Martedì 24 Febbraio 2026

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Da Rogoredo a Voghera, il “martedì nero” degli agenti e del Capitano

La confessione del poliziotto Cinturrino, la condanna dell’ex assessore leghista Massimo Adriatici, l’indagine aperta per furto aggravato nei confronti di 21 tra uomini e donne delle forze dell’ordine, in servizio alla stazione Termini di Roma

24 Febbraio 2026, 18:31

Matteo Salvini

Da Rogoredo a Roma passando per Voghera. Non è un buon momento per il vice premier Matteo Salvini, sempre in prima fila a difendere le divise e invocare la legittima difesa. Fatta salva la presunzione di innocenza, non solo formalmente, è pur vero che oggi, per una strana congiuntura astrale, il leader del Carroccio ha dovuto incassare tre brutte notizie. La confessione del poliziotto Carmelo Cinturrino, la condanna dell’ex assessore leghista Massimo Adriatici, l’indagine aperta per furto aggravato nei confronti di 21 tra uomini e donne delle forze dell’ordine, in servizio alla stazione Termini della capitale. E stranamente oggi Salvini non ha scritto nessun tweet in proposito, quando invece si distingue sempre per essere «la pistola più veloce del West» sui social.

Partiamo dal primo fatto di cronaca. Cinturrino, accusato dell’omicidio volontario del pusher 28enne Abderrahim Mansouri, «ha ammesso le sue responsabilità» dinanzi al gip, ha detto il suo avvocato Piero Porciani. Il poliziotto ha anche ammesso: «Dovevo essere quello che faceva osservare la legge, ho sbagliato. Chiedo scusa a tutte le persone che indossano la divisa: ho tradito la loro fiducia». «Quando ho visto che Mansouri stava morendo, ho perso la testa», avrebbe ancora dichiarato Cinturrino dinanzi al gip Domenico Santoro. Come ha ribadito Porciani, il poliziotto «chiede scusa a quelli che si sono fidati di lui. Ha confessato i suoi errori ma ha negato di aver chiesto il pizzo agli spacciatori».

L'agente ha risposto a tutte le domande del gip e del procuratore Marcello Viola. Ha ripetuto di aver esploso il colpo per «paura» e dopo ha aggiunto di essersi sentito «perso» perché «sa bene - ha precisato il legale al termine dell'interrogatorio - cosa accade a loro quando sparano. Ha tentato di mettere una toppa». Da qui l'ordine al suo collega di andare al commissariato a prendere la finta pistola. «Un'arma giocattolo che non doveva essere tracciata - ha sottolineato il difensore - e che ha trovato ancora prima del Covid in zona Lambro e ha tenuto». Cinturrino avrebbe affermato che tutti gli agenti, eccetto la donna, che il 26 gennaio si trovavano in via Impastato, lo «hanno visto prendere qualcosa dalla macchina e mettere un oggetto vicino al corpo di Mansouri», che però «dice di non aver toccato - ha continuato l'avvocato - come dice di aver chiamato i soccorsi subito».

Il difensore dell'agente ha dichiarato: «Il collega di Carmelo Cinturrino che ha preso la valigetta in commissariato non poteva non sapere cosa c'era all'interno». Insomma, finita l’omertà iniziale, ora gli agenti si accusano a vicenda. Nelle prossime ore il giudice deciderà sulla richiesta di convalida del fermo e sulla misura del carcere per Cinturrino. La difesa ha proposto i domiciliari.

Sempre oggi Massimo Adriatici, l’ex assessore leghista di Voghera, avvocato, ex poliziotto e già istruttore della scuola allievi di polizia di Alessandria, è stato condannato a 12 anni per l’omicidio di Younes El Boussettaoui, 39 anni, ucciso la sera del 20 luglio 2021 in piazza Meardi a Voghera, davanti al bar Ligure, dopo una manata in faccia che la vittima, un senzatetto affetto da disturbi psichici, aveva assestato al politico. Dunque nessuna legittima difesa (come riferito subito da Salvini in difesa del suo assessore), nessun eccesso colposo di legittima difesa, né uno sparo partito in modo incidentale o per errore, come aveva invocato Adriatici. L’uomo dovrà inoltre risarcire i familiari di El Boussettaoui per un totale di 380mila euro.

Per Adriatici la procura aveva chiesto una condanna a 11 anni e quattro mesi, la difesa l’assoluzione. Avendo scelto il rito abbreviato, l’ex-assessore ha ottenuto uno sconto di pena di un terzo. Il procedimento si era originato dopo che il primo giudizio per eccesso colposo di legittima difesa, durato un anno e undici udienze, si era concluso con un’ordinanza, firmata dalla giudice, di riqualificazione dell’imputazione in omicidio volontario.

Infine a Roma 21 agenti sono indagati per aver rubato, grazie alla complicità di una cassiera, 300 mila euro in merce dalla Coin vicino alla Stazione Termini. A far scattare le indagini, che riguardano in particolare nove poliziotti e dodici carabinieri, è stato un ammanco di 184mila euro emerso con l'inventario a febbraio del 2024, relativo all'anno precedente. A presentare la denuncia è stato il direttore della Coin di Termini. Al centro ci sarebbe una cassiera del negozio, la talpa interna. Avrebbe messo da parte capi scelti in anticipo, nascosto in un armadio vicino alla postazione – come raccontava Repubblica - Rimuoveva le placche antitaccheggio, tagliava etichette, preparava buste.

Secondo l'ipotesi quando arrivavano gli uomini in divisa si scansionava solo una parte degli articoli, si modificavano prezzi, si inserivano importi a mano sul registratore. A volte si stampava uno scontrino di cortesia di una vecchia vendita e lo si infilava nella busta per simulare un regolare acquisto. Altre volte si fingeva il pagamento elettronico. Di diverso parere l’avvocato di otto carabinieri, Andrea Falcetta: «Sono indagati da ieri per episodi, dei quali dimostreremo l'insussistenza, dal valore di poche decine di euro e non come alcuni hanno riferito per un giro da centinaia di migliaia di euro. Ma ad inizio procedimento per alcuni sono già colpevoli».