DMITRI MEDVEDEV
Il rovesciamento del presidente venezuelano Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti «non ha nulla a che fare con la droga», ma sarebbe motivato esclusivamente da interessi legati al petrolio. È l’accusa lanciata dal vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Dmitrij Medvedev, che sui social ha commentato duramente l’operazione militare statunitense condotta in Venezuela.
Secondo Medvedev, l’amministrazione guidata da Donald Trump «è dura e cinica nel promuovere gli interessi del proprio Paese» e la caduta di Maduro «non ha nulla a che vedere con il narcotraffico, ma solo con il petrolio, e lo ammettono apertamente». L’ex presidente russo ha poi richiamato il principio della lex fortissimum, il governo del più forte, osservando che «è ovviamente più forte della giustizia ordinaria», ma mettendo in dubbio la possibilità per Washington di «governare il Venezuela da remoto».
Le dichiarazioni di Medvedev si inseriscono in un contesto di tensioni internazionali sempre più marcate, in cui il controllo delle risorse energetiche dell’America Latina torna al centro del confronto tra grandi potenze, sullo sfondo del conflitto in Ucraina e della competizione globale tra Stati Uniti, Russia e Cina.
Da Washington, intanto, arriva una smentita netta a qualsiasi ipotesi di scambio geopolitico con Mosca. Il senatore repubblicano Tom Cotton, presidente del Comitato ristretto del Senato sull’intelligence, ha escluso che l’operazione in Venezuela implichi un accordo con la Russia in base al quale Mosca rinuncerebbe al sostegno a Caracas in cambio di un disimpegno americano dall’Ucraina.
Intervistato dal programma Face the Nation, Cotton ha affermato che «la Russia non ha bisogno di alcun pretesto» per le proprie azioni, ricordando che «ha invaso l’Ucraina due volte negli ultimi 11 anni». Secondo il senatore, non esiste «alcuna implicazione di questo tipo» e l’operazione statunitense è stata condotta «da soli, senza coordinamento o cooperazione con altri Paesi», con l’obiettivo dichiarato di «fermare il narcotraffico» e impedire al Venezuela di rafforzare i legami con Russia, Cina, Cuba e Iran.