Giovedì 12 Marzo 2026

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Medio Oriente

Mojtaba Khamenei ferito ma sta bene. Intanto Teheran minaccia le Big Tech Usa

Il ministero degli Esteri iraniano conferma il ferimento della nuova Guida Suprema. Cresce la tensione anche sul fronte tecnologico e sui costi della guerra

12 Marzo 2026, 09:13

Chi è Mojtaba Khamenei nuova Guida suprema dell'Iran

Mojtaba Khamenei

Mojtaba Khamenei è ferito ma, secondo quanto riferito dal ministero degli Esteri iraniano, le sue condizioni non destano allarme. La conferma arriva mentre la Repubblica islamica continua a muoversi su più fronti: quello politico interno, con la nuova Guida Suprema chiamata a consolidare il proprio ruolo, quello militare, con la guerra che continua a consumare risorse enormi, e quello strategico, con nuove minacce rivolte alle grandi aziende tecnologiche statunitensi presenti in Medio Oriente.

A fornire il chiarimento sulle condizioni del nuovo leader è stato Esmaeil Baqaei, portavoce del ministero degli Esteri della Repubblica islamica. «È ferito ma sta bene, non so quando terrà il suo primo discorso», ha detto al Corriere della Sera. Una frase che conferma quanto già emerso nelle ultime ore sulle condizioni di Mojtaba Khamenei dopo i bombardamenti iniziali.

La conferma del ferimento della nuova Guida Suprema

Secondo quanto riferito, Mojtaba Khamenei avrebbe riportato una frattura al piede e altre lievi ferite nel primo giorno dei bombardamenti condotti da Usa e Israele in Iran. In quell’attacco sarebbero stati uccisi il padre Ali Khamenei e sua moglie.

La conferma ufficiale del ferimento della nuova Guida Suprema arriva in un momento molto delicato, perché Mojtaba Khamenei non è ancora comparso pubblicamente dalla sua nomina. Proprio questa assenza aveva alimentato interrogativi e speculazioni sulle sue reali condizioni e sulla capacità di assumere immediatamente il controllo politico e simbolico del Paese.

La scelta dell’Assemblea degli esperti

Nel suo intervento, Baqaei ha anche cercato di rafforzare il profilo istituzionale della successione, spiegando che la scelta di Mojtaba Khamenei non sarebbe stata automatica né imposta da una logica dinastica. «C'erano tre o quattro nomi per la leadership, ma la maggioranza dell’Assemblea degli esperti ha scelto lui, in conformità con la Costituzione. Ciò dimostra che il nostro sistema non è governato da un solo uomo», ha affermato.

È una dichiarazione che punta a dare una veste di legittimità costituzionale e collegiale a una nomina che, proprio per il cognome e per il contesto in cui è maturata, viene osservata con particolare attenzione sul piano interno e internazionale.

Teheran punta anche al fronte tecnologico

Mentre il nuovo leader iraniano resta ancora fuori dalla scena pubblica, l’Iran allarga intanto il perimetro delle proprie minacce. Secondo quanto riportato dal quotidiano riformista iraniano Shargh, Teheran si preparerebbe a colpire gli uffici di alcune delle principali Big Tech statunitensi in Medio Oriente.

Nel mirino, secondo questa ricostruzione, ci sarebbero le sedi di Google e Amazon, ma sarebbero a rischio anche le infrastrutture tecnologiche di Nvidia, Microsoft e di altre società del comparto. È un passaggio che segnala come il conflitto non venga più letto soltanto in termini militari tradizionali, ma anche come confronto esteso ai nodi dell’innovazione, della tecnologia e delle reti strategiche.

Il costo della guerra per gli Stati Uniti

Sul fronte americano, intanto, il peso economico del conflitto cresce a ritmi altissimi. Secondo quanto emerso da un briefing del Pentagono ai parlamentari statunitensi, la prima settimana della guerra contro l’Iran sarebbe costata agli Stati Uniti oltre 11,3 miliardi di dollari.

La cifra, riferita dal New York Times, non includerebbe ancora molti dei costi legati al rafforzamento militare messo in campo prima dell’inizio degli attacchi. Questo lascia intendere che il totale effettivo della prima settimana potrebbe risultare ancora più alto.

Munizioni consumate a ritmo altissimo

Dalle informazioni riferite ai membri del Congresso emergerebbe anche un altro dato significativo: circa 5,6 miliardi di dollari in munizioni sarebbero stati impiegati già nei primi due giorni di combattimenti.

Secondo la ricostruzione, il ritmo di consumo delle armi sarebbe molto più elevato rispetto alle stime che erano state rese pubbliche in precedenza. Un elemento che mostra quanto la guerra stia logorando rapidamente non solo il quadro politico e diplomatico, ma anche la capacità materiale e finanziaria di sostenerne l’intensità.