Dal Piemonte con furore
GEORGE CLOONEY
George Clooney a Cuneo trasforma una mattinata piemontese in un evento dal forte peso mediatico e politico. L’attore americano è stato ospite dei “Dialoghi sul Talento”, il format promosso da Fondazione CRC al Palazzetto dello Sport, dove ha dialogato con la giornalista Mia Ceran davanti a circa tremila studenti delle scuole superiori arrivati da tutta la provincia.
L’incontro, pensato per ragionare con i più giovani su cittadinanza, diritti e responsabilità, ha assunto presto anche un tono politico. Clooney ha infatti usato il palco di Cuneo per colpire duramente Donald Trump, pur senza nominarlo sempre in modo esplicito, e per allargare il discorso al futuro della democrazia americana, della Nato e del rapporto tra potere e informazione.
La presenza di Clooney a Cuneo è stata organizzata nell’ambito dell’edizione 2026 di Dialoghi sul Talento, in programma mercoledì 8 aprile a partire dalle 9.30 al Palazzetto dello Sport. Fondazione CRC aveva presentato l’appuntamento come un’occasione di confronto per le giovani generazioni con una personalità di rilievo internazionale.
Sul palco, l’attore ha alternato toni leggeri e passaggi più impegnativi. Diverse cronache dell’evento ricordano il suo saluto in italiano e il rapporto diretto costruito con la platea, in gran parte composta da studenti. Il quadro raccontato dalle testate presenti è quello di un pubblico partecipe, consapevole di avere davanti non soltanto una star di Hollywood, ma anche una figura pubblica abituata a intervenire nel dibattito civile.
Il momento più forte dell’incontro arriva quando Clooney si sposta sul terreno della crisi internazionale. Da Cuneo, l’attore condanna le recenti parole di Trump sull’Iran e fissa una linea netta: «Alcuni sostengono Trump e va benissimo, ma se c'è qualcuno che come ieri dice che vuole porre fine alla civiltà questo è un crimine di guerra». La frase è stata riportata da più testate italiane e internazionali e si riferisce alla minaccia del presidente americano legata al conflitto con l’Iran.
Clooney aggiunge anche un principio politico e morale più ampio: si può sostenere un punto di vista conservatore, ma «ci deve essere un confine alla decenza, e noi non dobbiamo attraversarlo». È questo il cuore del suo intervento: non una semplice polemica personale, ma la denuncia di un limite etico che, a suo giudizio, la retorica politica americana avrebbe superato.
Nel dialogo con Mia Ceran, Clooney torna anche sulle elezioni presidenziali del 2024 e sul suo ruolo nel dibattito interno al Partito democratico. Le cronache riportano che ha richiamato l’editoriale pubblicato sul New York Times in cui chiedeva a Joe Biden di fare un passo indietro, riconoscendo che il partito avrebbe dovuto aprire vere primarie.
La riflessione è amara. Clooney ha spiegato che il campo democratico sapeva di trovarsi «con le spalle completamente al muro» e ha ammesso che non avere organizzato le primarie «è stato un peccato». Nelle ricostruzioni pubblicate dopo l’evento, l’attore viene descritto come molto preoccupato per la fase che attraversano gli Stati Uniti e per il riflesso che quella crisi può avere sugli equilibri occidentali.
Tra i temi affrontati da Clooney c’è anche il futuro della Nato, che l’attore ha indicato come uno degli strumenti che hanno garantito sicurezza non solo all’Europa ma all’intero quadro occidentale. Le testate che hanno seguito l’incontro riferiscono una sua forte preoccupazione per l’indebolimento dell’alleanza atlantica in un momento già segnato da instabilità internazionale.
Clooney ha poi spostato il discorso sul mondo del cinema, affrontando il tema dei diritti e delle trasformazioni avvenute sui set. Ha ricordato che in passato registi e produttori non trattavano bene gli attori e che per le donne la situazione era ancora peggiore. La sua lettura, però, è che oggi quel mondo sia cambiato almeno in parte.
Nel ragionamento dell’attore, il caso Weinstein rappresenta uno spartiacque. Clooney ha sostenuto che oggi non sia più possibile comportarsi come un tempo e ha parlato di un miglioramento avvenuto nel settore, soprattutto sul piano della consapevolezza e delle tutele. È un passaggio coerente con il taglio complessivo del suo intervento: usare la propria esperienza personale per mostrare che i diritti, anche quando sembrano astratti, cambiano concretamente gli ambienti di lavoro e le relazioni di potere.
Davanti a una platea composta in larga parte da studenti, Clooney ha insistito molto sulla fiducia nella prossima generazione. Le cronache dell’evento riferiscono il suo invito ai ragazzi a sostenere ciò in cui credono e a restare aperti ai cambiamenti della vita. È un messaggio motivazionale, ma non generico: per l’attore, il coinvolgimento civico passa proprio dalla capacità di non restare neutrali di fronte ai temi decisivi del proprio tempo.
Questo passaggio si lega al senso stesso di “Dialoghi sul Talento”, che Fondazione CRC presenta come uno spazio di confronto tra i giovani e figure internazionali capaci di portare esperienze e visioni diverse. In questo quadro, Clooney ha usato il proprio profilo pubblico non per coltivare il mito della celebrità, ma per spingere i presenti a ragionare su diritti, partecipazione e responsabilità.
Uno dei passaggi più significativi dell’intervento riguarda la Clooney Foundation for Justice, che l’attore ha richiamato come uno strumento concreto del proprio impegno civile. Clooney ha detto di essere orgoglioso del lavoro che ha permesso di contribuire alla liberazione di oltre cento giornalisti incarcerati, sottolineando che «non si può avere una democrazia senza chi racconta la verità».
Da qui l’ultimo affondo su Trump e sul rapporto con la stampa. Clooney ha definito quel rapporto «non elegante», osservando però che si tratta di un tratto che caratterizza anche molti altri governi.