Giovedì 12 Marzo 2026

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Crisi nel Golfo

L'Iran minaccia il petrolio a 200 dollari e chiude Hormuz. Trump infuriato

Teheran alza il livello dello scontro nel Golfo, colpisce navi cargo e avverte Usa e alleati. Cresce la tensione anche su Dubai, Libano e Cipro

12 Marzo 2026, 08:20

L'Iran minaccia il petrolio a 200 dollari e chiude Hormuz. Trump infuriato

DONALD TRUMP PRESIDENTE USA

Lo Stretto di Hormuz diventa il baricentro più esplosivo della guerra e il passaggio dal quale rischia di arrivare l’onda d’urto più pesante sull’economia globale. L’Iran ha lanciato una minaccia diretta a Stati Uniti, Israele e ai loro partner: prepararsi a uno scenario con il petrolio a 200 dollari al barile. Una pressione che si accompagna alla scelta di blindare il passaggio marittimo, annunciando che da Hormuz non passerà «nemmeno un litro di petrolio» senza autorizzazione di Teheran.

Alle parole si sono aggiunti i fatti. Le forze armate iraniane hanno attaccato tre navi cargo che avevano tentato di attraversare lo stretto. Una era battente bandiera thailandese ed era diretta in India. Un’altra, secondo quanto riferito, era una nave battente bandiera liberiana ma di proprietà israeliana. Il braccio di mare che collega il Golfo ai mercati mondiali dell’energia viene così descritto dal presidente francese Emmanuel Macron come un vero «teatro di guerra», nel quale occorre ripristinare la libertà di navigazione «il prima possibile».

Hormuz al centro dello scontro tra minacce e attacchi

Il fronte più delicato è ormai tutto concentrato attorno allo Stretto di Hormuz, dove si gioca non solo una partita militare ma anche il controllo di una delle arterie energetiche più strategiche del pianeta. Resta aperta pure la questione delle mine che, secondo alcune indiscrezioni, la marina dei Pasdaran avrebbe posizionato nell’area.

Macron ha spiegato di non avere indicazioni di intelligence certe su questo punto, mentre Donald Trump ha minimizzato la minaccia sostenendo che gli Stati Uniti avrebbero eliminato «quasi tutte» le navi posamine iraniane «in una sola notte». Ma da Teheran è arrivata subito una risposta durissima: se i porti iraniani venissero colpiti, come lasciato intendere dal Comando militare centrale Usa che ha invitato i cittadini a stare lontano dalle infrastrutture portuali, allora tutti i porti del Golfo diventerebbero «obiettivi legittimi».

L’allarme dell’Fbi sulla costa occidentale Usa

La crisi non resta confinata al Golfo. Secondo quanto riferito da Abc, l’Fbi avrebbe avvertito le autorità della California di un presunto piano iraniano volto a «condurre un attacco a sorpresa utilizzando velivoli senza pilota da una nave non identificata al largo delle coste degli Stati Uniti» verso la costa occidentale.

È un elemento che allarga ulteriormente il raggio della tensione e che mostra come la guerra, pur mantenendo il suo centro nel Medio Oriente, venga ormai letta anche come possibile minaccia diretta a infrastrutture e territori lontani dal teatro originario del conflitto.

Trump: “Presto finirà, non c’è più nulla da colpire”

Sul versante americano, Trump continua a parlare anche dei tempi della guerra, lasciando intendere che la fase militare possa avviarsi rapidamente a una conclusione. «Presto» arriverà la fine delle operazioni, ha detto, perché «non c'è più praticamente nulla da colpire». E ha aggiunto: «Quando io vorrò che finisca, finirà».

Dall’altra parte, però, il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Ghalibaf ha sostenuto che Teheran abbia «accecato» i sistemi radar americani nel Golfo e che per questo motivo l’Iran possa ora «colpire qualsiasi postazione desideri». Due narrazioni opposte che raccontano bene il livello di sfida e di propaganda dentro cui si muove ormai il conflitto.

I dubbi su Mojtaba Khamenei e il giuramento di Hezbollah

Nel pieno della crisi resta anche l’incognita sulla sorte di Mojtaba Khamenei, la nuova Guida Suprema che non è ancora comparsa in pubblico dalla sua nomina. Secondo la Cnn, il figlio del defunto ayatollah Khamenei sarebbe rimasto ferito nel primo giorno della campagna di bombardamenti di Usa e Israele e avrebbe riportato «una frattura a un piede» e ferite «lievi» al volto.

Intanto, nelle ultime ore, il segretario generale di Hezbollah, Naim Qassem, ha prestato giuramento al nuovo leader religioso di Teheran. Un passaggio che rafforza il legame politico e militare tra la Repubblica islamica e la milizia sciita libanese proprio mentre il fronte libanese continua a bruciare.

Libano, Dubai e Israele: il conflitto si allarga ancora

Hezbollah ha proseguito il suo scambio di attacchi con Israele, mentre Beirut ha reso noto che dalla ripresa delle ostilità le persone morte sono oltre 570. Anche l’Iran ha continuato il lancio di missili e droni verso lo Stato ebraico, dove si teme una nuova intensificazione dei raid da parte di Teheran.

I Pasdaran hanno inoltre colpito con due droni nei pressi dell’aeroporto internazionale di Duba, ferendo quattro persone. Il conflitto mostra così una geografia sempre più larga, che tocca rotte energetiche, città simbolo e aree già nevralgiche per gli equilibri regionali.

La strage di Minab e l’inchiesta del New York Times

A rendere ancora più drammatico il quadro c’è anche il capitolo della strage di studentesse nella scuola iraniana di Minab, costata la vita a 157 persone. Secondo un’inchiesta del New York Times, la responsabilità ricadrebbe sulle forze armate americane, per quello che viene descritto come un errore di mira nel lancio di un missile Tomahawk.

Il missile, stando a questa ricostruzione, avrebbe dovuto colpire una struttura militare adiacente all’edificio scolastico. Un episodio che aggiunge ulteriore pressione politica e umanitaria dentro uno scenario già segnato da accuse reciproche e bilanci sempre più pesanti.

L’Italia muove la fregata Martinengo verso Cipro

Nel quadro di questa escalation, anche l’Italia ha compiuto una prima mossa operativa. Nelle ultime ore la fregata Martinengo della Marina militare ha raggiunto l’area di Cipro, nell’ambito di un’operazione coordinata tra Italia, Francia, Spagna e Olanda per la difesa dell’isola.