Lutto e indagini
Il piccolo Domenico e la mamma
Domenico non ce l’ha fatta. Il bimbo di due anni e quattro mesi, arrivato al limite della sopravvivenza dopo il trapianto del 23 dicembre 2025, è morto questa mattina all’ospedale Monaldi di Napoli. A comunicarlo è l’Azienda Ospedaliera dei Colli: Domenico «è deceduto a seguito di un improvviso e irreversibile peggioramento delle condizioni cliniche». E conclude con un messaggio di vicinanza: «La Direzione Strategica, insieme a tutti i professionisti sanitari e non, esprime il più sentito cordoglio e si stringe con rispetto e commossa partecipazione alla famiglia in questo momento di immenso dolore».
Nel testo la tragedia viene collegata a un punto preciso: il trapianto effettuato con un cuore arrivato danneggiato, «a causa di un errore in fase di espianto». La vicenda, già segnata da giorni di attesa e apprensione, si chiude ora nel modo più drammatico, lasciando sullo sfondo la richiesta di chiarezza sulle responsabilità e sulle procedure seguite.
Sulla storia interviene anche il professor Igor Vendramin, direttore della Cardiochirurgia di Udine, che parla di una vicenda che ha «sconvolto» la rete trapiantologica «soprattutto per gli errori nella preservazione dell’organo, veramente inconcepibili». Ma chiede di abbassare il volume della narrazione pubblica: «Basta però con questo clamore mediatico che crea solo confusione», invocando rispetto per tutti i coinvolti, «compresi i genitori del bimbo donatore, il cui sacrificio è stato vanificato da questi incredibili errori».
Vendramin ricorda anche che l’esito di un trapianto cardiaco, soprattutto in condizioni critiche, può avere margini di rischio importanti: «Un trapianto cardiaco… può avere una mortalità del 7-10%. E un organo impiantato può non ripartire, non funzionare. Succede». Sulla scelta di procedere con la cardiectomia senza attendere certezza di funzionalità del nuovo organo, aggiunge che «succede anche questo» per accelerare i tempi, dato che «è cruciale il tempo di ischemia», pur osservando che potrebbe essere stato imprudente senza conoscere tutti i dettagli clinici.
Il punto che definisce «clamoroso» resta però uno: «L’errore… è aver conservato il cuore nuovo con il ghiaccio secco. È inimmaginabile… in tanti anni di trapianti non lo avevo mai sentito prima». E si domanda: «Il ghiaccio secco non c’è in sala operatoria… dove lo hanno preso?». Da lì, nella sua lettura, il chirurgo si sarebbe trovato davanti «un organo congelato» e avrebbe tentato di scongelarlo e reimpiantarlo, in una situazione senza precedenti e con scelte limitate.
Anche l’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Napoli e provincia esprime «il più profondo cordoglio» e si stringe alla famiglia, rivolgendo un pensiero di vicinanza anche alla comunità sanitaria dell’Ospedale dei Colli: «La perdita di una giovane vita rappresenta una ferita profonda per l’intera comunità sanitaria e civile», si legge, con un sostegno ai colleghi che «continuano ogni giorno a operare al servizio dei pazienti e delle loro famiglie».
La morte di Domenico genera una catena di messaggi pubblici.
Matteo Salvini scrive: «Un abbraccio fortissimo da tutti i papà e da tutte le mamme d’Italia piccolo Domenico». Antonio Tajani affida a un post una preghiera e un pensiero alla madre: «Il coraggio della sua mamma, Patrizia, sia d’esempio a tutti noi».
Roberto Fico, presidente della Regione Campania, esprime cordoglio a nome della Giunta e vicinanza ai genitori. Il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi parla di «dolore fortissimo» della città e scrive che il Comune è pronto a garantire «ogni forma di sostegno». Il presidente del Senato Ignazio La Russa invia il cordoglio dell’istituzione, mentre il ministro della Salute Orazio Schillaci parla di un dolore che non trova parole e ribadisce «vicinanza umana e istituzionale» alla famiglia.
Raffaella Paita definisce la storia «un caso di malasanità vergognoso che non può restare impunito» e chiede che il ministro della Salute riferisca in Parlamento per chiarire i contorni della vicenda.
La premier Giorgia Meloni scrive che «l’Italia intera si stringe nel dolore» e assicura: «Sono certa che le autorità competenti faranno piena luce su questa terribile vicenda».
Tra i passaggi più forti del testo ci sono le parole della madre, Patrizia Mercolino, che racconta le ultime ore: «Mi hanno chiamata stanotte, verso le 4… l’Ecmo stava iniziando a rallentare. Sono rimasta fino all’ultimo… fino a quando si è dovuta spegnere la macchina. Ed è finita».
Poi annuncia una decisione: «Lunedì andrò a firmare dal notaio per fare una fondazione a nome di Domenico… voglio farlo perché Domenico non sia dimenticato e per aiutare altri bambini». E ribadisce: «Lotterò per tenere sempre vivo il ricordo di Domenico». E ancora: «Faremo giustizia - rimarca la donna - io chiedo verità».
Mercolino denuncia anche «tentativi di truffa» per raccolte fondi a nome del figlio: «Stanno facendo truffe. Non ascoltateli… Io insieme al mio avvocato… daremo notizie su questa fondazione». L’avvocato Francesco Petruzzi spiega che la famiglia vuole costituire un comitato raccolta fondi legato alla fondazione, anche per impedire che le truffe “prendano piede”.