Corea del Sud
Yoon Suk Yeol
La vicenda che ha segnato la politica sudcoreana negli ultimi anni torna in tribunale con un nuovo capitolo. L’ex presidente Yoon Suk Yeol ha presentato ricorso contro la condanna all’ergastolo per la dichiarazione della legge marziale nel 2024. Ad annunciarlo sono i suoi avvocati, che in una nota motivano la scelta anche come un dovere “storico”.
«Riteniamo che sia nostra responsabilità segnalare chiaramente i problemi di questa decisione, non solo negli atti del tribunale, ma anche prima del giudizio della storia futura», scrive il team legale di Yoon. È il passaggio che fotografa la strategia: contestare la sentenza sul piano giudiziario e, insieme, sul piano politico e simbolico.
Giovedì scorso, secondo quanto riportato, il Tribunale distrettuale centrale di Seul ha condannato Yoon all’ergastolo per «aver guidato un’insurrezione» dichiarando improvvisamente la legge marziale il 3 dicembre 2024 e inviando l’esercito in Parlamento per ridurlo al silenzio.
Il leader conservatore aveva giustificato la misura richiamando vaghe minacce provenienti da «forze antistatali» affiliate alla Corea del Nord e sostenendo che il Parlamento, dominato dall’opposizione, stesse bloccando tutte le sue iniziative.
Nel testo si evidenzia che il regime civile sarebbe stato sospeso per sole sei ore, ma quel tentativo avrebbe comunque innescato una profonda crisi politica: proteste di massa, turbolenze nei mercati azionari e sorpresa tra i principali alleati militari di Seul, come gli Stati Uniti.
Dopo mesi di caos politico, viene ricordato, Yoon Suk Yeol è stato formalmente rimosso dall’incarico nell’aprile 2025 dalla Corte Costituzionale. In elezioni anticipate a giugno, i sudcoreani hanno poi eletto Lee Jae Myung, dell’opposizione di sinistra, come nuovo presidente.