Martedì 10 Marzo 2026

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Medio Oriente

Chi è Mojtaba Khamenei nuova Guida suprema dell'Iran

La tv di Stato annuncia la successione al vertice iraniano nel nono giorno di guerra. Trump e Israele alzano subito i toni.

09 Marzo 2026, 08:42

Chi è Mojtaba Khamenei nuova Guida suprema dell'Iran

Mojtaba Khamenei

Mojtaba Khamenei è il nuovo leader supremo dell’Iran. L’annuncio è arrivato dalla tv di Stato iraniana dopo la decisione dell’Assemblea degli esperti, l’organismo composto da 88 religiosi chiamato a scegliere il successore di Ali Khamenei, ucciso nelle prime fasi della guerra lanciata da Israele e Usa contro l’Iran il 28 febbraio. La nomina arriva così nel pieno del conflitto e apre una nuova fase ai vertici della Repubblica islamica mentre il Medio Oriente continua a bruciare.

Il nome del figlio del defunto ayatollah circolava già da giorni come il candidato più forte. A rafforzare questa ipotesi era stato anche il riferimento di un membro dell’Assemblea degli esperti, secondo cui il nome Khamenei alla guida dell’Iran «continuerà». Ora quella previsione trova conferma ufficiale e consegna a Mojtaba Khamenei un ruolo decisivo proprio nel momento più delicato per il Paese.

La successione al vertice e il peso della Guardia rivoluzionaria

La nomina del nuovo leader supremo assume un rilievo immediato anche sul piano militare. La Guardia rivoluzionaria, infatti, risponde direttamente alla Guida suprema, e questo significa che Mojtaba Khamenei avrà da subito voce nella gestione della strategia di guerra.

La scelta dell’Assemblea degli esperti non si limita quindi a garantire continuità istituzionale. Al contrario, si inserisce in un quadro già segnato da bombardamenti, minacce incrociate e ampliamento del conflitto a nuovi teatri e nuovi bersagli. Il passaggio di consegne, avvenuto in piena guerra, spinge inevitabilmente a leggere la successione anche come un fatto strategico oltre che religioso e politico.

Trump e Israele avvertono il nuovo leader

Prima ancora dell’ufficializzazione del nome, da Washington erano arrivati segnali durissimi. Donald Trump, che nei giorni scorsi aveva definito Mojtaba Khamenei un «peso piuma», aveva già lanciato un monito sul futuro della nuova guida iraniana.

«Dovrà ottenere la nostra approvazione. Se non la ottiene non durerà a lungo. Vogliamo assicurarci di non dover tornare ogni 10 anni», ha detto il presidente Usa ad Abc News. Poi ha aggiunto: «Non voglio che la gente debba tornare di nuovo a fare la stessa cosa o, peggio ancora, che abbiano un’arma nucleare».

Poco prima anche Israele aveva alzato il livello dello scontro, facendo sapere attraverso un post dell’Idf su X in lingua farsi che l’esercito continuerà a perseguire ogni successore della Guida suprema e chiunque tenti di nominarlo. Un avvertimento che accompagna l’ascesa di Mojtaba Khamenei e rende ancora più incandescente il quadro politico e militare.

La nomina del nuovo leader arriva al giorno 9 di guerra, con attacchi che continuano a estendersi nel Medio Oriente. In Iran i depositi petroliferi colpiti da Israele hanno continuato a bruciare, facendo scattare l’allarme per possibili piogge acide.

La Mezzaluna Rossa ha spiegato che «a seguito dell’esplosione e dell’incendio nei depositi di petrolio, un volume significativo di composti tossici, tra cui idrocarburi, ossidi di zolfo e ossidi di azoto, è stato rilasciato nell’atmosfera». Queste sostanze, è stato aggiunto, «possono combinarsi con il vapore acqueo presente nelle nuvole e, in caso di precipitazioni, creare piogge acide altamente corrosive».

L’avvertimento riguarda anche le conseguenze dirette sulla salute. «Il contatto diretto con questo tipo di pioggia può causare ustioni, irritazioni e danni alla pelle, mentre l’inalazione può causare problemi respiratori», ha spiegato ancora la Mezzaluna Rossa. Il conflitto, dunque, non colpisce più soltanto obiettivi militari e strategici, ma produce rischi ambientali e sanitari che si scaricano sulla popolazione.

Nel mirino anche infrastrutture civili

La guerra si sta allargando anche agli impianti civili. Il Bahrein ha accusato l’Iran di avere colpito un impianto di desalinizzazione, fondamentale per l’approvvigionamento di acqua potabile. In Arabia Saudita sono state registrate le prime vittime dall’inizio del conflitto: due persone sono morte e dodici sono rimaste ferite in un attacco che ha colpito un edificio residenziale.

Nelle stesse ore i media israeliani avevano parlato di un primo attacco degli Emirati Arabi Uniti contro obiettivi iraniani, ma la notizia è stata successivamente smentita dal Paese del Golfo, che l’ha definita «fake news». Anche questo passaggio contribuisce a descrivere un clima di massima tensione, nel quale si moltiplicano voci, smentite e segnali di possibile estensione del conflitto.

Morti, bambini e sfollati: il costo umano cresce

Secondo Teheran, tra gli oltre 1.200 morti provocati dagli attacchi di Usa e Israele ci sarebbero 200 bambini e 200 donne. È un bilancio che, per come viene riferito, conferma la dimensione umanitaria della crisi.

Anche il Libano vive una situazione drammatica. Secondo le autorità locali, le vittime degli attacchi israeliani sono quasi 400, tra cui 83 bambini. A questo si aggiunge l’emergenza degli sfollati: oltre mezzo milione di persone avrebbe lasciato le proprie case nella prima settimana di combattimenti tra Israele e Hezbollah.

Il quadro che emerge è quello di una guerra che non si limita più al confronto tra Iran e blocco israelo-americano, ma coinvolge l’intera regione con un impatto crescente su civili, infrastrutture e assetti politici.

Tajani riduce il personale nelle ambasciate

Anche l’Italia prende atto della gravità della situazione. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha spiegato che «la situazione è ancora preoccupante in alcune parti, tant'è che abbiamo deciso di ridurre il personale delle nostre ambasciate a Baghdad e a Beirut, rimarrà nelle due sedi solo il personale indispensabile per l’attività diplomatica».

Lo stesso Tajani ha riferito che sono saliti a circa 25mila gli italiani rientrati. Un dato che misura la portata della crisi anche per il nostro Paese e il livello di attenzione che il governo continua a mantenere sul fronte della sicurezza dei connazionali.

Nel frattempo un’esplosione si è verificata nei pressi dell’ambasciata Usa a Oslo, in Norvegia, e gli inquirenti non escludono la pista del terrorismo. Un episodio che, pur collocandosi fuori dal Medio Oriente, aggiunge ulteriore tensione al contesto internazionale.

Per lunedì, in coincidenza con la visita del presidente francese Emmanuel Macron a Cipro per mostrare la solidarietà della Francia, è prevista una videoconferenza tra i vertici delle istituzioni Ue e alcuni leader mediorientali. Sul piano politico e militare, si moltiplicano dunque le iniziative di coordinamento.

Anche il premier britannico Keir Starmer ha avuto un colloquio telefonico con Donald Trump, durante il quale i due hanno discusso «della cooperazione militare fra Regno Unito e Stati Uniti attraverso l’uso delle basi della Raf a sostegno dell’autodifesa collettiva dei partner nella regione».

A questo si aggiunge il ruolo annunciato dall’Ucraina. Volodymyr Zelensky ha fatto sapere che nei prossimi giorni Kiev invierà esperti per fornire consulenza agli Stati Uniti e ad alcuni Paesi del Medio Oriente su come respingere gli attacchi dei droni iraniani.