I presidenti dell'ordine degli avvocati di Vaud, Vallese e Ginevra condannano con la più grande fermezza gli attacchi verbali e fisici, così come le minacce contro gli avvocati della difesa nel quadro del procedimento sulla tragedia di Capodanno a Crans-Montana.
Ieri infatti si è verificato un parapiglia tra alcuni familiari delle vittime del rogo ei coniugi Moretti, accompagnati dai propri avvocati e dalla polizia, pochi minuti prima dell'inizio dell'interrogatorio di Jessica, davanti all'aula universitaria in cui si svolgeva l'audizione. In una nota riportata dall'agenzia di stampa svizzera Ats, i presidenti dei tre ordini aggiungono che questi atteggiamenti "compromettono la loro integrità, indeboliscono l'istituzione giudiziaria e mettono a pentimento il diritto fondamentale alla difesa".
Ricordano inoltre che i legali "non devono essere assimilati alla causa dei loro clienti e devono essere protetti quando sono minacciati nell'esercizio del loro mandato". Il clima venutosi a creare attorno al caso, segnato da una mediatizzazione particolarmente intensa, secondo i tre presidenti contribuisce ad tensione alimentare. Nella nota si ricorda che gli avvocati sono tenuti ai doveri di esemplarità e dignità, in particolare nelle prese di posizione pubbliche e che la loro missione si svolge principalmente nei tribunali e non sui media. È indispensabile - concludono - che tale procedura si svolga in un clima sereno, nel rispetto delle vittime, dei loro cari e dei diritti di tutte le parti. "Solo così la giustizia potrà adempiere pienamente la sua missione".
La vicenda era degenerata giovedì mattina quando, al loro arrivo al campus universitario per l'interrogatorio di Jessica, si è scatenato un drammatico e inaspettato parapiglia con urla e accuse, a favore di telecamere. Una giornata nera per i due indagati nell'inchiesta sulla strage di Capodanno, con 41 morti e 115 feriti, in cui Jessica ha dovuto ammettere davanti agli inquirenti alcune falle della sicurezza del discobar, tra cui quella sulle prove di evacuazione: "non sono mai state fatte perché nessuno ci ha mai detto che dovevamo farle", si è giustificata.