Caso minori
Famiglia nel bosco
Cinque post in pochi giorni, e una conseguenza che va ben oltre la polemica social: una richiesta formale di ricusazione in un procedimento che riguarda tre bambini. Nel caso della cosiddetta “famiglia nel bosco”, davanti al Tribunale per i minorenni dell’Aquila, finisce sotto i riflettori la psicologa Valentina Garrapetta, indicata come collaboratrice della Ctu Simona Ceccoli, incaricata delle perizie su Nathan, Catherine e i loro tre figli, ospiti in una casa famiglia di Vasto (Chieti) insieme alla madre.
Al centro del caso ci sono messaggi pubblicati sui social in più date di novembre: 23, 24, 26 e 30 (cinque post complessivi). Oggi quei contenuti vengono contestati dai consulenti di parte – lo psichiatra Tonino Cantelmi e la psicologa Martina Aiello – che presentano un’istanza di ricusazione.
Il nodo indicato è quello della neutralità e della terzietà: la percezione che, in una vicenda che incide sulla vita di tre minori allontanati il 20 novembre 2025, possa essersi insinuato un orientamento pregiudiziale.
Tra le frasi riportate nei post contestati: «La fiaba esotica della famiglia del bosco è finita così: con un casolare gratis, immerso nel verde, offerto come se fosse un premio a chi». E ancora: «Il tribunale e gli assistenti sociali stanno portando avanti da mesi un delicatissimo e prezioso compito, lasciateci lavorare in pace. Cialtroni».
Secondo quanto riportato, Cantelmi e Aiello non contestano solo le esternazioni pubbliche. Mettono in discussione anche la metodologia utilizzata nelle perizie, ritenendo i test scelti non adeguati a indagare pienamente le competenze genitoriali, basati su strumenti considerati superati e con un elevato margine di discrezionalità interpretativa. In particolare, l’attenzione si concentra sui test grafici.
Sulla vicenda intervengono anche i difensori della famiglia, gli avvocati Danila Solinas e Marco Femminella, richiamati nel testo come parte del fronte che contesta quanto emerso.
A spingere ulteriore attenzione istituzionale è l’intervento della garante per l’infanzia della Regione Abruzzo, Alessandra De Febis, che annuncia l’impegno a promuovere approfondimenti per chiarire i fatti. La garante richiama «con fermezza» la centralità del superiore interesse dei minori, che deve essere il riferimento esclusivo di ogni decisione e valutazione.
«Un fatto di estrema gravità, perché verrebbe meno in radice il requisito fondamentale dell’imparzialità», afferma De Febis. E aggiunge: «Un professionista che abbia già manifestato un orientamento pregiudiziale non può garantire quella necessaria serenità di giudizio indispensabile per valutare in modo obiettivo la condizione psicologica e fisica dei minori e del loro nucleo familiare». In procedimenti che incidono così profondamente sulla vita dei bambini, conclude, «non è ammissibile neppure il dubbio sulla neutralità di chi è chiamato a svolgere funzioni tecniche».