Tragedia a Napoli
Il piccolo Domenico e la mamma
Le verifiche proseguono e si concentrano anche su carte e tracciati clinici. I Carabinieri del Nas continuano le attività sull’inchiesta relativa alla morte del piccolo Domenico, avvenuta sabato all’ospedale Monaldi di Napoli, dove il bimbo di due anni era stato sottoposto a un trapianto di cuore con un organo poi rivelatosi danneggiato. I militari sono tornati nella struttura partenopea nell’ambito dell’indagine della Procura di Napoli, all’indomani della notifica di avvisi di garanzia a sei operatori sanitari indagati e del contestuale sequestro dei loro telefoni cellulari.
Francesco Petruzzi, avvocato della famiglia, parla di una cartella clinica «incompleta» consegnata dall’ospedale. E indica un documento specifico che, secondo lui, non sarebbe presente: «Dalla cartellina clinica di Domenico che ci ha inviato il Monaldi manca il diario di perfusione, ossia il tracciato della circolazione extracorporea che dimostrerebbe il momento esatto in cui al bambino è stato tolto il suo cuore, prima di impiantare quello danneggiato».
Petruzzi annuncia che tornerà in Procura: «Domani mattina torno in procura per segnalare l’anomalia e chiedere a loro che acquisiscano questo documento, se già non l’hanno fatto». Il legale aggiunge un ulteriore elemento di criticità: «Le varie fasi sono descritte cronologicamente ma manca il minutaggio preciso, che sarebbe necessario per comprendere il succedersi degli eventi».
Il dolore per la perdita del figlio si intreccia con la richiesta di verità. Patrizia Mercolino, madre di Domenico, in un’intervista riportata nel testo, dice: «Finché non saprò la verità non posso» dire chi ha sbagliato. Ma aggiunge: «Qualcuno parlerà, deve parlare. Perché mio figlio adesso non c’è più e se n’è andato per colpa di qualcuno, anzi più di uno. Di questo sono certa».
Dall’ospedale arriva anche la testimonianza di Giovanni Bufalino, caposala della terapia intensiva della Uoc di Cardiochirurgia Pediatrica e delle Cardiopatie Congenite del Monaldi, che spiega: «Viviamo come un fallimento non aver restituito nelle braccia della mamma il bambino. È un grande dolore, ma credetemi: abbiamo fatto di tutto e anche di più per Mimì». E aggiunge un ricordo personale: «Era vivace, allegro. Ma era soprattutto il bambino che dovevamo restituire alla mamma e questo non è avvenuto nonostante tutti i nostri grandi sforzi».