Medio Oriente
Siamo ormai al tredicesimo giorno di guerra in Medio Oriente, senza che all’orizzonte si intraveda una soluzione che possa fermare missili e droni dal seminare morte e distruzione in tutta la regione. Complice anche il fatto che sia gli Stati Uniti che Israele non abbiano le idee chiare né riguardo gli obiettivi da raggiungere con l’operazione Epic Fury per gli statunitensi, o Leone Ruggente per gli israeliani né quanto dovrebbe durare il conflitto.
La decapitazione del regime non ha portato alla capitolazione dello stesso, come sperato da Washington e Tel Aviv, ma ha avuto l’effetto di alzare una fitta coltre di nebbia sul futuro di un Paese con 2500 anni di storia e una popolazione di più di 90 milioni di persone. Per provare a farsi un’idea su quelli che potrebbero essere gli Iran possibili dopo la morte di Khamenei, può essere utile leggere il saggio breve di Karim Sajadpour, Senior Fellow presso il Carnegie Endowment for International Peace, “L’autunno degli Ayatollah”, pubblicato a ottobre del 2025 su Foreign Affairs, e «diventato il documento di riferimento sull’Iran del dopo», come spiegato da Cecilia Sala nella puntata 932 del suo podcast Stories.
Secondo Sajadpour «la questione centrale è se il regime teocratico che governa dal 1989 durerà, si trasformerà o imploderà, e che tipo di ordine politico potrebbe emergere sulla sua scia». Tra le soluzioni di transizione profilate da Sajadpour nel suo saggio quelle più attuali secondo Sala sono: il modello russo, il modello cinese e il modello pakistano. Anche se, come precisa l’autore «Il percorso dell'Iran sarà unico e il suo corso plasmerà non solo la vita degli iraniani, ma anche la stabilità del Medio Oriente e dell'ordine mondiale in generale».
L’elezione di Mojtaba Khamenei, figlio del precedente leader del regime iraniano Ali Khamenei, a nuova Guida suprema della Repubblica islamica ha segnato un primo passo verso il modello pakistano. Il Pakistan ha ottenuto l’indipendenza dall’Impero Britannico nel 1947, anche se lo status di dominion britannico decadde solo nel 1956, e la sua storia moderna è segnata da quattro colpi di Stato militari che hanno portato i generali dell’esercito a governare il Paese complessivamente per 33 anni.
Come dimostrato dalla sorte subita dall’esecutivo guidato da Imran Khan, nessun governo pakistano può governare senza l’appoggio e il coinvolgimento dell’esercito, «che da tempo giustifica il suo dominio presentandosi come custode dell’unità nazionale contro l’India e la disintegrazione interna», spiega Sajadpour. In ragione di questo ruolo di cui si sono auto investiti, esercito e servizi segreti decidono tutto in Pakistan, situazione descritta ironicamente dai pakistani con la battuta «(il Pakistan ndr) non è un Paese con un esercito ma un esercito con un Paese».
Perché quindi l’elezione di Mojtaba Khamenei, che formalmente è un chierico ed è il figlio della precedente Guida suprema, ha segnato un avvicinamento dell’Iran al modello pakistano indicato da Sajadpour? L’assemblea degli Esperti indicando Khamenei jr. «ha deciso di violare un tabù fondativo della Repubblica islamica - spiega Sala nella puntata 935 in cui dipinge il ritratto del nuovo capo di Stato dell’Iran - la Guida suprema va scelta per il suo rango clericale, non per il suo sangue, dovrebbe essere lo studioso islamico più autorevole del Paese e Mojtaba non lo è».
Khamenei jr. è legato a doppio filo con le Guardie della Rivoluzione, l’ala militare del regime iraniano che negli ultimi anni hanno sottratto potere al clero sciita. In virtù della sua delega alle operazioni militari e d’intelligence attribuitagli dall’ufficio della Guida suprema Mojtaba infatti tiene stretti rapporti da decenni con i Pasdaran, divenendone il lobbista. «Dopo la rivoluzione - scrive Sajadpour - la Repubblica islamica si è gradualmente trasformata da stato clericale in uno stato di sicurezza dominato dalle Guardie». I Pasdaran si sono dedicati «al mondo degli affari, dei porti, dell'edilizia, del contrabbando e dei media, evolvendosi in una chimera: in parte forza militare, in parte conglomerato imprenditoriale e in parte macchina politica - prosegue l’autore - Oggi, l'IRGC supervisiona il programma nucleare iraniano, comanda milizie per procura in tutta la regione e domina ampi segmenti dell'economia». Ora i Pasdaran, o quel che ne rimane, possono fare affidamento su una Guida suprema a loro favorevole ma non più dominante e prendere in mano le redini del regime seguendo l’esempio pakistano. Sempre che i loro vertici riescano a sopravvivere ai raid statunitensi e israeliani.