Tensioni artiche
Groenlandia
La Groenlandia torna al centro della scena internazionale e lo fa come possibile detonatore di una crisi geopolitica senza precedenti. Le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sull’ipotesi di un’annessione dell’isola artica hanno allarmato alleati europei e rafforzato le preoccupazioni di Mosca, mentre la Nato intensifica la propria presenza militare nel Nord.
A lanciare l’allarme è stato l’ex ministro degli Esteri tedesco ed ex vice cancelliere Sigmar Gabriel, secondo il quale un’eventuale forzatura americana sulla Groenlandia avrebbe conseguenze devastanti. «Immaginate se andasse davvero fino in fondo: sarebbe la fine della Nato e metterebbe drammaticamente a repentaglio la nostra sicurezza nei confronti della Russia», ha avvertito Gabriel, chiedendo che la questione venga affrontata «seriamente», anche attraverso un rafforzamento coordinato della sicurezza Nato nell’Artico.
Il clima è emerso con chiarezza nei colloqui di Washington tra Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia. Un diplomatico europeo, citato dal quotidiano Politico, ha sintetizzato così il contesto: «Vance ci odia», riferendosi al vicepresidente statunitense J.D. Vance. Nonostante toni duri, l’incontro non si è trasformato in uno scontro aperto e le parti hanno deciso di proseguire il dialogo, affidando a un gruppo di lavoro di alto livello il compito di valutare un possibile compromesso.
Secondo fonti diplomatiche, il principale ostacolo resta il «profondo risentimento» attribuito a Vance nei confronti dell’Unione europea, un fattore che renderebbe più complesso qualsiasi accordo sul futuro dell’isola.
A osservare con crescente preoccupazione l’evoluzione della situazione è anche la Russia. L’ambasciata russa a Bruxelles ha parlato di una «militarizzazione accelerata del Nord», accusando la Nato di rafforzare la propria presenza in Groenlandia con il «pretesto immaginario» di una minaccia russa o cinese. «La situazione che si sta sviluppando alle alte latitudini è motivo di seria preoccupazione per noi», si legge nella nota diffusa dalla rappresentanza diplomatica.
Intanto, sul piano operativo, l’Europa muove i primi passi. L’emittente Bfmtv ha confermato l’arrivo in Groenlandia dei primi 15 militari francesi nell’ambito della missione europea “Arctic Endurance”, alla quale partecipano anche contingenti tedeschi, svedesi e nordici. L’iniziativa, richiesta dalla Danimarca, mira a rafforzare le capacità di sorveglianza e ricognizione nella regione artica.
Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato che altri militari seguiranno nei prossimi giorni, mentre a Parigi è stato convocato un Consiglio di Difesa straordinario dedicato proprio a Groenlandia e Iran.
Nonostante le rassicurazioni sul dialogo, Trump continua a ribadire che gli Stati Uniti «hanno bisogno della Groenlandia» per ragioni di sicurezza strategica, sostenendo che senza un controllo americano l’isola potrebbe diventare terreno di influenza per Russia e Cina. Una posizione che la Danimarca respinge con fermezza. Il ministro degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen ha parlato di un «disaccordo fondamentale», definendo «totalmente inaccettabili» idee che mettano in discussione l’integrità territoriale del Regno e il diritto all’autodeterminazione del popolo groenlandese.
In un Artico sempre più centrale per le rotte marittime e le risorse naturali, la Groenlandia rischia così di trasformarsi nel nuovo epicentro di una competizione globale, dove sicurezza, alleanze e ambizioni geopolitiche si intrecciano in modo sempre più pericoloso.