Martedì 17 Febbraio 2026

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Corpi lungo le coste: altro che calo degli sbarchi, il Mediterraneo è un cimitero

Decine di cadaveri sono affiorati nell’ultima settimana sulle spiagge della Calabria e della Sicilia. L'allarme di Mediterranea Saving Humans: potrebbe essere il più grande naufragio mai registrato

17 Febbraio 2026, 18:05

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Corpi lungo le coste: altro che calo degli sbarchi, il Mediterraneo è un cimitero

Prima un corpo. Poi un altro. Poi tre, cinque, ancora. Restituiti dal mare uno dopo l’altro, come un rosario laico che si srotola lungo le coste italiane. Decine di cadaveri sono affiorati nell’ultima settimana sulle spiagge della Calabria e della Sicilia. Alcuni indossano ancora il giubbotto salvagente, altri sono stati spogliati dall’acqua e dal tempo. Tutti irriconoscibili. Tutti parte di un cimitero a cielo aperto che racconta una tragedia annunciata.

Quella che i corpi stanno consegnando alla cronaca potrebbe essere la storia del più grande naufragio mai registrato nel Mediterraneo. Gli ultimi ritrovamenti sono avvenuti oggi a Tropea, in Calabria. Al largo de Le Roccette, alcuni studenti di un istituto scolastico hanno scorto una sagoma tra le onde. Un altro si è arenato poco dopo sulla spiaggia. Poche ore prima, un altro corpo in avanzato stato di decomposizione era stato avvistato a Paola. In Calabria i cadaveri recuperati in pochi giorni sono cinque, ma il numero cresce se si aggiungono quelli rinvenuti in Sicilia. La conta, però, potrebbe essere molto più alta.

A lanciare l’allarme, nelle scorse settimane, è stata Laura Marmorale, presidente dell’organizzazione umanitaria Mediterranea Saving Humans: «Si stanno delineando i contorni della più grande tragedia degli ultimi anni lungo le rotte del Mediterraneo centrale e i governi di Italia e Malta tacciono e non muovono un dito». Secondo quanto denunciato, delle otto imbarcazioni segnalate tramite dispacci Inmarsat dal Centro di coordinamento del soccorso marittimo di Roma - e rese note dal giornalista Sergio Scandura - nessuna sarebbe stata localizzata. Nessun salvataggio risulta comunicato. Le partenze sarebbero coincise con il passaggio del ciclone Harry, che ha colpito le coste di Sicilia, Calabria e Sardegna con raffiche oltre i 54 nodi e onde superiori ai sette metri. Un mare capace di inghiottire barche fragili e sovraccariche, e che ora restituisce soltanto i corpi. È un bollettino che somiglia a quello di una guerra silenziosa. E stride con l’esultanza social di pochi giorni fa di Giovanni Donzelli, deputato di Fratelli d’Italia, che l’11 febbraio rivendicava il calo degli sbarchi: «Con il governo Meloni gli sbarchi continuano a diminuire».

I dati del ministero dell’Interno, dal primo gennaio all’11 febbraio 2026, parlano di 1.938 migranti arrivati contro i 4.402 dello stesso periodo del 2025. «Nel solo mese di gennaio 2026 gli sbarchi sono crollati del 58%», ha sottolineato. I numeri, però, raccontano solo una parte della storia. Registrano chi arriva. Non chi scompare. Perché quelli che entrano nelle statistiche sono i vivi. I morti, invece, tornano a riva senza nome e senza cifra.