Mercoledì 25 Febbraio 2026

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La svolta

Cinturrino (che rimane in carcere) davanti al gip: «Ho sparato per paura». E ammette la messinscena con la pistola nello zaino

L’assistente capo fermato per l’omicidio di Mansouri non cambia versione e rivendica il test tossicologico. Indagini su eventuali legami con lo spaccio e attesa per la decisione del giudice

25 Febbraio 2026, 09:09

10:33

Abderrahim Mansouri ucciso a Rogoredo, la Procura scava: “tensioni” e ipotesi pizzo sullo spaccio

Omicidio a Rogoredo

Davanti al giudice, il poliziotto fermato non arretra: ripete la sua versione, rivendica di non avere nulla da nascondere e, soprattutto, conferma un punto che pesa come una pietra nell’inchiesta: la messinscena successiva allo sparo. Carmelo Cinturrino, assistente capo del commissariato Mecenate, interrogato dal gip di Milano Domenico Santoro, non cambia linea sull’omicidio volontario di Abderrahim Mansouri, avvenuto a Rogoredo e ribadisce di aver sparato «per paura».

Cinturrino, assistito dall’avvocato Pietro Porciani, si presenta così: «Mi sono sempre comportato bene, non ho mai fatto cose illegali, non ho mai fatto del male. Sono contento che mi abbiate fatto il test tossicologico così potete vedere che sono pulito».

Nel racconto riportato, il 41enne ripercorre il suo arrivo nel boschetto di Rogoredo nel pomeriggio del 26 gennaio. Dice che, a distanza di quasi 30 metri, vede una sagoma «che si abbassa e si alza», impugna la pistola e spara. «Solo una volta a terra» riconosce nella vittima il pusher 28enne di origine marocchina.

«Ho perso lucidità»: l’ordine al collega e lo zaino con la pistola

È il passaggio più delicato: a quel punto, afferma, «ho perso lucidità» e dà il via alla messinscena. Secondo il testo, ordina al collega di andare in commissariato «a prendere lo zaino dove so che c’è la pistola». L’arma sarebbe una pistola giocattolo, trovata in zona Lambro prima del Covid e mai eliminata. Alla domanda del procuratore capo Marcello Viola, Cinturrino non avrebbe saputo spiegare perché l’abbia conservata.

L’interrogatorio di convalida del fermo, viene riferito, si sarebbe limitato alla ricostruzione dell’omicidio, senza domande specifiche sull’accusa - che circola nell’inchiesta - di presunte richieste di soldi e droga a pusher e spacciatori della zona. «Sono dispiaciuto, non ho mai fatto cose illegali», ribadisce, senza formulare scuse specifiche.

Nel frattempo, in Questura a Milano proseguono le audizioni di persone che muoverebbero ombre o accuse contro l’agente, ora detenuto a San Vittore.

Alcuni si sarebbero messi in contatto con la difesa della vittima, gli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli; su altri la Squadra Mobile starebbe indagando per ricostruire possibili legami tra Cinturrino e il mondo dello spaccio. Gli investigatori lavorano anche sui telefoni dell’assistente capo e della vittima, cercando eventuali chat utili a chiarire i rapporti tra i due.

La decisione del Gip

All'esito dell'interrogatorio di garanzia, Il gip di Milano, Domenico Santoro, ha disposto la custodia cautelare in carcere per Carmelo Cinturino, assistente capo del Commissariato Mecenate di Milano con l’ipotesi di omicidio volontario nei confronti del 28enne Abderrahim Mansouri, ucciso con un colpo di pistola in via Impastato a Rogoredo alle 17.33 del 26 gennaio. Il gip non ha convalidato il fermo eseguito dalla squadra mobile lunedì mattina.

Accolta la richiesta del pm Giovanni Tarzia e del Procuratore di Milano, Marcello Viola. Il gip ha riconosciuto le esigenze cautelari del pericolo di reiterazione e del rischio di inquinamento probatorio. Cinturrino ieri aveva risposto alle domande durante l’interrogatorio di convalida in carcere a San Vittore.