi e che abbiamo costruito con pazienza». Un escamotage, quel riferimento alla «conclamata necessità» che consentirà di impedire i salvataggi con un pretesto, con il probabile intervento postumo della magistratura.

Alla quale Meloni dedica un pensiero, essendo proprio quello dell’immigrazione il terreno sul quale più si sono scontrate politica e toghe: «Ora che la campagna referendaria è alle spalle, voglio rinnovare il mio appello affinché tutti i poteri dello Stato facciano la loro parte per garantire il rispetto di queste norme. Spetta alla politica scrivere norme chiare e efficaci. Spetta alle forze dell’ordine, a cui va il nostro applauso e il nostro ringraziamento, verificarne le eventuali violazioni. E spetta in ultimo alla magistratura (nessun ringraziamento o applauso, ndr) assicurarne l’effettiva applicazione. È questo che fa chi rispetta la separazione tra i poteri dello Stato scritta nella nostra Costituzione». In questo scenario, il 2026 si avvia a diventare uno degli anni più bui per le vittime del mare, una letalità che la retorica di governo non riesce a nascondere.