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Una sagoma scura emerge dai flutti biancheggianti di schiuma che la depositano, inerme, sulla battigia della spiaggia di Tropea. È il cadavere di una persona migrante. Altri corpi vengono riconsegnati dal mare sul litorale calabrese nel cosentino e nel vibonese. Sono alcune delle immagini già raccontate su queste colonne da Simona Musco che mostrano la realtà, squarciando il velo della propaganda che rivendica di aver fermato sbarchi e partenze dei migranti provenienti dal Nord Africa e diretti in Italia.
La ong Refugees in Libya aveva lanciato l’allarme, ripreso da Mediterranea, parlando di circa 380 dispersi in mare il 24 gennaio, negli stessi giorni in cui il ciclone Harry sferzava le coste italiane. «Secondo le informazioni trasmesse attraverso i canali marittimi ufficiali, almeno 380 persone risultano disperse in mare al 24 gennaio – si legge nel comunicato della ong - disperse per un massimo di dieci giorni dopo la partenza da Sfax, sulla costa orientale della Tunisia. Questa cifra proviene da un unico dispaccio di allerta di ricerca e salvataggio (SAR) emesso a “Tutte le navi nell'area” e trasmesso tramite la rete Inmarsat dalla Guardia Costiera italiana MRCC. La spedizione ha raggruppato otto casi SAR separati, corrispondenti a otto navi partite da Sfax tra il 14 e il 21 gennaio 2026 – prosegue la nota -Queste partenze sono coincise con il periodo in cui il Mediterraneo centrale, compresa la rotta da Sfax verso Lampedusa, stava vivendo condizioni marittime estreme: onde che superavano i sette metri e raffiche di vento che superavano i 54 nodi (105 km/h), causate dal ciclone Harry».
Negli stessi giorni sono emersi dei filmati che documentano il salvataggio di Ramadan Konte, cittadino della Sierra Leone, sopravvissuto a un naufragio nel Mediterraneo centrale. Konte è partito da Sfax a bordo di una barca che trasportava circa 50 persone di diverse nazionalità. Durante il viaggio la barca è stata capovolta dalle onde e Konte è riuscito a sopravvivere restando aggrappato al relitto del barcone per più di 24 ore, prima di essere avvistato da una nave mercantile a est della Tunisia. Durante il salvataggio le acque tutto intorno erano puntellate di corpi senza vita, tenuti a galla dai giubbotti salvagente, risultati inutili nella furia della tempesta. Nel naufragio Konte ha perso suo fratello, la moglie di suo fratello e suo nipote.
Konte ha raccontato che i barconi che hanno lasciato Sfax in quei giorni si trovavano in condizioni disperate, con poche o nessuna possibilità di sopravvivenza e senza alcun intervento attivo di soccorso. Altre testimonianze raccolte da Refugees in Libya tra i membri delle comunità presenti in Tunisia che dipingono un quadro ben più ampio e allarmante. Secondo quanto riportato dai testimoni, che avrebbero dovuto prendere il mare ma sono stati costretti ad aspettare per mancanza di denaro, a partire dal 15 gennaio l’esercito tunisino ha iniziato a premere sugli accampamenti di migranti che si trovavano negli uliveti intorno alla città portuale di Sfax, compiendo violenze e rastrellamenti. Alla pressione esercitata dai militari tunisini è coinciso un allentamento dei controlli delle spiagge che ha permesso a diversi convogli di partire dalla costa.
Le testimonianze parlano di un trafficante, conosciuto come Mohamed “Mauritania”, che avrebbe fatto partire da solo almeno 5 imbarcazioni, ciascuna con a bordo tra le 50 e le 55 persone, delle 24 partite in quei giorni, di cui solo una ha raggiunto Lampedusa mentre un’altra è tornata a Sfax. Le altre 22 sono scomparse, insieme alle circa mille (stimate) persone a bordo, inghiottite dal mare durante una delle più letali tempeste registrate negli ultimi anni.
Dopo la crisi migratoria determinata dal collasso della Siria di Assad e dalle primavere arabe nei primi anni ’10 del nuovo millennio, e dopo il picco registrato tra il 2015 e il 2016 quando si contarono rispettivamente 153.842 e 181.436 arrivi, i flussi migratori si sono via via stabilizzati nel corso del tempo e oggi le rotte più utilizzate per raggiungere l’Italia sono quella mediterranea e quella balcanica. I dati forniti dall’UNHCR, l’agenzia dell’Onu per i rifugiati, indicano una sensibile diminuzione degli ingressi lo scorso anno dopo il nuovo picco registrato al termine dell’emergenza covid dal 2021. Nel 2025 ci sono stati 66.316 arrivi e circa (ca.) 1.126 morti o dispersi; nel 2024 66.617 arrivi e ca. 1.862 morti o dispersi; nel 2023 157.651 arrivi e ca. 1.908 morti o dispersi; nel 2022 105.131 arrivi e ca. 1.453 morti o dispersi.
Come denotano i numeri appena riportati la diminuzione degli sbarchi non è stata seguita da una riduzione delle morti in mare, anzi negli ultimi due anni è aumentato l’indice di mortalità di chi prova a raggiungere le nostre coste.
«Non si possono fare statistiche su mesi invernali come gennaio e febbraio – spiega l’avvocato Guido Vassallo – è un periodo difficile per fare statistiche in quanto l’andamento metereologico incide molto sul dato delle partenze. Basti pensare alla mancanza di perturbazioni che ha caratterizzato il periodo invernale dello scorso anno, mentre quest’anno c’è stato il ciclone Harry che ha danneggiato in modo notevole le nostre coste. È comunque smentita la tesi che riducendo il numero di arrivi cali anche il numero delle vittime. Smentita, purtroppo, non sulla base di dati relativi a un periodo di due mesi ma da elementi raccolti dal 2023 che, analizzati su base annuale e non mensile, mostrano un aumento delle vittime rispetto al calo degli arrivi.
Inoltre il Cruscotto statistico riporta solo il numero degli arrivi e non quello dei morti. Quando si parla di morti però bisogna essere molto attenti, purtroppo sono dati molto incerti derivando da testimonianze di sopravvissuti che possono anche non esser molto precise sul numero delle persone presenti sulle imbarcazioni su imbarcazione o mancano proprio i sopravvissuti. Un altro elemento è che anche se le statistiche del Viminale non indicano arrivi dalla Tunisia le testimonianze dei pochissimi sopravvissuti fanno capire che le partenze sono riprese dalla Tunisia per la situazione in cui versano nel Paese i migranti subsahariani. Il governo di Saied ha infatti un’impostazione nazionalista e segregazionista nei confronti dei migranti in transito. C’è poi la necessità per la Tunisia di spendere bene i soldi che riceve dall’Europa nell’ambito del Memorandum stipulato dall’Unione Europea nel 2023 con la supervisione della presidente del Consiglio».
I dati dell’UNHCR, aggiornati al 15 febbraio, per il 2026 indicano 2.018 arrivi via mare e ca 55 morti, numero a cui bisogna aggiungere coloro che risultano dispersi nei giorni del ciclone Harry. E siamo solo all’inizio.