Tensione mondiale
Veicoli blindati della Guardia Nazionale a Caracas
Negli attacchi condotti dagli Stati Uniti in Venezuela «sono stati uccisi civili innocenti». Lo ha dichiarato il procuratore generale venezuelano Tarek William Saab, intervenendo sull’emittente statale Vtv. Saab ha rilanciato la richiesta già avanzata dalla vicepresidente Delcy Rodríguez, esigendo dagli Stati Uniti prove che Nicolás Maduro e la moglie Cilia Flores siano vivi. «Ritengo il governo degli Stati Uniti direttamente responsabile di qualunque cosa possa accadere al nostro presidente», ha affermato, invitando la popolazione a manifestare «con calma» contro quelle che ha definito «massicce violazioni dei diritti umani».
Di segno opposto la posizione di Washington. Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance ha scritto sui social che il presidente Donald Trump avrebbe offerto a Maduro «molteplici vie d’uscita», ribadendo che «il traffico di droga deve fermarsi e il petrolio rubato deve essere restituito». Vance ha respinto le accuse di illegalità dell’operazione, ricordando le incriminazioni per narcoterrorismo pendenti negli Usa e lodando «l’operazione impressionante» delle forze speciali americane.
In queste ore circola sui social una foto non confermata che mostrerebbe Maduro tra due militari statunitensi, con un aereo militare sullo sfondo. Per alcuni utenti si tratterebbe di un falso, ma se autentica l’immagine rappresenterebbe la prima prova visiva che il presidente venezuelano è vivo, come richiesto dal governo di Caracas. Secondo fonti americane, Maduro sarebbe in trasferimento verso New York, dove – ha spiegato la procuratrice generale Pam Bondi – affronterà la giustizia nei tribunali federali.
Sul piano internazionale le reazioni sono fortemente divergenti. Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha condannato l’operazione Usa definendola «inaccettabile» e un «precedente pericoloso» per il diritto internazionale. Anche il Messico ha respinto l’azione militare statunitense, avvertendo che mette a rischio la stabilità regionale.
Di segno opposto la posizione dell’Argentina: il governo di Javier Milei ha espresso apprezzamento per la «decisione e determinazione» di Trump contro quello che Buenos Aires definisce il “dittatore” Maduro, auspicando una transizione democratica guidata dal presidente eletto Edmundo González Urrutia e sostenuta dall’attivista María Corina Machado.